di Andrea Pugiotto*
Il Riformista, 1 gennaio 2025
L’ergastolo gode di ottima fama. L’opinione pubblica è convinta che, di fatto, non esista più nel nostro ordinamento, lamentandosene. I media, vecchi e nuovi, ne invocano l’applicazione ad ogni delitto efferato. Gli elettori nel 1981 si rifiutarono di abolirlo, mentre nel 2013 i Radicali non trovarono 500.000 firme per riproporne l’abrogazione referendaria. Nel nome delle vittime (ora di femminicidio), lo si ritiene l’unica punizione adeguata. Il governo Meloni, con il suo primissimo decreto legge, ha voluto salvarne la variante più estrema, quella ostativa. Il sottosegretario alla Giustizia Ostellari è favorevole ad estenderlo ad altre, più numerose fattispecie di reato. Gode anche di ottima salute, a giudicare dalle cifre disponibili (cfr. Susanna Marietti, “L’ergastolo in Italia non esiste”. I numeri di un pregiudizio, in Aa.Vv., Contro gli ergastoli, Futura, 2021, 93 ss.). Infatti l’ergastolo esiste in Italia più di quanto non esista mediamente in Europa.
di Davide Vari
Il Dubbio, 1 gennaio 2025
Polemiche per la decisione della Cassazione sul 41bis. Il carcere duro diventa un dogma, soprattutto per il figlio del Capo dei Capi, simbolo vivente di un passato che fa ancora tremare lo Stato. La Cassazione ha accolto il ricorso degli avvocati di Giovanni Riina contro la proroga del regime 41-bis, giudicando “meramente apparente” la motivazione fornita dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Semplificando: i giudici avevano giustificato il carcere duro con il solito mantra del rischio di collegamenti con la mafia corleonese e della “sovraordinazione” di Riina Jr all’interno dell’organizzazione. La Suprema Corte, però, ha detto che quelle motivazioni non bastano, che non c’è un “percorso argomentativo effettivo e concreto”. In altre parole: rifate i compiti, questa volta meglio.
di Natascia Grbic
fanpage.it, 1 gennaio 2025
Sette le persone che si sono tolte la vita nell’ultimo anno, numerosi gli atti di autolesionismo: il 2024 è uno degli anni peggiori per le persone recluse nelle carceri del Lazio, dove i numeri del sovraffollamento sono sempre più preoccupanti. Diciotto persone morte a seguito di patologie o per cause ancora da chiarire. Sette suicidi, numerosi atti di autolesionismo: il 2024 si conferma l’anno nero per le carceri del Lazio, dove negli ultimi dodici mesi sono scoppiate numerose proteste e rivolte. Il motivo è il sovraffollamento estremo e le condizioni di vita poco dignitose per i detenuti, costretti a vivere in spazi ristrettissimi, con capienze che superano anche il 140%. Mancanza di privacy, carenza dei servizi, bagni rotti, e tutta una serie di mancanze che rendono la vita ancora più intollerabile per chi è recluso e non ha possibilità di uscire.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 1 gennaio 2025
Questo è ciò che emerge dal dossier presentato dal Garante per le persone detenute sul territorio piemontese, Bruno Mellano. Per iniziare, per le Vallette sono stati stanziati 12 milioni, soldi che è stato deciso verranno utilizzati per ristrutturare il padiglione C, dove le criticità strutturali riguardano per la maggiore gli impianti idrici, con uno spreco di acqua “intollerabile” come si legge nel dossier: criticità simili sono state riscontrate anche nel braccio femminile e nel padiglione B, dove la muffa è di casa. “Non sono note le tempistiche per questi lavori” fa notare la garante comunale Monica Gallo.
sansalvo.net, 1 gennaio 2025
Il bilancio di fine anno dell’associazione Voci di Dentro. Dopo i 69 suicidi avvenuti nel 2023, e gli 86 nel 2022, questo 2024 sta per chiudersi con una orribile cifra record: sono 88 i morti suicidi nelle carceri italiane; dieci anni fa erano 43, la metà, e con lo stesso numero di detenuti. Di questi 88, tre sono stati trovati impiccati nelle loro celle nel carcere di Teramo. Tra questi Patrick, che si è impiccato il 13 marzo a vent’anni al terzo giorno dall’arresto. Meno di vent’anni avevano altre sette morti suicidi nelle altre carceri italiane. Cinque di loro sono morti in cella di isolamento. Ma a tutti questi 88 vanno aggiunti i tanti indicati con la formula tipo: cause da accertare e altre cause. Nel totale quest’anno nei 200 istituti di pena sparsi in Italia le persone morte sono 243. Numeri segno di una istituzione fallimentare dove la fuga è l’unica soluzione: tremila sono stati i tentati suicidi, oltre diecimila gli atti di autolesionismo (tagli sul corpo, ingerimento di lamette, batterie…).
di Annalisa Putrone*
italiacaritas.it, 1 gennaio 2025
Ad Agrigento il progetto sperimentale tra carceri, scuole e quartieri. Il progetto sperimentale di giustizia riparativa nel territorio diocesano agrigentino ha rappresentato un percorso di crescita per la comunità locale. Nato con l’obiettivo di introdurre e promuovere un concetto spesso sconosciuto, ha portato a risultati sorprendenti grazie a un impegno costante e a una serie di azioni mirate alla sensibilizzazione. All’avvio del progetto, la maggior parte della popolazione non conosceva il concetto di giustizia riparativa. Per molti era un termine astratto e lontano dalla quotidianità. Abbiamo, quindi, organizzato una serie di incontri di sensibilizzazione rivolti a diversi segmenti della società: parrocchie, gruppi di volontari, scuole, professionisti, istituti penitenziari e giovani.
ansa.it, 1 gennaio 2025
Raccolti i componimenti del Premio letterario “Città di Castello”. Un’agenda con poesie e scritti dal carcere, per 2025 scandito anche dalle riflessioni e i pensieri dei detenuti: l’edizione realizzata dalla casa editrice Luoghi Interiori ha infatti una particolarità: è la prima agenda in Italia - si chiama “Luoghi della Bellezza” - a contenere poesie e racconti brevi non solo di poeti e scrittori affermati, ma anche di reclusi e recluse dei penitenziari italiani. “Sfogliando le pagine del calendario settimanale che ci guiderà per tutto il 2025 - spiega il direttore editoriale Antonio Vella - sarà piacevole soffermarsi sui componimenti degli autori reclusi che hanno avuto una menzione speciale nel corso dell’edizione 2024 del Premio letterario Città di Castello e in particolare nella sezione speciale a loro riservata, "Destinazione Altrove”.
ansa.it, 1 gennaio 2025
L’assassinio del padre e del fratello e l’agire per la legalità. “Un caso di giustizia negata ma anche un modo per evidenziare come l’indagine non sia stata portata avanti per minacce ad un parente di un magistrato di rango. Parlo di una vicenda caratterizzata da un’indagine sbrigativa e di un processo con assoluzioni in un contesto di errori. E lo dico anche da addetta ai lavori. Parlo di una vicenda che oltre ad essere personale, mi ha dato spunto per parlare anche di fatti violenti subiti da tanti in contesti mafiosi, casi di femminicidi, violenze di ogni di genere”. Lo ha detto Doris Lo Moro, in occasione della presentazione del libro “Forte come il dolore. Un caso di giustizia negata” scritto dall’ex parlamentare e assessore regionale alla Sanità, nonché magistrato e già sindaco di Lamezia Terme.
di Ettore Costa
spazio50.org, 1 gennaio 2025
In occasione del Giubileo 2025, la Chiesa promuove l’arte contemporanea nelle carceri. L’obiettivo è portare speranza ai detenuti, trasformando gli istituti penitenziari in luoghi di rinascita. In occasione dell’apertura dell’Anno Santo, il Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede annuncia il suo programma d’arte contemporanea. L’intento è mettere al centro della riflessione il rapporto tra ispirazione creativa e la Speranza, alla quale richiama Papa Francesco nella bolla d’indizione del Giubileo 2025, Spes non confundit. Il carcere è a volte considerato un luogo abbandonato dalla speranza, un luogo disperato. Aprire ai valori della speranza significa, per chi è dentro, indicare una meta, riproporre un progetto di vita.
di Pasquale Pugliese*
Il Fatto Quotidiano, 1 gennaio 2025
Mentre la guerra in Medioriente e il genocidio dei palestinesi sembrano non vedere la fine, le dichiarazioni del presidente ucraino Zelesnky al quotidiano Le parisienne lo scorso 18 dicembre paiono invece aprire una possibilità di pace per l’anno che si avvia nella guerra tra Russia e Ucraina. “L’Ucraina non ha la forza di riconquistare la Crimea e il Donbass” - ha riconosciuto Zelensky - “De facto, questi territori sono oggi controllati dai russi. Possiamo contare solo sulla pressione diplomatica della comunità internazionale per costringere Putin al tavolo dei negoziati”.
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