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di Rosanna Scardi

Corriere della Sera, 13 ottobre 2026

La storia del pastore sardo in carcere ingiustamente per 33 anni. Nel film diretto da Francesco Piras, l’attore pugliese interpreta l’avvocato Mauro Trogu che lottò per la revisione del processo a Beniamino Zuncheddu, assolto dopo 33 anni di ingiusta detenzione. Esordio da record. “Zustìssia”, il film con protagonisti Fabrizio Ferracane e Michele Riondino e la regia di Francesco Piras, alla sua opera prima, uscito l’8 ottobre in Sardegna, è stato accolto con entusiasmo dal pubblico. La pellicola ha incassato oltre 77 mila euro nei primi quattro giorni di preuscita in Sardegna, in soli dodici cinema, ottenendo 6.476 euro, la media cinema per sala cinematografica, la più alta del box office. 

La vicenda, reale, si svolge nel 1991. Un triplice omicidio commesso sui monti del Sud della Sardegna porta alla rapida condanna di un uomo innocente: Beniamino Zuncheddu, interpretato da Ferracane. Tre gradi di giudizio in un anno per dare un ergastolo. Venticinque anni dopo, un giovane avvocato, Mauro Trogu, interpretato da Riondino, decide di lottare pro bono per restituirgli la libertà. “Zustissia” è la storia di una vita rubata dal più lungo errore giudiziario della storia italiana: 33 anni di ingiusta detenzione. Ed è anche la storia dell’emozionante battaglia che un giovane avvocato e altri alleati hanno ingaggiato per arrivare alla revisione del processo e all’assoluzione, arrivata il 26 gennaio del 2024. 

È un film d’inchiesta, d’impegno civile, d’amicizia e d’amore. Amore per “sa zustìssia”, amore per la verità, e amore per le montagne, quei meravigliosi monti da cui Beniamino è stato tenuto lontano tutta una vita e dove ora, finalmente, è tornato. Il lungometraggio è anche un atto politico perché indaga la frattura profonda tra cittadino e istituzioni, mettendo a nudo la vulnerabilità dell’individuo di fronte al potere. E un atto poetico perché affonda lo sguardo nell’uomo, nella fragilità dello spirito e del corpo, e nei luoghi, che diventano testimoni silenziosi di un’ingiustizia durata 33 anni. Il film, scritto da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, produzione Palomar e Piperfilm, è tratto dal libro di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu dal titolo “Io sono innocente”, pubblicato in Italia da De Agostini Libri.