di Alessandro Miani*
Corriere della Sera, 17 febbraio 2025
Ci sono aree del Paese in cui l’esposizione ad agenti inquinanti è nettamente maggiore. Bisogna garantire un futuro sostenibile e giusto, per proteggere la salute pubblica e rafforzare il tessuto sociale ed economico. La giustizia ambientale è un tema cruciale per l’Italia, Paese che, pur vantando una ricca biodiversità e un patrimonio naturale unico, deve però fare i conti con una crescente disuguaglianza sociale nell’accesso a un ambiente sano. La relazione tra condizioni socio-economiche e rischio ambientale è evidente: le comunità più vulnerabili subiscono l’impatto maggiore di inquinamento e degrado ambientale.
di Vito Totire
vocididentro.it, 17 febbraio 2025
Lettera aperta di Vito Totire alla sindaca di Prato in seguito al suicidio in carcere di un detenuto di 32 anni per inalazione del gas di un fornellino (secondo mezzo suicidario in carcere dopo l’impiccagione). Oggetto: morti in carcere. “Non intendiamo solo mettere “il dito nella piaga” ma fare una proposta precisa che stiamo cercando di diffondere (vox clamans in deserto) quantomeno dal 2004. Apprendiamo la drammatica notizia dell’ennesimo morto “suicida” all’interno del carcere di Prato: un giovane di 32 anni; i “precedenti” del carcere di Prato lei li conosce meglio di noi quindi non ci soffermiamo.
di Katiuscia Guarino
Il Mattino, 17 febbraio 2025
È stato già trasferito il detenuto vittima del brutale pestaggio ripreso con un telefono cellulare all’interno del carcere di Avellino e finito su alcune chat nel giorno di San Valentino. Un filmato terribile - pubblicato ieri dal Mattino - della durata 19 secondi, che fa riferimento alle violenze avvenute quindici giorni fa ai danni di un detenuto di Casalnuovo (Napoli). A sferrare i colpi sarebbero stati i suoi compagni di cella, proprio all’interno della stanza del penitenziario. Gli avrebbero dato una lezione, in seguito a un comportamento poco consono assunto dalla vittima nel corso dei colloqui nei confronti di alcuni visitatori.
di Direttivo “Extrema Ratio”
Il Resto del carlino, 17 febbraio 2025
È purtroppo evidente il cortocircuito in atto: per tamponare l’effetto delle politiche carcerogene prodotto dal Decreto Caivano, si è costretti a delocalizzare fino a cinquanta ragazzi spostandoli in un carcere per adulti già fortemente sovrappopolato. La Dozza conta 852 detenuti per una capienza poco superiore a 500 posti. Un tasso di sovraffollamento del 170,4%. Si vuole contrastare una patologia, il numero fuori controllo di ingressi negli istituti di pena minorili, senza intervenire alla radice del problema. È vero che le sezioni sarebbero separate, ma le risorse a disposizione resterebbero le medesime: i detenuti minori verranno coinvolti nelle attività trattamentali, dal momento che la carenza di organico tra gli operatori penitenziari è una questione, oltre che sistemica, irrisolta?
zic.it, 17 febbraio 2025
Il decreto Caivano ha prodotto l’esplosione degli Istituti Penali Minorili, ha fatto aumentare le fattispecie di reato per le quali i ragazzi possono essere reclusi. Il provvedimento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria previsto per la casa circondariale di Bologna deve essere fermato. Un “carcere speciale” per ragazzi che hanno commesso reati quando non avevano ancora compiuto diciotto anni: questa sarebbe la definizione più corretta per descrivere il progetto che il ministero della Giustizia ha in mente di “sprigionare” nel carcere della Dozza. Parliamo dell’apertura di una sezione all’interno del penitenziario bolognese destinata a cosiddetti “giovani adulti problematici” provenienti da tutti gli Istituti Penali per Minorenni (Ipm) italiani. Il loro numero non è certo: si parla a volte di cinquanta, a volte di settanta. Si tratta di ragazzi condannati da minorenni la cui pena sfora il diciottesimo anno d’età.
di Sabrina Penteriani
L’Eco di Bergamo, 17 febbraio 2025
Da ormai 10 anni i volontari della Cooperativa Calimero offrono un’opportunità di lavoro e reinserimento. “Non restare immobile/ sul bordo della strada - scrive il poeta portoghese Mario Benedetti - non lasciar cadere le palpebre/ pesanti come giudizi”. Un invito a vivere davvero, a togliere le macerie del passato, a non arrendersi, scoperchiando il cielo della vita, ritrovando i sogni. È questo il senso del progetto “Forno al Fresco” che la cooperativa Calimero porta avanti da dieci anni nella Casa Circondariale di Bergamo, offrendo a 9 detenuti la possibilità di imparare un mestiere e ottenere così, una volta usciti, una strada diversa, per costruirsi una vita migliore, un’opportunità di riscatto.
di Chiara Capuani
romasette.it, 17 febbraio 2025
Lo spazio espositivo inaugurato con l’allestimento “Oltre il muro. Regina Coeli a Roma”, di Yan Pei-Ming: 27 ritratti della comunità carceraria. Il cardinale de Mendonca: “È una galleria di strada”. Abbattere metaforicamente un muro - quello che circonda il carcere romano di Regina Coeli - per portare fuori le storie dei detenuti e di tutte quelle persone, tra operatori e volontari, che vi orbitano intorno. Una “magia” resa possibile grazie all’iniziativa del dicastero per la Cultura e l’educazione, che per la realizzazione dello spazio espositivo “Conciliazione 5” ha coinvolto l’istituto penitenziario romano in un progetto artistico di unione, comunione e speranza, inserito nella preziosa cornice del Giubileo degli artisti. Sabato 15 febbraio infatti la window gallery collocata nell’omonima via che porta a piazza San Pietro è stata inaugurata con l’allestimento “Oltre il muro. Regina Coeli Roma”, dell’artista cinese Yan Pei-Ming, che ha realizzato ben 27 ritratti della comunità carceraria romana. Dipinti ad acquerello, con una tecnica unica, che spalancano le porte a una realtà spesso dimenticata.
ideawebtv.it, 17 febbraio 2025
Venerdì 21 febbraio alle ore 21,00 a calcare il palcoscenico dell’Auditorium di Marene saranno gli attori-Detenuti del Carcere di Saluzzo che, grazie alla produzione di Voci Erranti Onlus e sotto la direzione di Grazia Isoardi, racconteranno delle favole particolari. Partendo dalla storia di Cappuccetto Rosso, conosciuta da tutti, gli attori ci faranno entrare nell’antica necessità di fabulare, arte che trasforma la meraviglia in parola e la parola in nuove meraviglie.
di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 17 febbraio 2025
I nostri governanti usano la lingua come un’arma d’offesa, d’intimidazione, di paura. Sono vocaboli che appartengono all’area semantica del bullismo. Ma non avremmo mai pensato che si allargasse allo spazio politico. Ci sono parole che seguono il cambiamento del mondo, ci sono parole che lo provocano. I nostri governanti usano la lingua come un’arma d’offesa, d’intimidazione, di paura. È sempre accaduto? D’accordo, ma da un po’ di tempo il fenomeno, tipico dei regimi totalitari, è diventato massiccio anche nelle cosiddette democrazie. È il trionfo della parola non argomentata ma smisurata, studiata per essere fuori controllo e dunque per farsi minacciosa.
di Jacopo Fo*
Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2025
Odiare provoca un eccesso di cortisolo, norepinefrina e altri ormoni dello stress. Il che non fa bene alla salute. Ma questo sovraccarico influenza la mente e tende a focalizzarsi sulle esperienze negative; poi le esperienze belle e buone non le vedi proprio! Molte ricerche ci dicono che questo stato incentiva pensieri ed emozioni negativi: pessimismo, amarezza, ansia, paura. Così una persona ammalata di odio non se ne rende conto. È convinta di non odiare in modo sistematico e si considera una persona giusta che semplicemente non sopporta la stupidità, la scorrettezza, le ingiustizie.










