di Biagio Salvati
Il Mattino, 4 novembre 2024
L’uomo si stava disintossicando ma era rientrato in carcere dopo una condanna di cumulo di pene (10 anni). ha usato lenzuola come corda. Ancora un dramma della solitudine nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere dove tra la festività di Ognissanti e il giorno dedicato ai defunti, un detenuto di 53 anni ha deciso di togliersi la vita. Vincenzo Bellafesta, di Caserta, era tornato in carcere dopo un lungo periodo di libertà a seguito del cosiddetto “cumulo di pena” per un totale di dieci anni di reclusione: sedici episodi legati a reati come piccoli furti e ricettazione commessi nel corso di diversi anni. Bellafesta, sposato e con figli, negli ultimi tempi aveva rifiutato i colloqui con i familiari e stava uscendo da un periodo di tossicodipendenza.
di Luca Fazzo
Il Giornale, 4 novembre 2024
Armando: “Fuori mi piaceva un’altra farina”. Ora fa pane e dolci. E anche gli ergastolani al carcere duro studiano per la laurea. Per anni è stato sulle pagine dei giornali, accusato e condannato per un delitto che nega di avere commesso. È il primo volto umano che appare, dentro la prima cinta del carcere di Opera. Appesantito, i capelli ormai bianchi. È piegato in giardino su un arbusto di rosa, che cerca in qualche modo di tenere in vita. “Ecco, io sono come questa roba qui. Si sta chiusi qua dentro, si invecchia, i giorni non hanno senso”.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 4 novembre 2024
All’evento in Senato “Oltre il carcere: misure di comunità per una giustizia educativa” la testimonianza della Comunità Giovanni XXIII che da 20 anni sperimenta le Cec - comunità educanti con i carcerati - in cui sono state accolte e restituite alla vita oltre quattromila persone. C’è la storia di Giulianone - in tutto 27 anni di pena - che la sera stessa della sua uscita dal carcere dopo la prima condanna a 7 anni è tornato immediatamente a delinquere; poi c’è Paolo che parla della rabbia che monta in cella e che una volta fuori fa da molla per affrontare un delitto ancora più grande; e c’è Gianluca arrivato alla devianza per una violenza che lo ha segnato per tutta la vita. Sono solo alcune delle testimonianze che possono portare gli operatori della Comunità Giovanni XXIII, tra i promotori dell’evento “Oltre il carcere: misure di comunità per una giustizia educativa”, al quale hanno dato un apporto originale e significativo, vista l’esperienza delle Cec - le comunità educanti con i carcerati - che sperimentano da 20 anni: “Il carcere non è una risposta adeguata per molti di quelli che vi sono rinchiusi - dichiara ai media vaticani Giorgio Pieri, responsabile del progetto Cec - la comunità, invece, ha come caratteristica fondante l’obbligo di donarsi agli altri ed è un luogo di cura”.
venetonews.it, 4 novembre 2024
Il progetto “Kutub Hurra/Un ponte per” è indirizzato ai detenuti arabofoni. Si tratta di un’attività già sperimentata da un anno nella Casa di reclusione di Padova oltre che in altre carceri italiane e promossa a Padova dalla Biblioteca, dalle cooperative AltraCittà e Orizzonti e dal Garante dei detenuti, in stretto rapporto con l’associazione “Un ponte per”, che si occupa di programmi di cooperazione e solidarietà internazionale, e l’”Association Lina Ben Mhenni”, con sede in Tunisia, che rifornirà gratuitamente la biblioteca della Casa Circondariale di Padova di libri di autori e autrici arabofoni, scritti nella lingua madre. Sono molteplici gli obiettivi del progetto: dal promuovere una maggior inclusione della popolazione arabofona, ad incrementare la lettura anche fra gli stranieri detenuti, dall’abbattere muri ideologici promuovendo il confronto interculturale, a diffondere la letteratura laica araba e occidentale per contribuire alla prevenzione della diffusione in carcere e fuori del radicalismo islamista.
di Gilberto Bazoli
laprovinciacr.it, 4 novembre 2024
Lo speciale concerto per i detenuti di un trio d’archi d’eccezione. Il progetto di Agon Ensemble, le emozioni di Moruzzi, Shek e Costanzo. Il sabato sera davanti al pubblico incantato del Museo del Violino. Il mattino dopo tra i detenuti meravigliati di Ca’ del Ferro. Con la stessa passione, la stessa maestria, la stessa voglia di regalare bellezza. “Quello nella Casa circondariale è stato un momento emozionante per noi che crediamo nel valore sociale della musica. Speriamo di ripetere questa esperienza in altri luoghi come le scuole, le case di riposo e gli ospedali”. Protagonista di questa domenica speciale dietro le sbarre un trio d’archi d’eccezione formato dal violoncellista cremonese Marco Mauro Moruzzi e dalle violiniste Gabrielle Shek, di origini cino-giapponesi e nata a Los Angeles, e Lucrezia Costanzo, catanese. Fanno parte di Agon Ensemble, che riunisce talentuosi artisti sparsi in giro per l’Europa proponendo ed esplorando sia il repertorio classico sia quello contemporaneo.
di Giovanni Bogani
luce.lanazione.it, 4 novembre 2024
“Qui è altrove” è un film di Gianfranco Pannone che racconta laboratori teatrali con i detenuti: “Aniello Arena e altri hanno fornito prove magnifiche sul palco, provenendo dal mondo dietro le sbarre”. Il teatro ti può fare uscire da una prigione mentale. Ti permette di affrontare paure, complessi, fantasmi. Ti fa uscire dai labirinti della solitudine. Ti fa capire che altri vivono i tuoi sogni e i tuoi timori. Il teatro - la pratica del teatro - può anche farti uscire da una prigione reale. O almeno, può rendere meno opprimenti le pareti di un carcere. Può contrastare l’effetto più silenzioso e devastante che il carcere produce: spegnere la vitalità, la creatività, la speranza. Armando Punzo da 35 anni cura laboratori teatrali con i detenuti del carcere di Volterra.
di Manuela Plastina
La Nazione, 4 novembre 2024
Abatangelo oggi alla presentazione di “Pensando ad Anna”, ispirato alla sua vita. Prima mondiale oggi alla terza giornata del Festival dei Popoli di Firenze (ore 18.30, cinema La Compagnia) per “Pensando ad Anna”, film sulla storia dell’ex br Pasquale Abatangelo, presente nelle principali rivolte che hanno scosso negli anni 70 le carceri italiane. La pellicola, di Tomaso Aramini, è in selezione nel concorso italiano e Abatangelo, secondo quanto riferito dagli organizzatori, sarà in sala e interverrà al termine della proiezione. Nato a Firenze il 2 novembre 1950, ex delinquente politicizzato e cofondatore dei Nap, organizzazione armata di sinistra attiva nei diritti dei detenuti, venne arrestato nel 1974 dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri in cui rimase seriamente ferito e fu imprigionato alle Murate.
di Fabio Benincasa
Corriere della Calabria, 4 novembre 2024
Matteo Zilocchi, nel suo libro, racconta di un ex braccio armato della mala calabrese. “Ho avuto paura di ricascarci, ma oggi sono libero”. Scegli di stare dalla parte sbagliata, percorri le scorciatoie che conducono ad una vita segnata da sangue e crimine, silenzio e omertà, danari e fughe. La ‘ndrangheta promette potere e arruola con facilità i suoi soldati. Poi un giorno, il sogno di rimanere impuniti dopo aver commesso svariati crimini svanisce quando le forze dell’ordine bussano alla tua porta e ti stringono le manette ai polsi. Inizia tutta un’altra storia, una vita dietro le sbarre passata a rinnegare quella scelta, a pentirsi dei reati commessi. Si passa dalla ‘ndrangheta all’inferno del carcere.
di Valentino Sgaramella
Gazzetta del Mezzogiorno, 4 novembre 2024
Gli hanno rinnovato la patente per altri 2 anni. Stefano Romei, 97 anni tra un mese, guida ancora in tranquillità la sua Fiat 500. Dal 1956 al 1991 è stato maestro elementare nel carcere di Turi. Questo anziano signore che ci accoglie nel suo appartamento dai modi garbati e gentili, conserva un pezzo di storia cittadina. La sua famiglia è di Montevarchi, in provincia di Firenze. Il papà, Settimio, nel 1928 è inviato al carcere di Turi come agente di polizia penitenziaria, conoscerà Antonio Gramsci e Sandro Pertini. Negli anni ‘40, Stefano, dopo la maturità magistrale, diviene maestro elementare. Cultore di musica, diviene organista e fisarmonicista. Grazie al giovane arciprete e cappellano del carcere, don Peppino Contento, Romei sarà organista ufficiale di tutte le chiese turesi. Nel 1956, inizia ad insegnante ai detenuti.
di Fulvio Bufi
Corriere del Mezzogiorno, 4 novembre 2024
Spari e selfie sui social, indagine estesa anche ai genitori. “Provvedimento per molti versi rivoluzionario, ma necessario: troppa violenza”. Dice: “Gli zingari”. Dove hai preso la pistola? “Dagli zingari”. E sarà pure vero. E se è vero, certo non lo ha scoperto guardando Gomorra, anzi forse è stato uno come lui a spiegarlo a quelli di Gomorra come fanno i ragazzini a procurarsi una pistola. Anche sporca, che ha già sparato e magari chissà se non pure ucciso. Dettagli. Ai ragazzini protagonisti di questo crimine senza clan né boss che sta facendo piangere Napoli, ragazzini che vivono nei social con le loro pose caricaturali da trapper sfigati, basta solo avercelo il ferro, estensione mortale di un coraggio che non hanno, perché nemmeno a botte sanno fare, alzano le mani soltanto se sono in gruppo contro uno. Altrimenti fanno tre passi indietro, come Francesco Pio Valda sul lungomare di Mergellina, o si mettono al riparo in macchina, come il diciassettenne che l’altra sera ha ucciso Santo Romano. E quando si sentono al sicuro sparano. E uccidono chi capita. Uno che sta lontano per i fatti suoi, uno che è a due metri ma non ha alcuna intenzione di litigare.
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