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sardiniapost.it, 2 novembre 2026

La Garante dei detenuti Irene Testa ribadisce l’appello alle massime istituzioni italiane perché approvino in tempi rapidi la proposta di legge del Partito Radicale che garantisce risarcimenti celeri alle vittime di ingiustizie. “Zustissia” ha superato i 100mila spettatori nelle sale italiane. Il film di Francesco Piras sulla incredibile vicenda giudiziaria di Beniamino Zuncheddu, che ha trascorso oltre 33 anni in cella da innocente dopo una condanna per un duplice omicidio che in realtà non ha mai commesso, aveva debuttato l’8 ottobre in Sardegna con un’anteprima limitata a 12 cinema selezionati ottenendo subito la media per sala più alta del box office nazionale.

A partire dal 15 ottobre la pellicola è stata distribuita a livello nazionale da PiperFilm in circa 60 sale contemporaneamente su tutto il territorio italiano e sta continuando a suscitare commozione e applausi a fine proiezione.

Del resto quello di cui è stato vittima l’ex servo pastore di Burcei è il più grave errore giudiziario della storia italiana. Non a caso l’obiettivo di registi e produttori - ma prima ancora quello del suo avvocato Mauro Trogu che dopo aver chiesto e ottenuto la revisione del processo ha raccontato la storia in un libro (“Io sono innocente”) da cui è stata tratta la sceneggiatura - è certo quello di incassare dei soldi ma soprattutto quello di raggiungere il pubblico più ampio possibile per stimolare un dibattito collettivo, far riflettere sui fallimenti e sulle riforme necessarie del sistema giudiziario e carcerario italiano.

Una delle riflessioni riguarda i risarcimenti. “Zuncheddu è uscito dal carcere senza un soldo”, continua a ripetere la Garante regionale dei detenuti Irene Testa. E sono passati quasi tre anni dalla scarcerazione e oltre due dall’assoluzione. “È tornato a casa con 33 anni rubati. Con una vita da ricostruire quando ormai una parte enorme di quella vita non esisteva più”, ha scritto Testa. “Perché se lo Stato ti toglie la libertà, gli affetti, gli anni migliori, se ti spezza l’anima e ti costringe a trascorrere più di metà della tua esistenza in carcere, non può poi aprire la porta e dirti semplicemente: adesso sei libero. Non basta. Non può bastare.

Ed è per tutto questo che Testa, interpretata nel film da Geppi Cucciari, insiste nel chiedere ai vertici delle istituzioni politiche nazionali la calendarizzazione e approvazione della proposta di legge del Partito Radicale sul risarcimento rapido delle vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione già sottoscritta da oltre 50mila persone. Questo l’appello: “Ci sono anni di vita che nessuno potrà restituire. Ci sono innocenti che hanno conosciuto il carcere, famiglie distrutte, esistenze spezzate, dignità calpestate. Ci sono ferite che nessuna assoluzione potrà cancellare.

La storia di Enzo Tortora, quella di Beniamino Zuncheddu e di tanti altri cittadini vittime della malagiustizia ci ricordano che quando lo Stato sbaglia, non può voltarsi dall’altra parte. Non può chiedere fiducia ai cittadini se non è capace di riconoscere fino in fondo le proprie responsabilità. Non può proclamare la sacralità della libertà individuale e poi lasciare soli coloro ai quali quella libertà è stata ingiustamente sottratta.

Per questo rivolgiamo un appello pubblico ai Presidenti delle Camere, ai gruppi parlamentari, alle forze politiche di maggioranza e di opposizione affinché siano finalmente calendarizzate e discusse le proposte di legge sul risarcimento delle vittime di errori giudiziari e ingiusta detenzione, a partire dalla proposta Zuncheddu e altri e dall’iniziativa promossa dal Partito Radicale, prime firmatarie Irene Testa e Gaia Tortora, sostenuta da una mobilitazione di oltre 50.000 firme. È una battaglia di civiltà giuridica, di libertà, di dignità umana. È una battaglia che appartiene alla storia radicale, ma che deve appartenere a tutti coloro che credono nella Costituzione, nelle garanzie individuali e nello Stato di diritto. Perché la giustizia non si misura soltanto dalla capacità di punire i colpevoli, ma anche dal coraggio di riconoscere i propri errori e di rispondere delle ingiustizie commesse contro gli innocenti.

Chiediamo che il Parlamento non continui a rinviare una questione che riguarda la libertà e la dignità delle persone. Ogni giorno di silenzio istituzionale rischia di aggiungere un’altra ingiustizia a quella già subita. La responsabilità di uno Stato democratico non finisce con il riconoscimento dell’innocenza. Comincia anche da lì: dal dovere di riparare, per quanto umanamente possibile, l’ingiustizia subita.

Ci rivolgiamo dunque a tutte le forze parlamentari, senza distinzioni di appartenenza politica, affinché questa battaglia diventi un impegno comune. Il Parlamento dia voce a chi per troppo tempo non ne ha avuta. Dia una risposta a chi ha pagato con la propria libertà gli errori dello Stato. Perché non può esserci vera giustizia senza responsabilità. Perché uno Stato di diritto si riconosce soprattutto da come risponde quando è lo Stato stesso ad aver violato i diritti di un innocente. Calendarizzare queste proposte di legge è un atto dovuto di attenzione democratica. Continuare a ignorarle significherebbe lasciare senza risposta una domanda di giustizia che riguarda l’intero Paese”.