di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 5 settembre 2026
Sicurezza e immigrazione scaldano la folla di Bari. La premier rivendica i suoi numeri e insegue il generale Vannacci. Ma per ora l’unico risultato tangibile ottenuto sul tema sicurezza è il sovraffollamento delle carceri. Ieri la premier ha promesso la costruzione di nuovi istituti penitenziari per “garantire la certezza della pena”. Nel pantano del sovraffollamento il governo ci è entrato da solo con la lunga serie di decreti sicurezza che hanno introdotto 55 nuovi reati, più di 60 nuove aggravanti e oltre 65 inasprimenti sanzionatori per delle fattispecie già esistenti (i conti li ha fatti Antigone nel suo report di maggio). Chi è convinto che inasprire le pene porti poi a un reale cambiamento si scontra con il tasso di recidiva che tra i detenuti si attesta intorno al 60 per cento (un dato altissimo rispetto ad altri paesi Ue).
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 5 settembre 2026
Al 31 agosto 2026 erano 37 i bambini presenti nelle carceri italiane, insieme alle loro mamme detenute, che erano 32 in totale. Il numero è in continua crescita: alla fine del 2025 i piccoli in carcere erano 26, alla fine del 2024 erano 10. Maria Grazia Piletti, presidente dell’associazione “A Roma insieme-Leda Colombini”: “L’aumento è sicuramente legato alla legge che ha reso facoltativo e non più obbligatorio il rinvio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o madri di bambini con meno di un anno”. In meno di due anni, sono più che triplicati i bambini e le bambine recluse nelle carceri italiane insieme alle loro madri. Secondo i dati del ministero della Giustizia, al 31 agosto 2026 erano 37, insieme alle loro 32 mamme detenute: 18 italiane e 14 straniere. Il 31 luglio scorso i bambini erano 34, il 30 giugno 30. Il numero è in continuo aumento: alla fine del 2025 i piccoli in carcere erano 26, a fine 2024 erano 10.
cagliaritoday.it, 5 settembre 2026
L’allarme dell’associazione Socialismo Diritti Riforme: presenze al massimo storico, strutture al collasso e l’imminente arrivo dei 41bis a Cagliari-Uta pronto a spingere il sovraffollamento oltre il 150 per cento. C’è un’aritmetica ingannevole nei bollettini ufficiali della burocrazia ministeriale. È una matematica fatta di medie algebriche che sulla carta restituisce un quadro quasi sotto controllo, mentre nella realtà quotidiana dei penitenziari sardi si traduce in una convivenza claustrofobica, stanze saturate oltre ogni limite di tolleranza e un personale sanitario e di polizia lasciato a gestire la pressione senza strumenti adeguati.
di Cristina Pastore
La Stampa, 5 settembre 2026
L’uomo aveva 57 anni, era originario di Bari e avrebbe terminato di scontare la pena nel 2042. Tutto si è consumato in un quarto d’ora e non c’è stato modo di salvare il detenuto di 57 anni, nel 2025 trasferito alla casa circondariale di Pallanza dal carcere napoletano di Poggioreale. Si è strangolato stringendosi attorno al collo uno strofinaccio. Lo ha fatto nel bagno della cella attorno alle 4 dell’altra notte. “Era una persona che non ha mai destato preoccupazione. Dalle visite con gli psichiatri, dai colloqui con gli psicologi, dal rapporto con gli educatori non è emerso niente che potesse far supporre intenzioni autolesionistiche o comunque di forte stato depressivo - riporta la direttrice del carcere Claudia Piscione -. Fino alle 3 è rimasto sveglio a parlare con un compagno di cella. Anche lui molto scosso per quanto accaduto, perché niente di quello che si erano detti lo avrebbe indotto a pensare che da lì a qualche istante avrebbe compiuto un gesto estremo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 settembre 2026
Angela Scuderi si è avvolta le mani in una catena davanti al portone del Tribunale di Sorveglianza di Roma. Sergio D’Elia le ha passato il microfono, la diretta andava su YouTube, e lei ha parlato a lungo, interrompendosi più volte per il pianto. “Sono qui perché a mio figlio, da lunedì fino a ieri sera, si è staccata la digiunostomia e non voleva più mangiare”, ha detto. “È stanco dei maltrattamenti, degli abusi, di tutte le cose ingiuste che gli fanno”. Ha ripetuto una frase, sola, come un chiodo: “Curare mio figlio”. Mio figlio non può stare in carcere. Con lei, ieri mattina, c’erano anche Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti, i vertici di Nessuno tocchi Caino.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 5 settembre 2026
Ieri visita in carcere di una delegazione del Pd. Potrebbe essere scarcerata il 10 settembre, giorno dell’udienza, la detenuta diciannovenne incinta al settimo mese, attualmente reclusa a Sollicciano. La donna, in cella per un furto d’auto, potrebbe usufruire degli arresti domiciliari a casa di un parente in Versilia. Sulla vicenda anche i servizi sociali di Palazzo Vecchio si sono attivati per predisporre, in caso di bisogno, una struttura alternativa al carcere. Quanto all’Icam, l’istituto a custodia attenuata per le detenute madri che avrebbe dovuto vedere la luce anni fa, sembra non esserci più la volontà politica: “C’è un confronto stretto con la Regione”, dicono dall’assessorato al welfare, per poi precisare però che “Firenze ha già delle strutture dedicate con posti per donne, donne incinte e madri con minori”.
foggiatoday.it, 5 settembre 2026
Non è solo il sovraffollamento a preoccupare. Il resoconto delle visite della Camera Penale di Capitanata. Sono passati dai 120 del 2025 ai 166 registrati nel 2026 gli episodi di autolesionismo nel carcere di Foggia. Il dato è stato evidenziato dalla Camera Penale di Capitanata “Achille Inannarelli”, presieduta dall’avv. G. Massimiliano Mari, all’esito delle visite effettuate negli istituti penitenziari della provincia di Foggia, nell’ambito dell’iniziativa Ristretti in Agosto, promossa dall’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Le visite, con l’obiettivo di verificare le condizioni di vita e di detenzione delle persone ristrette e le modalità concrete di esecuzione della pena, si sono svolte presso la casa circondariale di Foggia il 1° settembre, presso l’istituto penitenziario di Lucera il 2 settembre e presso l’istituto penitenziario di San Severo il 3 settembre.
brindisireport.it, 5 settembre 2026
La garante delle persone private della libertà, Valentina Farina, invita l’esecutivo ad agire subito sulle carceri: “È la fotografia più cruda di un sistema che la politica nazionale non può più permettersi di ignorare”. Ci sono pene che la sentenza non scrive, ma che si scontano lo stesso, ogni giorno, dentro una cella. È il caso di un detenuto della nostra provincia - uno dei tanti, non un’eccezione - che non ha mai fumato una sigaretta in vita sua e che da mesi condivide uno spazio di pochi metri quadrati con compagni fumatori, senza possibilità di scelta, senza aerazione sufficiente, e ora anche senza tregua dal caldo. Due condanne sovrapposte: quella emessa dal giudice, e quella imposta dall’organizzazione - o dalla non-organizzazione - degli spazi detentivi.
La Provincia di Biella, 5 settembre 2026
L’associazione “Biella c’è” vuole stringersi alla famiglia e agli amici del giovane di 23 anni che nei giorni scorsi si è tolto la vita all’interno della Casa Circondariale di Biella. Di fronte ad una tragedia come questa, prima di ogni considerazione politica, rimane il dolore per una giovane vita spezzata e il dovere del rispetto e del silenzio nei confronti di chi oggi ne piange la scomparsa. Questa morte, tuttavia, non può essere considerata solo come un fatto isolato. Dall’inizio del 2026 sono almeno 41 le persone che si sono tolte la vita all’interno delle carceri italiane. Questo dato rappresenta storie di fragilità, solitudine e sofferenza, all’interno di un sistema penitenziario da anni segnato da problemi strutturali come sovraffollamento e carenza di personale. Questo compromette evidentemente la funzione educativa e riabilitativa della pena sancita dalla nostra Costituzione.
di Joy Bongiovanni
gnewsonline.it, 5 settembre 2026
“La sventura è l’occasione della virtù” diceva Seneca. E forse non c’è aforisma più adatto per raccontare la storia di Matteo e della sua cooperativa Atacama360, fondata all’interno della Casa di reclusione di Bollate, alle porte di Milano. Supportata dall’associazione “Sesta opera San fedele” e dalla società benefit “Digital360”, Atacama permette alle persone che vivono situazioni di difficoltà, come detenuti ed ex detenuti, di diventare registi, cameramen, fonici e direttori della fotografia. Sul sito si legge: “Le aziende che si affidano a noi partecipano da protagonisti a un grande progetto sociale e cambiano il mondo, un video alla volta”.
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