di Marica Fantauzzi
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
La stretta repressiva in atto sta cancellando un modello che aveva messo al centro i ragazzi. Parla Francesca Mosiello, psicologa e mediatrice penale. Francesca Mosiello ha 23 anni quando per la prima volta varca la soglia dell’Istituto penale per minorenni di Casal Marmo. Era il 2003 e lei era una tirocinante in psicologia. È una delle prime cose che racconta, anche oggi, quando entra in Istituto. Tra i fatti che incuriosiscono di più i giovani detenuti che la ascoltano ce n’è uno, che oggi appare inverosimile: all’epoca, le ragazze e i ragazzi condividevano gli spazi detentivi comuni e la divisione tra i sessi nelle attività, ora considerata un paradigma della detenzione (anche) minorile, non era prevista.
di Alfio Sciacca e Andrea Barsanti
Corriere della Sera, 17 gennaio 2026
L’inseguimento in classe e anche fuori, poi la coltellata che ha trafitto la milza. Un professore: “Ma non siamo il Bronx”. La vittima studiava e lavorava in pizzeria per aiutare la famiglia. Il killer aveva già portato armi a scuola. La speranza di familiari e amici che per tutto il pomeriggio hanno imprecato e pregato davanti al Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea di La Spezia si è dissolta alle 8 di sera. Abanoub Youssef, che tutti chiamavano “Abu”, egiziano, non ce l’ha fatta a superare le conseguenze della devastante coltellata al torace. Al suo arrivo in ospedale è andato in arresto cardiaco ed è stato rianimato per 90 minuti. I medici sono riusciti comunque a far ripartire il battito. Poi in sala operatoria per tre ore. Ma poco dopo il trasferimento in Rianimazione è deceduto.
di Giuliana Ubbiali
Corriere della Sera, 17 gennaio 2026
Sempre più diffuso l’uso di coltelli: “Dicono di averli come tutti, minimizzano fatti gravi”. “Il termine maranza? È sicuramente gergale, noi giudici non lo usiamo, salvo per volerci riferire al nuovo fenomeno di gruppi di ragazzini, spesso minorenni o neomaggiorenni, che stazionano nelle nostre città e commettono reati, a volte senza rendersene conto. L’etichetta però è una semplificazione, perché quando si esaminano i singoli comportamenti ci si accorge che ogni caso è a sé e il fenomeno è estremamente complesso”. Droga, psicofarmaci, problemi psichiatrici, coltelli, social, adulti smarriti di fronte a cambiamenti veloci: ecco la complessità.
di Fabrizio Caccia
Corriere della Sera, 17 gennaio 2026
“Un decreto anti lame”, la maggioranza vuole accelerare dopo l’assassinio di La Spezia. Il Pd: “Solo slogan”. Il ministro dell’Interno Piantedosi spinge sul pacchetto sicurezza. Valditara: “Una tragedia per l’intero Paese”. La Lega ha fretta. La morte a La Spezia del giovane Youssef Abanoub, accoltellato a scuola da un suo compagno di classe, potrebbe accelerare ulteriormente la stretta decisa solo tre giorni fa dal governo Meloni per punire i reati legati alle lame, secondo l’Istat in crescita allarmante. “Sconvolgente, doloroso, assurdo - scrive su X il vicepremier Matteo Salvini. Troppa violenza, troppi coltelli anche tra i giovanissimi”.
di Sabino Cassese
Corriere della Sera, 17 gennaio 2026
Il mondo è stretto tra le difficoltà della democrazia e la fine dell’ordine internazionale. Da quando, 80 anni fa, la Carta delle Nazioni Unite ha proibito il ricorso alle guerre, vi sono stati nel mondo circa 200 conflitti bellici. Da quando, 20 anni fa, è stato avviato il programma delle Nazioni Unite per promuovere la democrazia, in circa 50 Paesi la democrazia è arretrata. Ma mai era accaduto quello che ora succede, e cioè che le due crisi, quella del diritto internazionale e quella della democrazia, si intrecciassero. Questa è la peculiarità della situazione odierna nel mondo.
agensir.it, 17 gennaio 2026
La Commissione internazionale dei giuristi (Icj l’acronimo in inglese dell’ong, con sede a Ginevra), nel suo rapporto, presentato ieri, intitolato “Scarcerati ma non liberi”, analizza l’abuso delle detenzioni arbitrarie e delle misure cautelari per perseguitare il dissenso in Venezuela attraverso un documento organizzato in sette sezioni. Nel caso delle recenti scarcerazioni, si sottolinea che, perlopiù, “i processi penali seguono regolarmente il loro corso. Le organizzazioni della società civile che hanno accompagnato i detenuti hanno riferito che le persone sono state rilasciate, con l’imposizione di misure alternative che non implicano il carcere, ma che includono l’obbligo di presentarsi davanti ai tribunali, la proibizione di lasciare il Paese e il divieto di rilasciare dichiarazioni ai mezzi di comunicazione. L’obbligo di firma influisce negativamente soprattutto su chi vive lontano dalla capitale, poiché i tribunali antiterrorismo utilizzati per questi procedimenti hanno sede solo a Caracas, richiedendo viaggi costosi”.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 16 gennaio 2026
Il daltonismo dell’informazione: quando i numeri delle ingiuste detenzioni e delle carceri sovraffollate vengono ignorati. In politica, nell’informazione, e a maggior ragione all’incrocio tra politica e informazione, comanda chi impone l’agenda. Dunque non deve sorprendere il daltonismo che impone la (giusta) considerazione di alcuni dati, ma che eclissa la considerazione altrettanto impellente di dati analoghi.
garantedetenutilazio.it, 16 gennaio 2026
Il Portavoce Samuele Ciambriello e il Coordinamento della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale hanno redatto un documento per chiedere alla politica un provvedimento deflattivo, più interventi della magistratura di sorveglianza sulle misure alternative al carcere e la liberazione anticipata speciale da 45 a 70 giorni ogni semestre. Dal titolo “Non nuove carceri ma carceri nuove”, il documento lancia un appello alla politica e alle istituzioni affinché venga ripensato radicalmente il sistema penitenziario, superando una logica esclusivamente emergenziale fondata sulla costruzione di nuovi istituti.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 gennaio 2026
La nuova stretta sulla sicurezza messa a punto dal Viminale e anticipata ieri dal Dubbio delinea un salto di qualità per la politica del governo: una torsione autoritaria che rischia di comprimere diritti fondamentali e alterare l’equilibrio tra sicurezza e libertà, soprattutto sul terreno del dissenso e dell’immigrazione. La scelta di procedere con un decreto legge (che entro la fine del mese dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri), affiancato da un ddl più ampio, non è neutra. Il primo consente all’esecutivo di intervenire rapidamente, riducendo lo spazio di discussione parlamentare su misure che incidono direttamente sulle libertà personali.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 16 gennaio 2026
Dal divieto di ingresso nelle acque italiane per le navi con migranti alle espulsioni. I testi, garantiscono al Viminale, sono già all’attenzione di Palazzo Chigi e potrebbero essere inclusi nell’ordine del giorno di uno dei prossimi Consigli dei ministri. Come anticipato mercoledì sera da Avvenire, le bozze circolate finora compongono un “pacchetto” formato da due differenti provvedimenti: un disegno di legge, in tre capi e 40 articoli, e un decreto legge di altri 25. La maggioranza di centrodestra, pur con un’accesa dialettica interna, lo ritiene - per dirla col sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni - adeguato ad “alzare la qualità della sicurezza dei cittadini, del contrasto all’immigrazione irregolare e delle tutele e delle capacità operative delle forze di polizia”. Le opposizioni, invece, denunciano un pericoloso inasprimento delle norme in vari settori. Per capire, abbiamo chiesto le valutazioni di alcuni giuristi di vaglia.
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