di Filippo Blengino*
Il Dubbio, 12 dicembre 2025
In un Paese irrigidito, che ha paura persino della propria ombra, può succedere - anzi succede - che chi vende o cede una semplice pianta o i suoi derivati, pur privi di qualsiasi effetto stupefacente, venga trattato alla stregua di Pablo Escobar. Così l’innocuo diventa crimine e criminali diventano cittadini, imprenditori, produttori che quella foglia l’hanno coltivata, venduta e acquistata seguendo le leggi dello stesso Stato che ora li condanna. E, sempre in questo Paese irrigidito, può succedere - anzi succede - che un caso di “spaccio” venga archiviato dal Pubblico Ministero di Roma e accolto dal GIP senza una riga di motivazione (a proposito di separazione delle carriere!) perché qualificato come azione politica “dimostrativa”.
di Niccolò Nisivoccia
Corriere della Sera, 12 dicembre 2025
Non c’è dubbio: gli eventi di questi ultimi anni, dei nostri giorni, potrebbero indurre a visioni pessimistiche. Il diritto è finito, morto, superato: lo si ripete da ogni parte, lo pensano in tanti. È lo spirito del tempo: pensare che non esista legge che tenga, che la forza e la violenza siano una necessità, accusare chi pensa il contrario di essere solo un’anima candida - come a dire: è la realtà, bellezza, è inutile sognare. E quindi concepirlo, il diritto, solo in senso autoritario: come se il diritto non fosse a sua volta altro che forza e violenza, come se questa fosse la sua stessa natura - intimidatoria, se non addirittura persecutoria. Non c’è dubbio: gli eventi di questi ultimi anni, dei nostri giorni, potrebbero indurre a visioni di questo genere.
di Elisabetta Zamparutti
L’Unità, 12 dicembre 2025
La giornata mondiale per i diritti umani è stata istituita il 10 dicembre del 1950 per commemorare l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani avvenuta due anni prima, il 10 dicembre del 1948, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Fu una delle prime giornate mondiali a essere istituita. All’epoca ne esistevano solo un paio. Oggi il calendario offre l’occasione di commemorare quasi ogni giorno, insieme ad almeno un santo, anche una ricorrenza mondiale. Sono profondamente convinta che la proliferazione eccessiva, vale per i beni di consumo come anche per le giornate mondiali, rischia di vanificarne il valore e il significato.
di Luca Foschi
Avvenire, 12 dicembre 2025
Un dossier di 173 pagine racconta l’orrore cominciato in Israele alle 6.30 del 7 ottobre 2023 e proseguito fino al rilascio degli ostaggi. Omicidio, oltraggio alla dignità personale, tortura, presa di ostaggi, saccheggio, violenza sessuale, distruzione di beni civili, utilizzo di scudi umani, sparizione forzata, attacco indiscriminato alla popolazione civile: il nuovo report di Amnesty International, “Targeting civilians”, “ha trovato elementi sufficienti per concludere che molte fra queste violazioni sono state compiute da membri dei gruppi armati palestinesi, e costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Per questi, oggi, nessuno è stato portato davanti alla legge”.
di Agnese Palmucci
Avvenire, 12 dicembre 2025
Da settembre è scattata a Chicago l’operazione governativa anti migranti “Midway Blitz”. I cattolici stanno alzando la voce con attività e manifestazioni a difesa dei diritti degli stranieri. A Chicago è diventato normale andare a celebrare Messa la domenica e non vedere più i propri parrocchiani seduti ai banchi della chiesa. Da un giorno all’altro. “Arrivano le famiglie e ci dicono che li hanno arrestati nella notte”, racconta padre David Inczauskis, sacerdote gesuita ordinato da sei mesi, che, insieme ad altri, sta coordinando le attività delle comunità cattoliche della diocesi per il supporto ai migranti detenuti dalla polizia federale perché ritenuti “irregolari” o rischiosi per l’ordine pubblico. “A settembre scorso il presidente Trump ha annunciato l’operazione “Midway Blitz” - spiega il giovane, studente di dottorato alla Loyola University di Chicago - e in poco tempo sono arrivati gli agenti della pattuglia di frontiera, la Border Patrol, che normalmente si trova lungo il confine con il Messico, ed è incrementata l’attività dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), per trattenere e deportare persone senza documenti”. Negli ultimi tre mesi, aggiunge, sono aumentati in modo significativo anche i casi di “profilazione razziale”, per cui “vengono fermate anche persone che non sono prive di documenti”, solo per il colore della pelle.
di Alessia Candito
La Repubblica, 11 dicembre 2025
Carcere, l’appello di garanti e associazioni: “Provvedimento di clemenza per svuotare le prigioni”. Negli istituti di pena italiani ci sono 63.500 a fronte dei 46.500 posti effettivamente disponibili. Nelle scorse settimane, il presidente La Russa aveva proposto un mini-indulto, ma il governo ha spento le speranze. Un provvedimento di clemenza che riduca in maniera netta e rapida il numero di detenuti negli iperaffollati penitenziari italiani. L’appello arriva da diciannove fra organizzazioni e sindacati, fra cui Cgil, a Buon diritto, Arci e Cgil, che insieme alla conferenza dei Garanti dei diritti delle persone private della libertà personali che chiedono al governo un provvedimento urgente. “La condizione negli istituti penitenziari italiani è drammatica”, affermano.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 11 dicembre 2025
Un provvedimento immediato che riduca la pressione sul sistema penitenziario, riportandolo entro soglie minime di vivibilità. Ricordiamo le parole di Bergoglio. Settantaquattro persone detenute suicide da inizio anno. Altrettanti cartoni senza volto, alcuni anche senza nome, di fronte a Montecitorio. Il 10 dicembre, giornata dei diritti umani, è stata celebrata a Roma con un flash mob organizzato in occasione del Memorial Cucchi a cui hanno partecipato fra gli altri la sorella Ilaria e Fabio Anselmo. Alle morti incatenate si aggiungono i suicidi di agenti di polizia penitenziaria e operatori sociali, oltre a 47 decessi ancora da chiarire. Numeri che parlano di una sofferenza estrema all’interno delle carceri, insopportabile per chiunque la vivi. Il sovraffollamento è arrivato a contare 63.868 persone ristrette a fronte di poco più di 46.500 posti effettivamente disponibili. Un sistema che è palesemente fuori legalità costituzionale e convenzionale.
di Roberta d’Angelo
Avvenire, 11 dicembre 2025
Il capo dello Stato ha inaugurato un’istallazione artistica e ricorda il dovere del fine rieducativo della pena: “I detenuti fanno parte della Repubblica”. Nella settimana del Giubileo dei detenuti, Sergio Mattarella torna a dare voce e senso a chi sconta la pena nei penitenziari italiani. Non tutti, rileva, adeguati al ruolo che la Costituzione definisce per la riabilitazione carceraria. Ed è in questa ottica che il capo dello Stato fa un elogio alle realtà, come quella di Rebibbia, che garantiscono a quanti scontano la pena per i reati commessi di non rimanere “isolati dal mondo esterno”, perché, “come è doveroso”, facciano “parte del mondo esterno, del mondo della nostra Repubblica”.
di Monica Mondo
Famiglia Cristiana, 11 dicembre 2025
Bisogna vigilare, perché la sicurezza è un bene necessario; ma sperare in una redenzione, che è il termine cristiano per parlare di recupero. Perché i detenuti restano persone e vanno trattate da persone, senza infierire, senza abbandonarle “gettando la chiave”. C’è stato un movimento politico bipartisan per la legge sul femminicidio, con alcuni distinguo sul consenso che richiedeva approfondimenti. Sarebbe un bel segno un altro accordo tra maggioranza e opposizione per un provvedimento umanitario che consenta ai detenuti a fine pena di trascorrere il tempo rimanente a casa. Non capiterà, temo: troppo forti gli irrigidimenti ideologici o l’uso strumentale della pietà. Una “emergenza della bontà”, come l’ha definita il presidente del Senato Ignazio La Russa, ed è una notizia che la proposta arrivi da un esponente di spicco di un partito che non è mai stato attratto da iniziative “svuota carceri”. In anni passati richieste di sconti per buona condotta erano state fatte e ottenute. E ricordiamo l’appello inascoltato di Giovanni Paolo II a Montecitorio, tanti anni fa.
di Massimo Brugnone
Il Foglio, 11 dicembre 2025
“Non siamo d’accordo, né come Governo, né personalmente su una proposta svuota carcere”. E’ netto nella sua posizione il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove in merito alla richiesta del presidente del Senato Ignazio La Russa che aveva auspicato un provvedimento entro Natale per ridurre il sovraffollamento carcerario. L’onorevole di Fratelli d’Italia è intervenuto insieme al deputato di Italia Viva Roberto Giachetti alla prima puntata del video-podcast “Divergenze parallele” del Foglio e ha espresso la sua contrarietà a ridurre i tempi delle pene per i detenuti attualmente in carcere. “Ma per un dato empirico di plastica evidenza - spiega Delmastro - io sono nato presso a poco 50 anni fa, c’era il problema del sovraffollamento carcerario, mancavano circa 10.000 posti detentivi. Sono nel ben mezzo del cammin della mia vita, direbbe il poeta, e c’è il sovraffollamento carcerario, mancano 10.000 posti detentivi. Questo fa comprendere che le sinistre ricette messe in campo in passato, da indulti a svuota carcere più o meno mascherati, non hanno funzionato”.
- Pinelli (Csm): “In cella solo chi desta allarme sociale”
- Webinar internazionale sulle alternative all’isolamento carcerario
- La riforma della giustizia serve al governo per far saltare l’equilibrio tra poteri
- Padovani. “Con il Sì il pm sarà libero. Non avrà più bisogno della tessera del pane”
- Gialuz: “Il No deve far capire ai cittadini che in ballo c’è la democrazia stessa”










