di Luigi Patronaggio*
Avvenire, 29 dicembre 2024
Il procuratore di Cagliari: chiudere i porti a dei disperati che fuggono da guerre, carestie e malnutrizioni non ha nulla a che fare con una seria lotta ai trafficanti di esseri umani. Lungi dal commentare una sentenza le cui motivazioni non sono state ancora depositate e nella quasi certezza che le motivazioni della stessa saranno sorrette, sia in punto di fatto che in diritto, da una loro intrinseca ed inappuntabile coerenza, ciò che mi spinge a scrivere queste righe - non senza esitazioni e nella piena consapevolezza di espormi a critiche e censure - è l’amara constatazione che il contrasto all’immigrazione clandestina a partire dal 20 dicembre scorso non sarà più lo stesso.
di Antonia Ferri e Arianna Egle Ventre
Il Domani, 29 dicembre 2024
Nel 2023 i militari che si sono tolti la vita sono stati quattro. In calo chi si rivolge allo psicologo interno: si teme per la propria carriera. Le testimonianze di un gruppo di ufficiali e il tormento dopo i salvataggi dei migranti. E la storia di Cinzia Conti che ha lasciato il corpo. Il 10 agosto 2023 il sole batte sullo scafo rovente del pattugliatore CP 940 mentre naviga verso numerose barche alla deriva in acque internazionali. La missione, per la nave “Luigi Dattilo” della Guardia costiera italiana, è di sorveglianza marittima. Un membro dell’equipaggio sta cercando Giuseppe Conigliaro: 52 anni, capo componente delle telecomunicazioni, che non si vede da un po’.
di Mario Di Vito e Francesca Luci
Il Manifesto, 29 dicembre 2024
Contrasti tra governo e intelligence in Iran. E Roma predica ancora calma e pazienza. Caso Abedini, gli Usa chiedono l’estradizione. E anche la procura di Milano indaga. A Teheran il silenzio sul caso di Cecilia Sala è totale. La notizia del suo arresto del 19 dicembre e della sua reclusione in isolamento nella prigione di Evin non è stata diffusa da nessun canale ufficiale, né è apparsa tra i lanci dell’agenzia Mizan, che normalmente funge da portavoce del sistema giudiziario iraniano. Così come il ministero degli Affari esteri si rifiuta di commentare, e così le notizie che filtrano sui media di lingua persiana all’estero, al massimo, si limitano a riportare la versione italiana della storia.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 29 dicembre 2024
L’ostacolo degli Usa che hanno chiesto l’estradizione. Il legame tra i due casi e i contatti avviati dall’intelligence. Con il passare delle ore e dei giorni, il sospetto che l’arresto di Cecilia Sala sia legato a quello dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedininajafabani, avvenuto tre giorni prima a Milano, sta diventando sempre più concreto. Quasi una certezza: la liberazione dell’una possibile solo se arriva quella dell’altro. Un intreccio tanto realistico quanto complicato da sciogliere, perché la giornalista italiana è stata presa dalle forze di sicurezza della Repubblica islamica che ora ne dispongono direttamente, mentre l’iraniano (che ha pure un passaporto svizzero) è stato catturato dalla polizia italiana per conto degli Stati Uniti d’America, che ne reclamano l’estradizione.
di Massimo Basile
agi.it, 29 dicembre 2024
Robert Brooks, 43 anni, è morto il 10 dicembre al Wynn Hospital di Utica. Condannato a dodici anni per l’accoltellamento dell’ex fidanzata, appare ammanettato e indifeso, mentre viene steso sul lettino del pronto soccorso e picchiato. Sono state diffuse le immagini del pestaggio mortale a cui è stato sottoposto un detenuto nella stanza del pronto soccorso di un carcere di New York da parte di più di dieci poliziotti e guardie carcerarie. Il caso è sotto inchiesta da parte dell’attorney generale dello Stato, Letitia James, che ha pubblicato il video di circa cinque minuti sul sito ufficiale della procura generale. Le immagini sono sconvolgenti.
di Guido Salvini
Il Dubbio, 29 dicembre 2024
L’appello per chiedere la scarcerazione dello scrittore e giornalista franco-algerino arrestato 16 novembre al suo rientro nel Paese natio. Forse è un nome che non dice molto ma è uno scrittore e giornalista franco-algerino, con doppia nazionalità, è cresciuto accanto alla casa di Albert Camus e ha pubblicato in Francia romanzi importanti come “Il giuramento dei barbari” nel 1999, un libro profetico sulla deriva terroristica dell’islamismo e 2084 la fine del mondo che anche nel titolo riecheggia la critica alle società totalitarie del romanzo, 1984, del grande scrittore inglese George Orwell.
a cura di Ornella Favero*
Il Riformista, 28 dicembre 2024
È importante dare voce alle persone detenute e ai loro famigliari, ma anche alle vittime che non vogliono essere usate per giustificare odio e “vendetta di Stato”. Ospitiamo i racconti delle figlie di due ergastolani. Per chi come me si occupa di fare informazione dal carcere, dando voce alle persone detenute e ai loro famigliari, ma anche alle vittime di reati, il tema dell’ergastolo resta uno dei più spinosi. Quando ci sembra di aver compiuto un passo avanti nel far crescere nella società la consapevolezza che non è la pena cattiva quella che ci rende più sicuri, e che uno Stato che sappia esercitare una giustizia mite è più forte di uno Stato che si mette al livello del criminale e risponde alla violenza con pene disumane, basta un fatto di cronaca nera particolarmente efferato per far tornare più forte che mai la voglia di ergastolo.
di Sergio D’Elia*
Il Riformista, 28 dicembre 2024
Il solo dire “fine pena mai” è un castigo medievale, un marchio d’infamia che scolpisce un giudizio tremendo e senza appello: tu non cambierai mai. “L’ergastolo non esiste in Italia, massimo trent’anni ed esci”, è il luogo comune che circola nei bar, nelle trasmissioni televisive di “approfondimento”, financo nelle aule universitarie. Io ho conosciuto molte persone condannate alla pena infinita che è risultata davvero fino alla morte. Parlerò di alcuni casi di ergastolo applicato “in concreto”, anche se per me quello imposto “in astratto” è già concettualmente intollerabile. Perché il solo dire “fine pena mai” è un castigo medievale, un marchio d’infamia che sul corpo del condannato scolpisce un giudizio tremendo e senza appello: tu non cambierai mai.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 28 dicembre 2024
In un eccezionale discorso tenuto ormai dieci anni or sono di fronte alla delegazione internazionale dei penalisti, Papa Francesco metteva in guardia dal cedere a forme di populismo penale che, appellandosi a un falso concetto di sicurezza, puntano a dare in pasto all’opinione pubblica dei capri espiatori, scelti inevitabilmente tra le fasce più marginali, sui quali far ricadere tutti i mali della società. Oggi le carceri italiane, quelle dove il Papa ha deciso di aprire una Porta Santa giubilare, sono la fotografia esatta di quella ammonizione. Bergoglio ha scelto un gesto epocale per riportare l’attenzione del mondo su un universo dimenticato e rimosso. E per farlo tenendo a mente quella sua lezione del 2014 che è straordinaria per profondità, coraggio, incisività.
di Fabio Ranucci
conquistedellavoro.it, 28 dicembre 2024
La forza del gesto di Papa Francesco, la sua volontà di aprire, dopo quella della basilica di San Pietro, un’altra Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia (prima volta nella storia di un Giubileo), rappresenta per più motivi un passaggio fondamentale. Ciò è avvenuto quando non si placano le violenze delle guerre, dall’Ucraina a Gaza. E poi, in una prigione, luogo da lui scelto e definito durante l’Angelus “cattedrale del dolore e della speranza”. Nei giorni in cui ha detto “basta alla colonizzazione dei popoli con le armi”. Di “lavorare per il disarmo”, augurando ai “fratelli ebrei” pace e serenità, e di condonare i debiti ai Paesi poveri. E quindi di aiutare chi deve scontare la sua pena.
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