di Giorgio Paolucci
Avvenire, 22 gennaio 2025
Nella vita ci sono momenti in cui il passato presenta il conto - un conto spesso doloroso - al presente. E il presente ne fa tesoro per provare a costruire un futuro diverso da quel passato. Sono momenti che la mente umana non sa prevedere, non sa neppure immaginare, ma che accadono. Forse perché c’è di mezzo un disegno misterioso, nel quale la resa dei conti si trasforma in un trampolino per la ripartenza, occasione per una rigenerazione umana. È quello che è accaduto ai protagonisti delle due storie che andiamo a raccontare, legate alla parola “droga”. Ambrogio e Roberto non ne hanno mai fatto uso ma la conoscono bene, è stata per tanti anni la loro fonte di arricchimento. Fino a quando è diventata il boomerang che li ha portati in carcere. Il curriculum di Ambrogio - da un anno tornato in libertà dopo dodici di reclusione - è segnato da diverse condanne, la più importante per traffico internazionale di stupefacenti. Arrestato in Germania nel 2011, conosce le carceri di Rebibbia, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Opera.
di Sergio Segio
Il Manifesto, 22 gennaio 2025
Mentre le cronache politiche mettono in scena il consueto gioco di ruolo, fatto di annunci, forzature del Governo, frenate del Colle, dichiarazioni dei pasdaran della maggioranza e garbate repliche dei partiti di centrosinistra, il fascismo democratico prosegue la sua marcia, spesso inavvertita e comunque inarrestata. Ce ne hanno date, ma gliele abbiamo dette, si consola la minoranza parlamentare. Tanto chi davvero le ha prese, le prende e le prenderà sono altri. Come quei 23 pacifici dimostranti che il 13 gennaio sono stati maltrattati, denudati e infine denunciati dalla polizia a Brescia per aver osato protestare davanti alla sede dell’industria di stato Leonardo, produttrice, in barba alla Costituzione, di strumenti di morte che contribuiscono a far strage di popoli.
di Diego Motta
Avvenire, 22 gennaio 2025
Con il sì della Consulta, parte la mobilitazione dei giovani nelle piazze e sui social. I promotori: dimezzare i tempi di residenza richiesti per fare domanda. Ma il quorum è un traguardo difficile. Sulla cittadinanza si apre il fronte della piazza, ma nei palazzi della politica il discorso non è chiuso. Anzi. Sono 18 i testi depositati come proposte di riforma sul tema in Parlamento (13 alla Camera, 5 al Senato) eppure la discussione non è mai iniziata. Che effetto avrà adesso il sì della Consulta alla proposta lanciata dal comitato promotore, che ha chiesto di dimezzare da 10 a 5 gli anni di residenza legale richiesti inItalia per fare domanda? L’effetto sarà duplice. Da un lato, il via libera della Corte Costituzionale aggregherà verosimilmente pezzi diversi della società civile e della politica, a partire dall’opposizione, interessati a dare un segnale ai cosiddetti “nuovi italiani”, i figli dei migranti nati e cresciuti in Italia che da tempo chiedono di essere riconosciuti come tali. Dall’altro, probabilmente, compatterà chi finora si è opposto a qualsiasi riforma, su tutti Palazzo Chigi e ampi spezzoni della maggioranza, all’insegna dell’immobilismo. Non fare nulla, insomma, per vedere se e quanto l’istituto del referendum (chiesto non solo per cambiare la cittadinanza, ma anche per abrogare alcune norme del mercato del lavoro) riuscirà a smuovere la coscienza del Paese, consapevoli che l’asticella del quorum è molto alta e assai difficile da raggiungere.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 22 gennaio 2025
Procedure accelerate di frontiera. Trattenuti sei richiedenti asilo a Porto Empedocle. È un test per i Centri in Albania, dopo le nuove norme introdotte dal Governo. Circa 600 persone sono sbarcate ieri e l’altro ieri a Lampedusa. Tra loro sei cittadini del Bangladesh trasferiti nel centro di trattenimento di Porto Empedocle per sottoporli alle “procedure accelerate di frontiera”, ovvero l’iter per la domanda d’asilo che prevede la detenzione. Per la prima volta dopo il cambio di competenze disposto dalla legge di conversione del dl flussi le richieste di convalida della misura di privazione della libertà finiranno sul tavolo di una Corte d’appello, quella di Palermo che ha la competenza distrettuale sulla struttura dell’agrigentino, invece che davanti alla locale sezione specializzata in immigrazione del tribunale civile.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 22 gennaio 2025
Il capo della polizia libica era stato arrestato domenica a Torino. I dubbi di Nordio e i cavilli trovati dal pg di Roma. C’era un mandato della Corte penale. È stato scarcerato ieri sera, subito espulso e messo su un volo in direzione di casa sua in Libia Najeem Osema Almasri Habish, il 47enne capo della polizia giudiziaria di Tripoli arrestato a Torino domenica su mandato della Corte penale internazionale (Cpi). Su di lui pendevano accuse di crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati per lo più nel famigerato carcere di Mitiga, spesso oggetto di denunce per le torture che vengono praticate al suo interno.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 22 gennaio 2025
Il generale libico Almasri è stato rilasciato subito. A causa di procedure tecniche non eseguite correttamente. Il capo della polizia giudiziaria di Tripoli, Osama Njeem Elamsry detto Almasri, è libero ed è già tornato a Tripoli nonostante il mandato d’arresto pendente della Corte penale internazionale, eseguito dalla Digos di Torino nel fine settimana. In pratica l’arresto non è stato convalidato: “Il procuratore generale chiede che codesta Corte dichiari l’irritualità dell’arresto in quanto non preceduto dalle interlocuzioni con il ministro della Giustizia, titolare dei rapporti con la Corte penale internazionale; ministro interessato da questo ufficio in data 20 gennaio, immediatamente dopo aver ricevuto gli atti dalla Questura di Torino, e che, a oggi, non ha fatto pervenire nessuna richiesta in merito. Per l’effetto non ricorrono le condizioni per la convalida”, si legge nell’ordinanza della Corte d’appello di Roma che ha disposto la scarcerazione. La palla è così passata al ministero dell’Interno, che ha firmato un ordine di espulsione per il generale.
Stati Uniti. Trump ripristina la pena di morte federale. E i militanti di destra lasciano il carcere
Il Dubbio, 22 gennaio 2025
Ordine esecutivo del nuovo presidente Usa per garantire agli Stati le quantità di farmaci letali. Pioggia di provvedimenti su migranti, sanità, gender e ambiente. Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo sulla pena di morte che ordina al Procuratore generale di “intraprendere tutte le azioni necessarie e legali” per garantire che gli Stati abbiano abbastanza farmaci per l’iniezione letale per eseguire le esecuzioni. L’ordine di Trump, emanato solo poche ore dopo il suo ritorno alla Casa Bianca, obbliga il Dipartimento di Giustizia non solo a richiedere la pena di morte nei casi federali appropriati, ma anche a contribuire a preservare la pena capitale negli Stati che hanno avuto difficoltà a mantenere scorte adeguate di farmaci per l’iniezione letale.
di Marco Cinque
Il Manifesto, 22 gennaio 2025
Dopo un processo farsa per omicidio e 49 anni passati in cella, l’attivista nativo-americano va ai domiciliari per decisione (in extremis) di Biden. “Lo cureremo e onoreremo ricollegandolo alla sua terra”. Finalmente una notizia tanto buona quanto insperata per Leonard Peltier, leader nativo americano di ascendenza Lakota/Anishnabe, tra i fondatori dell’Aim (American Indian Movement) e simbolo di una resistenza indigena che dura da più di 500 anni, Pochi istanti prima di lasciare l’incarico, il presidente Joe Biden ha commutato la sua condanna di due ergastoli, permettendogli di scontare la pena agli arresti domiciliari.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2025
Quasi un suicidio ogni due giorni. L’emergenza nelle carceri non si ferma. L’ultimo caso a Uta, la Casa circondariale dell’area metropolitana di Cagliari dove un detenuto straniero si è ucciso impiccandosi. Subito è scattato l’allarme ma i soccorsi prestati dal personale della Polizia penitenziaria e dei sanitari sono serviti a poco. Per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Si tratta del secondo suicidio registrato nel carcere del capoluogo sardo. Non sono gli unici nel panorama nazionale. Complessivamente, infatti, in tutta Italia si contano 8 suicidi tra i detenuti. A questi bisogna aggiungere quello di un operatore in servizio alla Casa Circondariale di Paola, in Calabria.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 gennaio 2025
L’allarme lanciato da Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria, dopo la morte del detenuto che si è impiccato nella sua cella a Cagliari-Uta. “È una carneficina! Servono subito misure deflattive!”. Questo grido d’allarme non arriva dalle associazioni per i diritti umani o dai movimenti politici come i Radicali, ma da Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UilPa Polizia penitenziaria, dopo l’ennesima tragedia consumatasi dietro le sbarre.
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