di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 21 aprile 2026
Avvocati in rivolta non solo sulla ormai proverbiale norma sul rimpatrio “volontario” dei migranti. A non convincere c’è anche la stretta sugli stupefacenti, mentre tra gli emendamenti approvati spunta il sequestro dei contenuti online del profilo social personale. Per le Camere penali è a rischio di incostituzionalità la previsione introdotta all’ultimo al Senato che, per i reati di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, esclude la lieve entità quando, per l’allestimento di mezzi o strumenti o per le modalità dell’azione, le condotte sono poste in essere in modo continuativo e abituale.
di Eriberto Rosso
Il Riformista, 21 aprile 2026
È in questi giorni in discussione al Senato per la sua conversione il Decreto-legge 24/02/2026. Si tratta dell’ennesimo pacchetto sicurezza che ormai il Governo sforna senza soluzione di continuità, di chiara e drammaticamente rivendicata impronta populista. Un insieme di norme illiberali, connotate da ipertrofia sanzionatoria, illusoria risposta a fenomeni sociali complessi da una parte, e simbolica presa di posizione a fronte di episodi drammatici di cronaca dall’altra. Questa volta, però, sono proprio le premesse a smentire qualsiasi utilità dell’iniziativa normativa. La stretta repressiva, infatti, riguarda fenomeni di marginalità sociale, i minori, i migranti in condizione di illegalità, il mondo carcerario, tutti ambiti sui quali si è intervenuti con i precedenti Pacchetti Sicurezza, quattro di questo ultimo Governo, da quello contro i rave al Decreto Cutro, al penultimo con la criminalizzazione della resistenza passiva in carcere.
di Sofia Ciuffoletti*
Il Riformista, 21 aprile 2026
Il nuovo decreto legge, cosiddetto “Sicurezza”, n. 23 del 24 febbraio 2026, porta avanti la strategia del “prisma invertito” della giustizia penale minorile (dalla tutela per i minori alla tutela dai minori) e in generale dei princìpi ispiratori della tutela minorile. In una sorta di superfetazione normativa, infatti, il nuovo decreto legge interpola nuove norme repressive all’interno del testo del cosiddetto Decreto Caivano. La scelta e le tempistiche di questi interventi normativi, analizzati attraverso l’angolo di osservazione della giustizia (e della tutela) minorile, sono guidati dai fatti di cronaca che coinvolgono minorenni o giovani adulti (in questo ultimo caso dalla vicenda dell’omicidio del diciottenne Aba Youssef, ucciso da un compagno di scuola con una coltellata o, ancora, dalla vicenda, intervenuta successivamente, del tredicenne di Trescore Balneario che ha accoltellato una professoressa a scuola, filmando l’aggressione) e che dovrebbero interrogare la cosiddetta comunità educante (non solo i genitori, dunque e le famiglie, ma anche la scuola, la società e, più in generale, lo Stato) sulle questioni che attengono alle nostre capacità di adulti di intercettare e farci carico delle vulnerabilità dei giovani e di portare avanti il carico educativo di un’intera generazione, attraverso azioni integrate di studio e ricerca dei fenomeni in atto nel mondo degli adolescenti al fine di predisporre misure di intervento educativo, sostegno e contrasto all’odio e alla violenza. Un esempio di questo tipo di ricerche è rappresentato dal rapporto appena licenziato da Save the Children sulla violenza nelle relazioni sessuo-affettive in adolescenza, intitolato “Stavo solo scherzando”, che ci presenta uno spaccato importante dell’attualità dei giovani e delle giovani, su cui basarsi per immaginare e costruire azioni di contrasto alla violenza relazionale (https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/stavo-solo-scherzando).
di Elisa Barresi
ilreggino.it, 21 aprile 2026
Nell’intervista “A tu per tu speciale carceri” traccia un quadro del sistema penitenziario calabrese: numeri contenuti e potenzialità positive, ma gravi criticità sul fronte sanitario e della collaborazione istituzionale. Un sistema che può funzionare solo attraverso sinergia e responsabilità condivisa. Prosegue il focus sul mondo delle carceri con una nuova puntata di “A tu per tu speciale carceri”, che accende i riflettori sulla realtà calabrese, spesso percepita come distante ma in realtà parte integrante della società. Ospite dell’intervista è la provveditrice dell’amministrazione penitenziaria della Calabria, Lucia Castellano, insediatasi da pochi mesi ma già in grado di offrire una visione ampia e concreta del sistema.
Ristretti Orizzonti, 21 aprile 2026
Il 22 aprile 2026 alle ore 10:00, presso la sede del Consiglio regionale della Campania, isola F13 del Centro Direzionale di Napoli (Sala “G. Siani”), si terrà la presentazione della “Relazione annuale 2025”, a cura del Garante campano delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello. All’incontro prenderanno parte magistrati, direttori degli istituti penitenziari, operatori, cappellani e presidenti di tribunale. Dalla Relazione annuale emerge un quadro segnato da criticità persistenti. In Campania si registrano circa 7.800 persone detenute a fronte di poco più di 6.100 posti disponibili, con un esubero di oltre 1.600 detenuti, dato che conferma il grave problema del sovraffollamento negli istituti di pena regionali.
cagliaritoday.it, 21 aprile 2026
La presidente di Socialismo Diritti Riforme, Maria Grazia Caligaris, denuncia il rischio di un’attuazione silenziosa dei piani del Dap. Sotto i riflettori la concentrazione di detenuti in regime di massima sicurezza a Cagliari-Uta e Nuoro, mentre manca il dialogo tra Governo e Regione. Il rimpasto di deleghe e il silenzio istituzionale seguito alle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro non devono tradursi in un calo di tensione sulla gestione dei regimi penitenziari nell’Isola. È questo il monito lanciato da Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme (Sdr), in merito alla massiccia presenza di detenuti sottoposti al regime di 41-bis nelle carceri sarde.
di Maria Ducoli
La Nuova Venezia, 21 aprile 2026
La carenza di personale si ripercuote sulla popolazione carceraria. Bressani: “Ogni educatore segue cento persone, impossibile aiutarli”. Da una parte gli uffici, le procure e i tribunali senza personale amministrativo e di cancelleria. I tempi biblici dei procedimenti, le pendenze, i rallentamenti. Dall’altra, le carceri senza personale. Le fragilità lasciate a loro stesse e il tasso di recidiva alle stelle. Due facce della stessa medaglia, quella di un sistema giudiziario in affanno, a tutti i livelli.
ilpost.it, 21 aprile 2026
Il ministero della Giustizia ha svuotato il San Michele di Alessandria e bloccato le attività culturali senza dare spiegazioni, per farlo diventare un carcere per il 41-bis. Il carcere “San Michele” di Alessandria, in Piemonte, è considerato un carcere virtuoso: al suo interno lavorano da tempo diverse cooperative e associazioni che si occupano del reinserimento delle persone detenute, una delle quali è anche stata premiata, l’anno scorso, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da qualche mese però i progetti educativi, formativi e professionali sono stati interrotti per volere del ministero della Giustizia, perché il carcere è stato in parte svuotato per essere convertito al regime di detenzione 41-bis, il cosiddetto “carcere duro”. Non sono state date spiegazioni sui motivi di questa decisione.
di Martina Piazza
openlibri.it, 21 aprile 2026
Il sistema penitenziario italiano è spesso al centro di dibattiti e discussioni dovuti a criticità per ciò che riguarda le condizioni interne e le poche risorse, anche umane, necessarie a garantire ciò che è stabilito dalla Costituzione (art.27) e dalla legge sull’Ordinamento Penitenziario. Si inserisce in questo contesto una figura importante e poco conosciuta, il Garante dei Detenuti, o più correttamente, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. La figura del Garante è istituita con Decreto Legge 23 dicembre 2013, n. 146 (art. 7), convertito con modificazioni dalla Legge 21 febbraio 2014, n. 10.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 21 aprile 2026
Un detenuto del carcere di Opera con una grave patologia ha denunciato “forti dolori e depressione”. La Ong bon’t worry iNGO ha segnalato il caso a Fanpage.it, parlando di “abbandono istituzionale” e di un contesto “incompatibile con le sue condizioni cliniche”. Sto cadendo in depressione. Ogni giorno che passa sto sempre peggio”. A parlare è Fabio M., detenuto nel carcere di Opera e affetto da una grave patologia pancreatica con dolori continui dovuti a un intervento al pancreas al quale è stato sottoposto lo scorso 3 febbraio, che ha comportato diverse complicanze post-operatorie. Nonostante questo, come emerge dalla corrispondenza tra il detenuto e la Ong bon’t worry iNGO che Fanpage.it ha visionato, continua a essere recluso in un contesto “incompatibile con le sue condizioni cliniche”.
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- Parma. Carceri: necessaria una svolta
- Lecce. Carcere e riscatto, rieducare il condannato educando la collettività
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- Vivicittà per i diritti e l’inclusione: la corsa negli Istituti penitenziari










