di Ermes Antonucci
Il Foglio, 7 gennaio 2025
A fine gennaio il sindacato delle toghe rinnova i suoi vertici. Le correnti hanno formalizzato i programmi e propri i candidati. Tutti uniti contro la riforma costituzionale. Magistratura indipendente sfida Area, Md lancia Patarnello. L’Associazione nazionale magistrati si prepara a rinnovare i suoi vertici. Un appuntamento importante sul piano politico e istituzionale, in un 2025 che dovrebbe vedere l’approvazione della riforma della separazione delle carriere e del Csm (il ministro Carlo Nordio punta a chiudere la partita entro l’estate), con probabile successivo referendum. Dal 26 al 28 gennaio i magistrati di tutta Italia eleggeranno i 36 rappresentanti del comitato direttivo centrale dell’Anm, il cosiddetto “parlamentino” delle toghe.
ildolomiti.it, 7 gennaio 2025
Nel 2024, nella Casa circondariale di Spini, si sono toccate più volte punte di 380 persone presenti, con una crescita significativa in particolare delle donne. Difficile la situazione per quanto riguarda detenuti con diagnosi psichiatriche maggiori. Un sovraffollamento che non si ferma e che continua a creare problemi all’interno delle Case circondariali di Trento e Bolzano. Questa volta a denunciarlo è l’associazione Luca Coscioni che ha pubblicato i dati riferiti alla presenza di detenuti negli istituti penitenziari. Al 9 dicembre 2024 in Italia sono 62.283 le persone detenute a fronte di una capienza ufficiale di 51.165 posti (dati del Ministero della Giustizia). Di questi, però, 4.478 posti non sono disponibili. Il tasso di affollamento è quindi del 133,4%. Durante l’estate era poco sotto il 130%.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 7 gennaio 2025
Da 26 giorni un uomo di 49 anni è rinchiuso in cella a Monza. Manca una Rems libera che ospiti chi è ritenuto socialmente pericoloso per problemi di salute mentale. Da 26 giorni il signor Salvatore D., 49 anni, si trova nel carcere di Monza da assolto. Assolto per vizio totale di mente per incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti a causa di un grave disturbo psichiatrico, è in cella perché non si trova una Rems libera, cioè la struttura che, per legge, deve accogliere le persone ritenute socialmente pericolose affette da seri problemi di salute mentale.
di Massimiliano Saggese
Il Giorno, 7 gennaio 2025
Il 49enne di San Zenone al Lambro era accusato di rapina e minacce alla madre. L’avvocata Liparoti: “Dichiarato totalmente incapace d’intendere e volere. Potrebbe anche chiedere un risarcimento per ingiusta detenzione”. Da 27 giorni nonostante sia stato assolto resta in carcere perché manca il posto nella Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), struttura che deve accogliere le persone ritenute socialmente pericolose affette da seri problemi di salute mentale. Protagonista di questa assurda storia all’italiana è Salvatore D. un uomo di 49 anni residente a San Zenone al Lambro che si trova attualmente nel carcere di Monza. Un’assoluzione per vizio totale di mente: incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti a causa di un grave disturbo psichiatrico.
di Niccolò Gramigni e Pietro Mecarozzi
La Nazione, 7 gennaio 2025
La sindaca di Firenze Funaro interviene sulle condizioni del carcere fiorentino. Per tutte le opposizioni la questione non è più rinviabile. Per quanto forte l’espressione “una tomba per vivi”, usata dall’attivista per i diritti Enzo Brogi, descrive bene la situazione del carcere di Sollicciano. Dove il 2025 è iniziato nello stesso modo del 2024. I suicidi aumentano, due negli ultimi 13 mesi (e l’ultimo lo scorso 3 gennaio), mentre sono stati 64 i tentati di suicidio. C’è poi la questione direzione: per Sollicciano, con la direttrice Antonella Tuoni assente per malattia, Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha nominato due nuovi vicedirettori che dovrebbero entrare in servizio nei prossimi giorni. Si tratta di Valentina Angioletti e Valeria Vitrani.
di Angela Stella
L’Unità, 7 gennaio 2025
Rita Bernardini annuncia un esposto. Ha visitato le celle e la situazione è tragica. Piove dal tetto, manca l’acqua calda, muffa ovunque. Rita Bernardini ha presentato due giorni fa un esposto al procuratore di Livorno per denunciare le “indegne” condizioni di detenzione nella casa circondariale del capoluogo toscano. Il 30 dicembre 2024, la presidente di “Nessuno Tocchi Caino” aveva visitato l’istituto di pena assieme ad altri militanti dell’Associazione e all’avvocato Elena Augustin, dell’Osservatorio Carceri dell’Unione camere penali. In particolare, si legge nella denuncia, “le sezioni di Media sicurezza in cui sono ristretti 105 detenuti sono molto sovraffollate. Nelle celle costruite per ospitare una persona, per esempio, spesso ci sono tre letti. Il letto a due piani impedisce l’apertura delle finestre”.
di Claudia Iozzelli
La Nazione, 7 gennaio 2025
Cinque suicidi in un anno e 80 eventi critici certificati. Ma le problematiche sono mediamente all’ordine del giorno, “a stare bassi”, dicono dai sindacati. È il bilancio “nero” di un anno (il 2024) del carcere della Dogaia, da sempre alle prese con problemi strutturali, di personale, di sovraffollamento, di gestione di detenuti difficili. Insomma, non c’è nulla che funziona nonostante i tanti appelli di istituzioni, avvocati, sindacati, di tanti sopralluoghi, visite e commissioni parlamentari. Purtroppo, nulla è cambiato. I problemi della Dogaia restano sempre gli stessi, da anni. Solo negli ultimi giorni del 2024, si sono registrati parecchi “episodi critici”: il caos creato da una decina di detenuti la sera dell’ultimo dell’anno che ha costretto gli agenti a restare in servizio ben oltre l’orario di lavoro per poter riportare la calma; il detenuto che ha incendiato due bombolette a gas nella sala colloqui creando un’esplosione che ha demolito un muro di divisione; un altro detenuto che il 20 dicembre è riuscito a evadere scavalcando il muro di recinzione (e che poi è stato catturato la sera stessa a Firenze); i palloni tirati dentro alla Dogaia contenenti sei telefoni cellulari destinati ad alcuni detenuti. Questi sono solo i casi più eclatanti ma le difficoltà sono quotidiane, continue.
di Maria Nudi
La Nazione, 7 gennaio 2025
Michele Vito Cornacchia si rivolge alle istituzioni: “Il supporto dei professionisti è fondamentale”. Gli hanno tolto l’ufficio nel marzo del 2024 e ora gli hanno limitato le ore di colloquio con i detenuti, colloqui attraverso i quali Michele Vito Cornacchia, psicologo del carcere San Giorgio di Lucca per 29 anni, ha salvato tante vite, vite di persone che hanno sì commesso degli errori e per le quali il carcere, lo scontare della pena, dovrebbe essere una seconda possibilità. E allora Vito Michele Cornacchia in questo nuovo contesto professionale ha detto basta e ha rinunciato anche allo stipendio. Un gesto eclatante per il quale non si sente un eroe, ma con il quale vuole soprattutto scuotere le coscienze, vuole lanciare un allarme e un messaggio forte in un anno che ha registrato un numero di suicidi elevato. Un anno record.
di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 7 gennaio 2025
Tesi di laurea sul diritto dei detenuti: senza un mestiere, finisci per tornare dentro. Che nelle carceri italiane molte cose non vanno come dovrebbero - pure nel campo rieducazione - lo si capisce già dal titolo: “Il lavoro penitenziario: un diritto per tutti, una possibilità per pochi”, tesi di laurea in sociologia giuridico-penale scritta da Giorgio Genovese, con relatore il professor Giovanni Torrente. A partire dai dati, raccolti dal ministero della Giustizia, secondo i quali “c’è una netta disparità tra coloro che svolgono un lavoro intramurario e coloro che prestano la loro attività all’esterno dell’istituto”. Il che fa la differenza: il secondo, “da un punto di vista umano e professionale, rappresenta un significativo aiuto per il reinserimento in società del detenuto”; e, ovviamente, “ad oggi non è molto diffusa questa tipologia di attività”. Motivo, un grande classico: “In primis - spiega Genovese - a causa delle lungaggini processuali e burocratiche che condizionano l’ottenimento di permessi, e, in secondo luogo, perché, in virtù della poca possibilità e conoscenza di investimento, le imprese pubbliche e private hanno molte difficoltà ad affacciarsi nel settore”.
nanotv.it, 7 gennaio 2025
Insegnare a un gruppo di detenuti l’arte di preparare il caffè, ma anche come lavorare il terreno, come coltivare il chicco affinché un domani possa nascere ‘il caffè di Secondigliano’. È l’obiettivo del progetto ‘Un chicco di speranza’, programma di reinserimento rivolto a dieci detenuti del carcere partenopeo, che vede insieme Kimbo, azienda leader del settore, il penitenziario di Secondigliano e la Diocesi di Napoli. Tre le direttrici su cui si sviluppa il progetto: attività di training funzionale alla formazione professionale di barista e come manutentore tecnico come opportunità di reinserimento sociale e lavorativo; d’intesa con i referenti dell’istituto penitenziario, sarà allestito all’interno dell’istituto un magazzino ricambi per le macchine bar di proprietà di Kimbo da riparare o rigenerare, da utilizzare nel settore Ho.Re.Ca., nonché, per i detenuti in semi-libertà, ci sarà la possibilità di prelievo e riconsegna presso i punti vendita bar delle macchine da caffè di proprietà di Kimbo su cui intervenire tecnicamente; e infine la realizzazione e coltivazione di una piccola piantagione di caffè su un terreno di 10mila mq situato all’interno dell’istituto penitenziario.
- Is Arenas (Arbus). La poesia in carcere, il progetto sociale di Davide Forte
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