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di Sara Scarafia

La Repubblica, 24 dicembre 2025

Il presidente Sergio Mattarella ha firmato lunedì cinque nuovi decreti: dall’inizio del suo secondo mandato è arrivato a quota 32. “Se la legge non fa giustizia, resta la giustizia come istanza superiore. Senza, il diritto è un abuso. La grazia in questo caso non è solo un atto di benevolenza, ma un supplementum iustitiae”. Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky aveva già preso posizione sul caso di Alaa Faraj, trentenne, studente di ingegneria, che due giorni fa ha ricevuto la grazia parziale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Accusato di essere uno degli scafisti della traversata dell’agosto del 2015 durante la quale morirono 49 persone soffocate dentro la stiva, Faraj è stato condannato a trent’anni e ne ha già scontati dieci. Ma le prove a suo carico erano deboli. Zagrebelsky aveva raccontato il suo caso dalle colonne di Repubblica a partire dal libro che il giovane scappato da Bengasi ha scritto in carcere, Perché ero ragazzo (Sellerio).

Professore, in questo caso la giustizia era stata ingiusta?

“Questo ragazzo ha rifiutato a lungo di fare domanda di grazia perché pensava implicasse un’ammissione di colpevolezza, mentre lui voleva che si riconoscesse che al processo i giudici avevano preso un abbaglio. La grazia in questo caso è il riconoscimento di un dovere di giustizia nei suoi confronti, cosa che il presidente della Repubblica ha fatto concedendo però una grazia parziale”.

Perché secondo lei?

“Una scelta molto istituzionale perché una grazia totale avrebbe significato una smentita della sentenza della Cassazione. Il provvedimento del Capo dello Stato alleggerisce il senso di ingiustizia. Ma la questione non è chiusa perché a questo punto Faraj pare abbia intenzione di procedere per ottenere una revisione giudiziaria che lo scagioni completamente”.

La grazia è prevista dalla nostra Costituzione. Tra i beneficiari del provvedimento del presidente Mattarella c’è anche Franco Cioni, 77 anni, che soffocò col cuscino nel sonno la moglie malata...

“Nel caso di Cioni è certamente concessa come misura umanitaria. La grazia può servire a tante cose. Il presidente Napolitano, per esempio, l’aveva concessa a militari americani e, in questo caso, era tipicamente una grazia politica: buoni rapporti con gli Stati Uniti. Poi ci sono le grazie determinate dalle condizioni sanitarie, quando il detenuto è molto anziano, molto ammalato. E poi la grazia come supplemento di giustizia. Finché non se ne abusa, è un utile strumento che ci dà la nostra Costituzione”.

Ma quello di giustizia è un concetto universale?

“No, non c’è una sola visione della giustizia. Però la sentenza della Corte diceva che tra la condanna a trent’anni di reclusione e la realtà dei fatti c’era uno “scarto”, una cosa che ho trovato scandalosa: significa ammettere che la pronuncia è ingiusta. Il presidente della Repubblica è quindi intervenuto a ridurre questo “scarto”.

Lei si è speso molto per Alaa Faraj. Perché?

“Una delle poche cose pratiche che ho fatto nella mia vita, avendo per la maggior parte del tempo prodotto alcuni miliardi di parole al vento. Mi sono speso sia scrivendo quell’articolo su Repubblica sia andando a Palermo dove c’è stata una manifestazione con don Ciotti e con l’arcivescovo Lorefice. Credo che Alaa ci abbia dato una grande lezione di civismo”.

Qual è la sua lezione?

“Fiducia nel diritto, che è qualcosa di più complesso della legge: non solo la fredda legalità, ma anche la corrispondenza a un sentimento di giustizia. Non so quanti cittadini italiani si sarebbero comportati come lui. Dopo più di dieci anni di detenzione che considera ingiusta, continua a dire “credo nell’Italia”, Paese che ha conosciuto solo nei trasporti da un carcere all’altro. Dice “ho fiducia nello Stato di diritto”.

Però la revisione è stata negata...

“La revisione, secondo il codice, presuppone l’emergere di prove evidenti e di prove nuove. I giuristi credono che le parole che usano siano chiare. Ma se un testimone ritratta la sua deposizione, come avvenuto in questo caso, quella non è una prova nuova? In ogni caso quando non si riesce a riavvicinare il lato della legge con il lato della giustizia, rimane il ricorso alla Corte costituzionale che serve a dire che la concezione legale della revisione è troppo stretta. Alla fine è arrivata la grazia parziale. Io credo che Alaa adesso potrà fare nuova istanza di revisione”.

Alaa ha deciso di scrivere la sua storia. E in italiano...

“Un libro che non può non coinvolgere. Scrivere vuol dire fare i conti prima di tutto con se stessi. Cosa che lui ha fatto”.

Dobbiamo ancora difendere lo Stato di diritto, professore?

“Ma certo, siamo qui per questo. Lo Stato di diritto, per quanto limitato, per quanto contraddetto, per quanto vilipeso, è pur sempre ciò che ci consente di protestare contro l’ingiustizia. Il giorno che abbandonassimo questa prospettiva saremmo esposti alla violenza, all’arbitrio, senza neanche più il diritto di protestare. Quindi stiamo ben attaccati a queste formule che vengono da storie secolari, conquiste secolari. Non buttiamo via tutto, sennò siamo perduti”.