di Luciana Cimino
Il Manifesto, 9 maggio 2024
In vista dell’incontro tra il Comitato ordine e sicurezza e i rettori, la mobilitazione continua. E se a Parigi e Amsterdam piovono botte, in Spagna il governo si dice “orgoglioso” delle proteste negli atenei. Se a Parigi, Berlino, Amsterdam i governi hanno scelto di usare il pugno duro sugli studenti che protestano contro il massacro dei palestinesi e la militarizzazione dell’Europa, la Spagna di Pedro Sánchez, ancora una volta, è andata in controtendenza. Martedì sera la ministra per la scienza, l’innovazione e l’università, Diana Morant si è detta, a nome del governo, “orgogliosa” della mobilitazione nelle università iberiche e “degli studenti che pensano in modo critico, lo esercitano e lo trasmettono alla società, gli atenei non sono solo spazi di formazione accademica, ma anche di formazione del pensiero”. Morant ha aggiunto anche che è giusto “riconoscere la protesta sociale attraverso gli studenti”, la loro “posizione sulla Palestina è la stessa che sta difendendo il presidente del governo di Spagna dentro e fuori le nostre frontiere”.
di Chiara Sgreccia
L’Espresso, 9 maggio 2024
“Il potere non è per loro. È contro di loro, contro la loro sincerità, contro chi muore sotto le bombe. Oggi nessuno può sapere come evolveranno le proteste. Per fortuna i ragazzi sono immuni all’ipocrisia di chi pensa che le cose vadano bene così”. Il fisico e saggista Carlo Rovelli parla con L’Espresso delle proteste degli studenti che si stanno allargando velocemente in tutto il mondo. Eccole: le tende sono arrivate (tornate) anche in Italia. Dopo che gli studenti dell’ateneo di Bologna si sono accampati in Piazza Scaravilli, nel cuore della città universitaria lo scorso 5 maggio per chiedere all’Alma Mater Studiorum di rompere i legami della ricerca con gli enti israeliani e i rapporti con l’industria bellica, anche a La Sapienza di Roma (6 maggio) e alla Federico II di Napoli (7 maggio) i manifestanti della Rete studentesca per la Palestina hanno allestito l’acampada: “È il momento di portare la nostra mobilitazione a un livello superiore: aderiamo alla chiamata internazionale dell’intifada studentesca”, spiegano.
di Valentina Brinis*
L’Unità, 9 maggio 2024
La sentenza di Trapani ha demolito la propaganda sui “taxi del mare” che ha consentito di approvare le norme contro il soccorso in mare, intanto il governo vuol fermare anche gli aerei delle Ong che sorvolano il Mediterraneo. E dunque c’è un giudice a Trapani, prendendo in prestito Bertold Brecht con la sua idea di giustizia a Berlino. Il 18 aprile si è conclusa la fase preliminare di un processo che ha visto sul banco degli imputati alcuni membri degli equipaggi delle organizzazioni umanitarie Juventa, Medici Senza Frontiere e Save the Children.
di Silvia Albano
L’Unità, 9 maggio 2024
Secondo il protocollo, in Albania potrebbero essere trattenuti solo i richiedenti asilo provenienti da paesi di origine sicura. Entrano nella lista Bangladesh, Camerun, Colombia, Egitto, Perù e Sri Lanka. Con il DM 7 maggio 2024 è stato allargato l’elenco dei paesi sicuri a ulteriori paesi, includendo così i paesi di origine da cui provengono la maggioranza dei migranti. Attualmente l’elenco dei paesi di origine sicuri è così composto: Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Camerun, Capo Verde, Colombia, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Nigeria, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia. Rispetto al DM 17 marzo 2023 ove erano stati inseriti paesi come la Nigeria e la Costa d’Avorio, sono stati aggiunti Bangladesh, Camerun, Colombia, Egitto, Perù e Sri Lanka.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 9 maggio 2024
Stallo sulle macerie. Come finirà? A Rafah si consuma, giorno dopo giorno, uno dei drammi più laceranti del mondo contemporaneo dopo mesi di massacri e di stragi. Come finirà? A Rafah si consuma, giorno dopo giorno, uno dei drammi più laceranti del mondo contemporaneo dopo mesi di massacri e di stragi, i 1200 morti israeliani del 7 ottobre, i 35 mila palestinesi, di cui il 70 per cento donne e bambini, ostaggi ebrei compresi di cui nessuno sa davvero quanti siano ancora vivi. È una domanda che si fanno tutti, anche i più indifferenti perché si intuisce che da qui, come dal fronte dell’Ucraina, verrà fuori il nostro futuro e il modo in cui saremo percepiti come una civiltà occidentale credibile al Sud del mondo.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 9 maggio 2024
Migliaia di civili in fuga. Il carburante non entra, scorte solo per tre giorni. Nella città rimangono 1,4 milioni di palestinesi. Haaretz: Netanyahu vuole affidare a una società privata Usa il controllo del confine tra Gaza ed Egitto. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha lanciato ieri un nuovo allarme, sapendo che non sarebbe servito a fermare l’avanzata dei reparti corazzati israeliani nella zona orientale di Rafah e a scuotere i governi mondiali, sempre meno reattivi al contrario della società civile globale. Gli abitanti fuggono dalla città sul confine con l’Egitto. “Tra le 30mila e le 40mila persone hanno lasciato Rafah per Khan Younis e Deir al Balah, ma più di 1,4 milioni di persone rimangono a rischio a Rafah, inclusi 600 mila bambini”, ha avvertito il direttore generale dell’Oms. “L’ospedale Al Najjar di Rafah ha già chiuso - ha proseguito Tedros - I suoi pazienti sono stati trasferiti altrove e il personale ospedaliero sta rimuovendo le scorte e alcune attrezzature per salvaguardarli”.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 9 maggio 2024
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: “A Gaza non c’è più un rifugio sicuro. Italia fedele alla politica filo-israeliana che non vede i palestinesi come titolari di diritti. Siamo il terzo fornitore di armi a Israele, bisogna dire basta”. L’ordine di evacuazione di 100.000 palestinesi, ammassatisi nel corso di questi mesi a Rafah a seguito di precedenti analoghi ordini, è stato il segnale dell’inizio dell’offensiva israeliana, per il momento parziale. Un’operazione terrestre su vasta scala produrrebbe un’ecatombe, lo hanno previsto e lo stanno ricordando in questi giorni le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani.
di Alessandra Fabbretti
Il Manifesto, 9 maggio 2024
Paesi “sicuri”. Centomila prigionieri politici, repressione dei diritti delle minoranze, delle persone Lgbtqia+, della stampa. E da aprile 2023 si moltiplicano le accuse di arresti arbitrari, abusi e respingimenti di rifugiati in fuga dalla guerra civile sudanese. Nel nuovo elenco dei Paesi sicuri per i migranti il governo Meloni inserisce anche l’Egitto, per facilitare il rimpatrio di persone migranti. Neanche Luigi Di Maio, all’epoca in cui guidava il ministero degli esteri e accusava le ong di essere “taxi del mare”, arrivò a tanto. E dire che erano ancora in corso le faticose indagini della Procura di Roma sull’uccisione di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello sequestrato, torturato e ucciso tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016 al Cairo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 maggio 2024
I dati del Dap confermano che la situazione carceraria ha raggiunto livelli critici, con 145 istituti penitenziari su 189 che superano il tasso di affollamento del 100%. I nuovi dati aggiornati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) attestano un ulteriore incremento del sovraffollamento nelle carceri italiane. Il numero di detenuti presenti alla data del 30 aprile 2024 risulta pari a 61.297: sono cresciuti di 1.131 unità da inizio anno (+1,9%). Siamo sempre più vicini a quello che portò nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo ad infliggerci una umiliante condanna per trattamenti inumani e degradanti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 maggio 2024
“Vogliamo ascoltare la voce di imprenditori, ma anche volontari e associazioni che portano avanti, nonostante mille difficoltà, progettualità importanti da replicare in altri istituti penitenziari”, ha detto la portavoce di Azione. “Incentivare il lavoro nelle carceri, avvicinando il mondo dell’impresa ai detenuti, è prioritario se vogliamo puntare alla recidiva zero. Quella di oggi è un’iniziativa trasversale, oltre ogni appartenenza o colore politico. Siamo tutti in prima linea e siamo qui per ascoltare chi ogni giorno opera nelle carceri italiane, mettendo al centro la formazione e il lavoro”. Lo ha detto Mariastella Gelmini, senatrice e portavoce di Azione, in apertura dell’evento “ESG e Carcere: l’inclusione possibile” nella sala Zuccari del Senato.
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