sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Lorenzo Giarelli

Il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2022

“Non nutro nessuna fiducia: la pace non è mai stata la dimensione dei potenti”. Il pessimismo del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky non avrà certo rincuorato Giuseppe Conte e i tanti 5stelle seduti di fronte a lui giovedì sera, durante la prima lezione della Scuola di formazione politica lanciata dal Movimento.

Un incontro di un’ora e mezza sul tema “Etica e politica” in cui si alternano le voci di Zagrebelsky e del teologo Vito Mancuso. E se Mancuso si mantiene su un terreno più filosofico, il presidente emerito della Consulta fa invece chiari riferimenti alla guerra in corso in Ucraina, ammettendo di essere molto preoccupato dalla mancanza di un tavolo diplomatico e dallo scarso peso dell’Unione europea: “La guerra è la dimensione dei governanti. Gli umili, le masse, i senza potere non sono per la guerra, ma per la pace. Bisogna distinguere le cose che sono nei desideri di chi sta in alto da quelle che sono nei desideri di chi sta in basso. E la guerra è l’esempio più chiaro di questa distinzione, perché è voluta dai governanti e temuta dagli inermi”. Eppure il compito della politica sarebbe tutt’altro: “La ricerca della pace è la più politica delle attività politiche. In questo momento la politica dovrebbe mobilitare gli inermi a favore della pace. Non aspettiamoci niente di buono che arrivi in maniera spontanea dai potenti”.

Secondo Zagrebelsky, l’Ue dovrebbe tener fede al suo ruolo indipendente tra gli Stati Uniti e le altre grandi potenze: “Deve essere terza. Ha senso solo nell’ambito di una differenziazione, solo se non si adegua e non si subordina a nessuno dei poli in campo. Deve avere la capacità di costruire una politica propria e di non essere al seguito degli Stati uniti. Altrimenti a cosa serve? Basterebbe avere degli ambasciatori Usa a darci le direttive”.

Il contributo di Mancuso è invece una bussola valoriale. Un’elencazione di buoni principi per avvicinarsi alla migliore versione della relazione tra etica, appunto, e politica. A partire da un concetto: “Il rapporto tra etica e politica dipende dalla concezione di politica, non da quella di etica. Ognuno di noi sa bene che cos’è l’etica, che ha come oggetto il bene. Ci sono invece due concezioni della politica: individuazione e servizio del bene comune, e allora l’etica è organica a questa interpretazione, oppure la politica come ottenimento e gestione del potere, e allora l’etica non è necessariamente contemplata”. E di certo non basta l’etica a rendere qualcuno un buon politico, ma il suo ruolo non può essere sottovalutato: “Occorrono competenza, passione. Ma per me l’etica rimane un elemento essenziale”.