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di Viviana Lanza

Il Riformista, 23 aprile 2022

Tra meno di un anno si dovrebbe tornare al voto per le politiche. Il momento delle elezioni è sempre un momento particolarmente delicato quando si riferisce al diritto di voto per chi si trova recluso in carcere. Il tema riapre un antico dibattito, quello sull’interdizione dai pubblici uffici come pena accessoria. Partendo infatti dal presupposto che i diritti civili e politici sono diritti universali e che il diritto al voto sia uno di questi, escludere chi è in esecuzione penale, talvolta anche a distanza di diversi anni dal proprio fine pena, può rappresentare una preclusione all’esercizio di un diritto fondamentale che non trova giustificazioni.

Proprio Antigone è stata tra i promotori di una proposta di legge per eliminare dall’elenco delle pene accessorie la privazione del diritto di elettorato attivo. Anche perché, vietare a una persona l’esercizio di un diritto fondamentale non sembra allinearsi con la finalità rieducativa e riabilitativa della pena. La questione poi si allarga se si considera chi è in carcere, senza una condanna all’interdizione e quindi con la possibilità di esercitare il proprio diritto all’elettorato attivo. In questi casi il problema si pone sotto altre prospettive, perché non è sempre semplice garantire l’esercizio del diritto di voto al detenuto coniugandolo con la gestione del detenuto stesso in quanto tale, con tutte le restrizioni e le limitazioni che lo status di recluso comporta. Il discorso è antico ma la questione nuova la pone l’associazione Antigone lanciando una proposta. In sintesi, seguire in Italia l’esempio francese. Quale? Quello del voto via posta.

In Francia, in questo periodo, si sta votando per il nuovo presidente della Repubblica. Domenica prossima si terrà il secondo turno delle elezioni. Al primo turno hanno votato circa 10mila detenuti, pari a circa il 15% dei reclusi. Questa ampia affluenza alle urne è stata possibile grazie alla novità del voto via posta. “Una novità - spiegano dall’associazione Antigone - che ha sostituito le precedenti modalità per procura o attraverso la richiesta di uno specifico permesso e che ha incentivato la partecipazione (in passato a votare solo il 2% dei detenuti)”. Di qui la proposta: “Anche in Italia bisognerebbe trovare modalità per incentivare e garantire il diritto al voto delle persone detenute. E sarebbe utile se si riuscisse a farlo per le elezioni politiche del 2023”.