di Alessia Vacca
teleregionelive.it, 7 gennaio 2025
Lo scrittore villacidrese Davide Forte ha recentemente ultimato il suo progetto di scrittura immersiva presso il carcere di Is Arenas ad Arbus, dal quale è nata una raccolta di poesie intitolata Granelli di sabbia. “Coltivo l’idea di una scrittura collettiva da circa nove anni quando ho presentato il mio primo libro e ho chiesto al pubblico di scrivere in forma anonima le proprie percezioni legate ai temi principali del libro come i sogni e le speranze di gioventù. All’inizio ero un po’ timoroso dell’esito ma poi ho notato che il pubblico ha risposto con grande entusiasmo e partecipazione.
Il Tirreno, 7 gennaio 2025
L’iniziativa si chiama “Non solo piedi buoni” per gli Juniores dell’Ac Capostrada. Un’esperienza particolare e bella quella che stanno vivendo alcuni calciatori della squadra Juniores regionali dell’Ac Capostrada: ogni mercoledì, dalle 14 alle 16, si incontrano con i detenuti della casa circondariale di Pistoia per una partita di calcio a 5 e per uno scambio di esperienze. Lo fanno dallo scorso giugno e continueranno a farlo fino a maggio, aderendo al progetto educativo “Non solo piedi buoni”, iniziativa dalla forte valenza sociale organizzata dal Settore giovanile e scolastico della Figc Toscana.
Il Riformista, 7 gennaio 2025
I volti della povertà in carcere, di Ruggiero e Pernaselci, è una meditazione religiosa sulla fiducia nel domani. La prefazione del cardinale Zuppi: “La sicurezza è data dalla rieducazione, diamo spazio alle pene alternative”.
di Elisa Messina
Corriere della Sera, 7 gennaio 2025
Il Governo non ha prorogato i contributi per gli “interventi sperimentali” per i minori svantaggiato. L’allarme dell’impresa sociale “Con i Bambini” e la lettera a Meloni e Giorgetti. Tra i tagli alla spesa pubblica previsti dalla legge Finanziaria approvata negli ultimi giorni del 2024 ce n’è uno che non ha mai occupato le prime pagine dei giornali o le notizie di apertura dei tg, e neppure è stato motivo di sciopero o mobilitazione di massa. Sto parlando del mancato rinnovo del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che era stato introdotto nel 2016 dal governo Renzi per attuare “interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori”.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 7 gennaio 2025
È un problema che riguarda tutti, ma in particolare chi ha di meno. Il rischio è dare ragione a chi identifica i dem con la Ztl. Sbaglia la sinistra a pensare che il problema della sicurezza dei cittadini non sia una priorità, non la riguardi. Che sia solo un’invenzione o una semplice percezione indotta da social, media, politica. E non sbaglia solo perché così lascia spazi enormi alla destra e a derive securitarie che possono essere pericolose per la stessa convivenza pacifica. Sbaglia perché tradisce una vetusta concezione delle dinamiche sociali e psicologiche di questo tempo. Le società occidentali invecchiano, quella italiana più di altre. Non si fanno bambini, le famiglie non sono più “quelle di una volta” e si invecchia spesso da soli, spesso senza figli. La percezione di ansia diffusa tra i più giovani, malattia sociale ignorata, si salda con la fragilità di una società sempre più con i capelli bianchi.
di Filippo di Robilant
Il Foglio, 7 gennaio 2025
Repressione interna o “hostage diplomacy”, una pratica nella quale il regime degli Ayatollah eccelle, ma non è il solo. Urge creare strumenti sovranazionali ai quali le vittime possano ricorrere. Il ruolo dell’Italia e dell’Europa. Il caso di Cecilia Sala ha riportato alla ribalta il dilemma di come affrontare le detenzioni arbitrarie, una deprecabile pratica nella quale il regime degli Ayatollah eccelle sia riguardo alla repressione interna sia nei rapporti con altri stati. Recenti cronache hanno riportato la vicenda del diplomatico svedese e funzionario europeo, Johan Floderus, arrestato nell’aprile del 2022 all’aeroporto di Teheran, accusato di spionaggio per conto d’Israele e di essere colpevole di “Mofsed fel-arz”, cioè di diffondere la corruzione sulla Terra. Difficile difendersi con gli strumenti del diritto da un’accusa così vaporosa, per non dire inverosimile. Floderus è stato liberato nel giugno 2024 in uno scambio con Hamid Nouri, un agente iraniano detenuto in Svezia con l’accusa di crimini contro l’umanità in quanto responsabile di centinaia di esecuzioni di prigionieri politici negli anni 80. C’è poi il caso di Olivier Vandecasteele, un operatore umanitario belga, arrestato nel febbraio 2022 con l’accusa di spionaggio e condannato a 40 anni di prigione e 74 frustate, e liberato dopo 455 giorni di carcere duro nel maggio 2023 in uno scambio con Assadolah Assadi, un ex diplomatico iraniano condannato dalla giustizia belga nel 2021 a 20 anni di prigione per aver programmato, senza riuscire a portarlo a termine, un attentato contro l’opposizione iraniana in Francia. La mobilitazione e la copertura mediatica furono fondamentali, sia in Belgio sia in Francia, per spingere il governo belga a trovare una base giuridica per lo scambio, nonostante i dissidenti iraniani residenti nei due paesi fossero contrari (pour cause!), come rischia di esserlo la diaspora iraniana in America sul caso Sala. Alla fine ci vollero il varo di un trattato di mutuo trasferimento dei prigionieri da parte del Parlamento belga e, dopo alcuni ricorsi, il via libera della Corte costituzionale.
di Alberto Giulini
Corriere della Sera, 7 gennaio 2025
Tre insegnanti torinesi in carcere per una notte in Bulgaria a Natale. Sono attivisti del Collettivo Rotte balcaniche, Su Facebook il racconto della disavventura alla vigilia di Natale, nella stazione di polizia di Malko Tarnovo. “Arrestati per aver salvato vite umane”. Si apre così il lungo post pubblicato su Facebook da Simone Zito. Insegnante torinese, è stato arrestato in Bulgaria insieme alle colleghe Lucia Randone e Virginia Speranza per aver soccorso tre migranti in difficoltà. I tre sono parte del Collettivo Rotte balcaniche, gruppo di attivisti che opera prima in Bosnia e Serbia e ora in Bulgaria.
di Laura Berlingozzi e Marta Cavallaro
Il Domani, 7 gennaio 2025
Bisogna chiedersi cosa ne sarebbe oggi delle insorgenze jihadiste africane se alle prospettive di dialogo fosse stata data più fiducia. E cosa ne sarà domani di Hezbollah e di Hamas, del Medio Oriente nel complesso, se la violenza bruta rimarrà il canale esclusivo. Mai come oggi è evidente l’affanno delle diplomazie nell’affrontare crisi regionali che sono solcate da guerre sanguinose: conflitti armati che continuano ad alimentarsi, approfondirsi ed espandersi. In questo contesto di escalation che pare generalizzata, emerge una riflessione sempre più urgente: a nessuna latitudine la retorica della vittoria e le risposte militari stanno portando alla pace, mentre i combattimenti preparano il terreno per nuove ondate di radicalizzazione ed estremismo. Ovunque si guardi, l’impiego massiccio della forza, anche quando sostenuto dall’innovazione tecnologica, non ha fermato la violenza.
di Rosamaria Fumarola
Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2025
Il giustizialismo sembra andare di moda e, anche se certe parti politiche da sempre sono forcaiole, non v’è dubbio che vi siano stati periodi nei quali esserlo non era cosa della quale farsi vanto: la stagione che ha portato alla chiusura dei manicomi e alle battaglie per i diritti civili degli anni 70, appartiene a quest’ultimo novero. Oggi assistiamo in Italia invece all’affermarsi di una tendenza che va in direzione diametralmente opposta: i cittadini invocano infatti quasi sempre il ricorso a pene più severe ed il carcere duro, ma la verità è che non sanno cosa sia quella prigione che esigono per gli altri.
di Marco Perduca
nicolaporro.it, 6 gennaio 2025
Un terzo dei detenuti non ha sentenza definitiva, in virtù della presunzione d’innocenza non dovrebbero essere in carcere. Per la stragrande maggioranza dei politici che fanno finta di interessarsi delle carceri, specie sotto le feste, il lavoro sarebbe la chiave di volta. Il lavoro in carcere non rende forse liberi, come quando c’era quell’altro, ma sicuramente occupa il tempo, fa arrivare qualche euro e prepara al futuro. Queste banalità sono offerte da parlamentari in carica e/o altre figuri apicali della Repubblica italiana, tipo il presidente del Cnel e sono figlie della totale mancanza di pensiero liberale nel nostro paese: il lavoro viene prima di qualsiasi altra cosa, prima della salute e della libertà.
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