di Ermes Antonucci
Il Foglio, 30 marzo 2023
Il Guardasigilli esclude i rappresentanti del sindacato delle toghe dal tavolo tecnico sul processo penale. E ai penalisti promette: “Entro giugno le riforme su prescrizione, abuso d’ufficio e intercettazioni”. Il Guardasigilli, Carlo Nordio, porge la mano agli avvocati penalisti sulle riforme della giustizia, ma snobba l’Associazione nazionale magistrati, con uno strappo destinato a generare polemiche.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 30 marzo 2023
Nuovo impegno del ministro della giustizia con gli avvocati penalisti. Niente testi ma un “cronoprogramma”. E insedia un altro tavolo per la revisione del processo penale, escludendo i rappresentanti dell’Associazione magistrati. Che protesta.
di Glauco Giostra
Il Domani, 30 marzo 2023
Abbiamo impiegato più di trent’anni per introdurre nel nostro sistema il reato di tortura in attuazione della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottata il 10 dicembre 1984 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e già se ne propone la soppressione.
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 marzo 2023
Il guardasigilli sulle proposte di legge targata Fratelli d’Italia: “Vi è soltanto un aspetto tecnico che deve essere rimodulato”. “Posso dire senza se e senza ma che il governo non ha nessuna intenzione di abrogare il reato di tortura”. Parola del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che risponde così a una interrogazione sulle modifiche normative relative ai reati di tortura e di istigazione alla tortura.
di Giulia Merlo
Il Domani, 30 marzo 2023
Il ministro ha detto che “il governo non ha intenzione di abrogare il reato”, apparentemente contraddicendo l’iniziativa del partito che lo ha eletto. Ha aggiunto che però andranno fatte correzioni tecniche: renderlo a dolo specifico e separarlo da quello di “trattamenti inumani”. Gli stessi argomenti usati da FdI nella sua proposta di abrogazione
di Leo Beneduci*
Il Fatto Quotidiano, 30 marzo 2023
Dalla tortura alla gogna mediatica. Può essere vero, come descritto nella relazione illustrativa della proposta di legge per l’abolizione, che le fattispecie introdotte dal Legislatore nel luglio 2017 mediante gli artt. 613 bis e 613 ter del codice penale e recanti nel titolo, rispettivamente, “Tortura” e “Istigazione del pubblico ufficiale a commettere torture” presentino caratteri di contraddittorietà e di genericità, ad esempio, rispetto alla Convenzione contro la tortura ed altre pene e trattamenti crudeli, inumani e degradanti (CAT) adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 30 marzo 2023
No francese all’estradizione e le polemiche italiane. Non è garantismo. Non è dottrina Mitterrand. È il rispetto delle leggi quello che ha indotto i giudici francesi a respingere la richiesta di estradizione del governo italiano nei confronti di dieci persone condannate molti anni fa per gravi fatti di sangue e di terrorismo.
di Concetto Vecchio
La Repubblica, 30 marzo 2023
Già esponente dei Pac, ha passato 12 anni in prigione. E a di quelli riparati in Francia dice: "Non mi sento di condannarli". Ma anche: "Capisco le vittime che cercano vendetta, eppure la strada è il dialogo". E sul carcere: "Meglio pene alternative come i servizi sociali"
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 30 marzo 2023
L’estinzione della pena principale, attraverso la misura alternativa, si estende infatti anche a tutti gli effetti penali della condanna. L’esito positivo dell’affidamento in prova cancella non solo la pena principale, ma anche quelle accessorie. Non commette quindi il reato di inosservanza delle pene accessorie previsto dall’articolo 389 del Codice penale chi non rispetta la prescrizione impostagli dopo che ha scontato la pena principale attraverso una misura alternativa conclusasi positivamente.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 30 marzo 2023
Sulla vicenda del 42enne romano deceduto lo scorso 12 ottobre a Oristano restano troppi punti oscuri. La richiesta: “Fate l’autopsia”. C’è qualcosa che non torna nella morte di Stefano Dal Corso. Ne è convinta la famiglia del detenuto scomparso nel carcere di Oristano il 12 ottobre scorso. Per le autorità si è trattato di un suicidio, ma restano diversi punti controversi. Per dissiparli basterebbe un’autopsia, finora però è stata negata. “Appena ho visto che non era stata fatta ho presentato istanza. Era venerdì 21 ottobre, la mattina seguente avevo già la risposta negativa dalla procura”, dice l’avvocata dei parenti Armida Decina nella conferenza stampa organizzata ieri al Senato dalla senatrice Ilaria Cucchi (Alleanza verdi e sinistra).
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