di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 30 maggio 2024
La storia di chi ha pagato il suo conto con la giustizia e ora ha un lavoro, una nuova vita. Una storia di riscatto. Un film quello del regista Marco Santarelli, con Mehdi Meskar e Roberto Citran e Luciano Miele proiettato nel carcere Campanello di Ariano Irpino, ispirato ad una vicenda realmente accaduta, quella di Samad, un giovane musulmano, diviso tra il senso di colpa per una vita sbagliata e il desiderio di cambiare. Le proiezioni ad Avellino e Ariano Irpino, sono state organizzate in collaborazione con il Cinecircolo Santa Chiara, la Caritas di Avellino e Ariano Irpino. Un film sostenuto da Antigone, l’associazione che si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 30 maggio 2024
Intesa Sanpaolo, coadiuvata nella scelta da Cesvi, sostiene il progetto “Squadra Dentro: sport e carcere” di Antigone attraverso il Programma Formula, nell’Ipm di Casal del Marmo a Roma. È attiva una raccolta fondi. Susanna Marietti (Antigone): “Rendere disponibile un’attività sportiva strutturata significa mettere nelle mani degli straordinari operatori che lavorano nelle carceri minorili uno strumento che sapranno capitalizzare al meglio nel percorso di recupero del ragazzo”.
ilbustese.it, 30 maggio 2024
Anche quest’anno la Casa Circondariale di Varese ha aderito all’iniziativa della “Partita con mamma e papà” che si svolgerà il 12 giugno dalle 15 alle 16.30. Non avendo un luogo idoneo ad una partita di calcio, è stato deciso di organizzare una attività di ginnastica artistica, che coinvolgerà papà e figli, ad opera dell’Asd GiocoSport di Jerago con Orago. Bambinisenzasbarre avvia l’ottava edizione della “Partita con mamma e papà”, l’atteso incontro tra genitori detenuti e i loro figli che apre le porte degli istituti penitenziari alle famiglie dei detenuti e quest’anno segna il decennale della firma della “Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti”. La “Partita con mamma e papà” è organizzata in collaborazione con il Ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
di Valentina Rigoldi
casadellacarita.org, 30 maggio 2024
Abbiamo chiesto a Benedetto Saraceno, psichiatra allievo di Basaglia, che ha messo al centro del suo lavoro la deistituzionalizzazione, una riflessione sulla tendenza alla repressione per rispondere alle complessità del presente. Benedetto Saraceno, psichiatra, professore di Global Health alla Università di Lisbona appartiene al movimento della psichiatria anti-istituzionale italiana. Da sempre si occupa di approfondire i fenomeni della sofferenza urbana e, richiamandosi all’esperienza con Franco Basaglia, alla cui scuola si è formato, mette al centro della sua riflessione la cultura della deistituzionalizzazione.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 30 maggio 2024
E la Lega vuole vietare anche il disegno della pianta. Polemica sull’emendamento al ddl sicurezza. Magi porta in aula una bustina con il volto della premier. Protesta degli imprenditori della canapa: “Così distruggete 3.000 imprese e 15.000 lavoratori”. “È come pensare di fermare l’alcolismo bloccando la birra analcolica. Di questo passo vieterete anche il basilico e l’origano”. Una bustina di canapa in mano con su l’effige di Giorgia Meloni e la scritta “Canapa eccellenza italiana”, il deputato di +Europa Riccardo Magi nell’aula di Montecitorio prova ad avvicinarsi ai banchi del governo: “Vi fa così paura? È un’infiorescenza, non ha alcun effetto drogante”.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 30 maggio 2024
Con l’emendamento al ddl sicurezza il governo vorrebbe vietare il mercato delle inflorescenze di canapa a prescindere dalla presenza di Thc. È come vietare la birra analcolica per prevenire l’abuso di alcol. Così si mettono fuorilegge oltre 13 mila persone. Negli stessi giorni in cui gli Stati Uniti stanno correndo verso la riclassificazione della cannabis il Governo Meloni decide di uccidere la filiera italiana della canapa. Canapa Sativa Italia invoca l’intervento della Commissione Europea. Il Presidente Biden ha annunciato nei giorni scorsi, come anticipato su queste pagine il 5 settembre scorso, che il processo di revisione della cannabis nelle tabelle del Controlled Substance Act (la legge che ha dato il via alla war on drugs di Nixon) sta volgendo al termine. La DEA, l’agenzia antidroga statunitense, ha condiviso il parere del Ministero della Salute e proposto di spostare la cannabis dalla Tabella I alla Tabella III. Ovvero da quella delle sostanze più pericolose, con relative pene detentive draconiane, a quella delle sostanze di cui è riconosciuto l’uso medico e la scarsa possibilità di dipendenza fisica e psicologica. Finalmente anche la burocrazia proibizionista USA, a piccoli e lenti passi, si avvicina alle conclusioni della Commissione Shafer del 1972. Il report della National Commission on Marihuana and Drug Abuse, nominata dal Presidente Nixon due anni prima, dopo averne valutati gli effetti sociali e sanitari e demistificati i pericoli, aveva infatti raccomandato la decriminalizzazione totale del possesso di cannabis negli USA. In Europa la Germania ha appena legalizzato la coltivazione e il consumo personale di cannabis, seguendo l’esempio di Malta e Lussemburgo. In Uruguay, Canada e 25 stati USA è stato introdotto anche un mercato legale in farmacie, negozi o dispensari. Su questo sfondo internazionale arriva, in piena campagna elettorale, l’attacco del governo italiano alla cannabis light e alle persone che la usano. Il Governo Meloni ha infatti proposto un emendamento al disegno di legge “Sicurezza” che vorrebbe vietare tout court il mercato delle infiorescenze di canapa in Italia. A prescindere che queste contengano o meno THC, il principio attivo psicoattivo della cannabis, presente in quantità irrilevanti nei fiori di light. Il CBD invece, presente nella canapa industriale, non ha effetti psicotropi e nessun effetto collaterale significativo, come riferito dall’OMS a seguito della revisione scientifica del 2020.
di Michele Prospero
L’Unità, 30 maggio 2024
A un passo dal conflitto aperto contro Mosca, il Vecchio continente si consegna mani e piedi alla Nato nel silenzio delle forze progressiste. Il dado è tratto? È certo paradossale che mentre incombe la guerra allargata, spacciata ormai apertamente dalle élite occidentali come un destino cui è vano opporsi, le elezioni europee si giochino solo sui volti dei leader e sugli effetti di polarizzazione del gergo colorito di un capo di governo. Ancor più assurdo è che a spingere senza alcuna remora per imboccare la via del confronto armato generalizzato siano le famiglie verdi, liberaldemocratiche e socialiste.
di Franco Monaco
Il Domani, 30 maggio 2024
Se gli Stati Uniti e la Ue non dessero peso alla iniziativa della Corte penale internazionale passerebbe il principio che le regole non valgono per tutti; che, nell’arena internazionale, vige incontrastata la legge del più forte. È innegabile che la decisione del procuratore capo della Corte penale internazionale dell’Aja di chiedere l’emissione di un mandato di cattura per i leader di Israele rappresenti una notizia. Mai lo si è fatto in passato per capi di stato o di governo di paesi democratici. Di più: semmai, in passato, si è criticata la Cpi per essersi occupata quasi esclusivamente di autocrati e dittatori, soprattutto africani. Nonché dei boia dei Balcani e, recentissimamente, di Putin. La Corte giudica le persone e non gli stati, come nel caso, distinto, ma sempre inerente a Israele per sospetto genocidio del popolo palestinese a Gaza, della Corte di giustizia internazionale.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 30 maggio 2024
L’Ufficio investigativo statale dell’Ucraina (Dbr) ha scoperto un sistema su larga scala di tortura dei detenuti nelle colonie penali del Paese. Secondo quanto si legge sul canale Telegram del Dbr, i dipendenti dell’Ufficio investigativo hanno denunciato numerosi episodi di tortura di prigionieri in diverse regioni dell’Ucraina. “Quattro funzionari dell’istituto statale Colonia correzionale di Bozhkov n. 16 sono stati incriminati e rischiano fino a dieci anni di carcere. Nel corso delle indagini sono emersi numerosi fatti di abusi e percosse nei confronti di persone che scontavano condanne nelle colonie”. Dall’indagine sarebbe emerso che le vittime dei criminali erano quasi tutti coloro che entravano nella colonia. I nuovi arrivati venivano minacciati di essere sistemati tra i detenuti più pervertiti e “venivano picchiati fino a spezzare la loro volontà, costringendoli ad obbedire a qualsiasi ordine senza fare domande. Attualmente si indaga anche su casi di morte per percosse”, si legge nella nota.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 30 maggio 2024
La legge imposta da Pechino nel 2020 al culmine di intense e talvolta violente proteste ha permesso di incriminare per sovversione 47 persone. Alcune ora rischiano l’ergastolo. Un tribunale di Hong Kong ha giudicato colpevoli di sovversione 14 attivisti pro-democrazia nel più imponente processo montato contro l’opposizione da quando la Cina ha imposto una legge sulla sicurezza nazionale per reprimere il dissenso. I 14, insieme ad altri 31 che si erano dichiarati colpevoli in apertura del procedimento, rischiano l’ergastolo, anche se la sentenza non è prevista a breve.
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