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di Luca Marsilli

Corriere del Trentino, 17 marzo 2022

Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, è da decenni una delle voci più importanti e scomode della cultura della mondialità. Con l’antimilitarismo come uno dei valori fondanti, assieme a quello altrettanto cardinale della giustizia sociale. Strettamente legati tra loro: la giustizia sociale è nella sua visione la base necessaria per la pace. Posizioni che gli sono costate, negli anni, anche contrasti all’interno della Chiesa e ne hanno fatto l’ispiratore di movimenti non violenti, contro la globalizzazione e ambientalisti. Una battaglia morale e culturale, la sua, lunga più di 50 anni. Partita nel Sudan devastato dalla guerra civile nel 1965.

Padre Alex, in questi 50 anni non è mai mancata una guerra da denunciare, un orrore a dimostrarci quanto costi all’umanità basarsi su rapporti di forza e sulla violenza per conservarli o sovvertirli...

“È un eterno ritorno, un continuo creare un nemico contro il quale scagliarsi o del quale avere paura. Un meccanismo vecchio come il mondo ma che evidentemente funziona ancora”.

Questa guerra da molti è percepita, o almeno tratteggiata, come diversa. Cosa ha di diverso?

“Niente. È solo più vicina, guardando all’Italia e all’Europa, e quindi ne vediamo i meccanismi direttamente sulla nostra pelle. Ma non ha nulla di diverso rispetto all’Iraq, alla Siria, all’Afghanistan. Alla stessa Ucraina degli ultimi otto anni, prima che l’invasione da parte di Putin ce la facesse scoprire. Allora la gran parte di noi non si è scossa, adesso sembra che scopriamo che esiste la guerra e cosa è. Una ipocrisia totale”.

La guerra come fine e non come mezzo, quindi?

“Non lo dico io oggi, lo aveva detto già Eisenhower nel suo ultimo discorso: serve sempre un nemico per mantenere gli eserciti e i produttori di armi. Sono gli eserciti e le armi a produrre i contrasti e la guerra, non il contrario”.

L’Occidente è unanime nell’imputare alla Russia di Putin la responsabilità di questo conflitto...

“Quello che ha fatto Putin è follia e non si può che essere solidali con il popolo ucraino. Ma siamo tutti responsabili di quanto sta accadendo. Alla caduta del muro c’era stato l’accordo di non far entrare nella Nato i Paesi dell’ex patto di Varsavia. E invece uno alla volta sono entrati quasi tutti. Un continuo aumentare la provocazione sapendo benissimo che prima o poi la Russia avrebbe reagito. Ora ha reagito. Quindi giustissimo condannare Putin, ma senza per questo assolvere nessuno”.

A cosa ci porterà?

“All’ennesima divisione in buoni e cattivi. A una nuova “cortina di ferro” che permetterà ai nostri Paesi di armarsi per i prossimi decenni. L’Italia ha già annunciato che aumenterà le spese militari, si parla di 38 miliardi. Sono soldi che saranno sottratti alle scuole, alla sanità. Lo stesso faranno gli altri singoli Paesi e l’Europa unita, che andrà verso un proprio esercito. Ovviamente senza per questo smantellare l’esercito della Nato. Ne usciremo, se va bene, con un mondo più armato e più povero”.

L’obiezione è che una invasione di un Paese libero e sovrano non si può accettare in silenzio...

“Potrebbe essere onesta, come obiezione, se non ci fossero decine di precedenti simili in cui non abbiamo mosso un dito. E comunque l’errore imperdonabile è pensare sempre alle armi come risposta. Su questo anche i movimenti pacifisti e la stessa Chiesa hanno le loro responsabilità. Noi che lavoriamo per la pace dovremmo mettere in campo altro, con coraggio e anche un po’ di fantasia. Cambiare la prospettiva”.

Per esempio?

“Lo avevo detto all’inizio di questa guerra: Kiev è una delle Città Sante e la chiesa è molto importante nella cultura russa quanto in quella ucraina. Se tutti i presidenti delle conferenze episcopali all’inizio del conflitto si fossero riuniti nella cattedrale di Santa Sofia, a Kiev, dicendo “noi non usciamo finché non cesserete il fuoco” l’impatto sulla popolazione sarebbe stato enorme. Ci vuole più coraggio, più preparazione delle azioni non violente”.

Tra i leader mondiali papa Francesco è forse l’unico a dire no alla guerra senza distinguo. Un no che prescinde da torti e ragioni...

“Il Papa è oggi l’unico vero leader politico che abbiamo. Un profeta. E il suo messaggio è chiarissimo quanto lucido: nella sua enciclica “Fratelli tutti” dice una cosa rivoluzionaria anche per la Chiesa, che da Sant’Agostino a oggi aveva sostenuto il contrario. Oggi, dice Francesco, non è più possibile una “guerra giusta”. Gli arsenali nucleari, chimici e batteriologici sono tali che un conflitto può portare alla scomparsa della vita su questo pianeta. E l’uomo non ha il diritto nemmeno di pensarlo come eventualità. Per questo non c’è alternativa alla pace”.

Volendo trovare un tratto positivo, la tragedia ucraina ha visto nascere dal basso iniziative di solidarietà importanti, con dimensioni popolari che forse nemmeno ci si poteva aspettare...

“È vero, la solidarietà che vediamo è bella. Ma parlo della solidarietà popolare, dal basso. Non di quella di Paesi come la Polonia che accolgono i profughi ucraini dopo aver costruito 150 chilometri di muro per non far passare i profughi in arrivo da altri Paesi. O la solidarietà di Salvini che dice che loro sono veri profughi. Come se morire sotto le bombe in Ucraina o in Siria o in Afghanistan possa essere diverso. Nella solidarietà verso chi soffre si esprime la nostra umanità, ma nei distinguo non si possono non vedere elementi razzisti o effetti della stessa propaganda che ha generato la guerra. Le vittime usate per definire il nemico e tratteggiarne la mostruosità”.