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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 28 agosto 2025

Il segretario di Area democratica per la giustizia: “Noi schierati? Ma se ci sono anche indagini sul centrosinistra”. “Finiscono le ferie e ricomincia la campagna contro la magistratura. I giudici italiani non si intromettono nelle scelte governative ma si limitano a fare il loro dovere: garantire i diritti di tutti gli essere umani, così come sanciti dalle leggi italiane e da quelle internazionali che il nostro paese riconosce. Affermare il contrario non fa il bene delle istituzioni della Repubblica”. È pressoché istantanea la reazione di Giovanni Zaccaro, giudice della Corte d’appello di Roma e segretario di Area democratica per la giustizia, all’attacco di Giorgia Meloni dal palco del meeting di Rimini. “Andremo avanti con la riforma della giustizia - ha detto la premier raccogliendo applausi dal pubblico di Comunione e liberazione - nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al parlamento e alla volontà popolare”.

Zaccaro, in pratica Meloni ha rispolverato un grande classico. Dice che le toghe fanno politica...

Da decenni lo dicono tutti quelli che sono al governo. Eppure le cronache dimostrano che le indagini riguardano anche politici di centrosinistra. Temo che sia la solita provocazione per distrarre i cittadini italiani dai pericoli della riforma Nordio.

Fondare un comitato referendario per il no alla riforma, come ha fatto l’Anm, però si può anche leggere come un atto di natura politica, non crede?

La Costituzione repubblicana è nata dalla resistenza contro il nazifascismo, riassume tutte le anime democratiche repubblicane, è un bene comune degli italiani. Abbiamo partecipato ai comitati referendari contro la riforma costituzionale di Renzi nel 2016 e adesso, a maggior ragione, sentiamo il dovere di tutelare l’assetto costituzionale che tutela l’indipendenza della magistratura, anche di quella inquirente. Non è una battaglia corporativa, non significa schierarsi politicamente, è un modo per garantire i diritti e le garanzie dei cittadini, soprattutto i più deboli.

Forse la premier se la prende con voi giudici perché, almeno sui temi della giustizia, le forze politiche dell’opposizione non hanno ancora trovato un modo per farsi sentire davvero?

A me pare che questo non sia un tema solo italiano. Ovunque chi vince le elezioni vuole governare senza limiti e controlli e per questo cerca di annichilire gli organi di garanzia, come la magistratura, gli intellettuali scomodi, la stampa critica. Ed invece la democrazia funziona al contrario, infatti si fonda sul contrappeso reciproco dei poteri dello Stato.

Chi vince le elezioni ha tutto il diritto di decidere le politiche migratorie, ma le sentenze italiane ed europee riguardano i diritti fondamentali di chi cerca protezione...

L’attacco di Meloni intreccia giustizia e immigrazione. Ha parlato di giudici e burocrati che vogliono mettersi contro l’autoproclamata volontà del governo “di garantire la sicurezza dei cittadini, di combattere gli schiavisti del terzo millennio e di salvare vite umane”.

Si riferisce evidentemente alla gran mole di provvedimenti sfavorevoli accumulati negli ultimi tempi sia in Italia sia in Europa…

Il tema delle migrazioni è un paradigma dei rapporti fra governi che vincono le elezioni ed istituzioni di garanzia. Da decenni, in tutto il mondo, si instilla la paura verso il migrante e così si vincono le elezioni. È ovviamente legittimo che chi vince le elezioni decida le politiche migratorie, ma i provvedimenti dei giudici italiani ed europei riguardano i diritti fondamentali di chi cerca protezione e non le politiche migratorie. Sarebbero piani da tenere distinti, ma molti esponenti della maggioranza e molti giornali creano confusione con lo scopo palese di additare la magistratura come nemica del popolo. In questo modo pensano di preparare il terreno al referendum sulla pessima riforma Nordio.

Teme che la polemica contro la magistratura salirà ancora di tono man mano che si avvicina il referendum?

La virulenza delle polemiche è proporzionale all’inutilità e alla pericolosità della riforma Nordio. Temo che il dibattito assuma un tono eccessivo e divenga un giudizio sul governo in carica. Invece dobbiamo solo decidere se vogliamo che i magistrati inquirenti siano più o meno liberi. Io, anche viste la storia del nostro paese, lascerei le cose come le hanno pensate i padri costituenti e dunque voterò no al referendum costituzionale.