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di Ilenia Pistolesi


La Nazione, 9 marzo 2021

 

Altri 28 positivi fra i detenuti, agenti ospitati in isolamento in foresteria in attesa dell'esito dei tamponi. Esami a tappeto in tutta la struttura. I numeri sono magma esplosivo e inchiodano una fotografia che diventa ogni ora sempre più allarmante: 50 detenuti del Maschio positivi al Covid, 28 tamponi positivi in più che hanno dato verdetto nefasto fra domenica scorsa e ieri.

Deflagra pericolosamente la pandemia di cella in cella e la situazione al momento è un quadro turbolento e in continuo divenire, con la pesante minaccia di una crescita della curva dei contagi in attesa che venga ricostruita l'intera filiera di infezione. Insomma, l'ora è cruciale per capire quanto il focolaio carcerario possa allargarsi a macchia d'olio non solo nella struttura penitenziaria, mentre si assiste ad una spasmodica corsa contro il tempo per sottoporre a tampone il maggior numero di persone possibile, ossia oltre 270 soggetti.

Parliamo di un'indagine epidemiologica massiccia in corso in queste ore condotta attraverso tamponi a tappeto, e che sta riguardando anche quaranta insegnanti che gravitano non solo nelle scuole carcerarie ma anche nelle galassie scolastiche esterne (i primi quindici tamponi risultano negativi) e il personale della polizia penitenziaria, una settantina di agenti in tutto, alcuni dei quali già allontanati dai propri contatti stretti (i familiari) e ospitati temporaneamente alla Foresteria in attesa dell'esito dei tamponi.

Stando i numeri del Dap (dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) la popolazione carceraria al 31 gennaio 2021 era di 176 detenuti, ma attualmente i numeri scendono fino a 150 galeotti ospiti fra le mura possenti del Maschio. Le misure adottate fino ad ora riguardano lo stop alle uscite dei galeotti in semi libertà, l'isolamento nelle celle e, come detto, la campagna di screening che riguarda tutto il mondo professionale che orbita attorno al Maschio.

Una struttura carceraria in cui, per un anno esatto, il virus non aveva fatto il suo sporco gioco: i tamponi effettuati a cadenza mensile avevano sempre dato esito negativo, inclusi gli ultimi accertamenti risalenti a meno di un mese fa. Come il virus sia riuscito a farsi strada in carcere è affare lapalissiano, perché il Covid si è insinuato dall'esterno e si è poi propagato minacciosamente infettando una cinquantina di detenuti.

Da quanto appreso, parliamo di persone che sono asintomatiche o che stanno manifestando sintomi lievi al coronavirus. Per inciso, i detenuti non sono più andati in permesso per quasi un anno, sono stati sospesi i colloqui con i familiari dall'esplosione della pandemia ed i pochi galeotti che hanno familiari in Toscana al loro rientro in carcere hanno effettuato un periodo di isolamento di due settimane e poi sono stati sottoposti a tampone.