di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 31 ottobre 2024
A volte conviene recuperare storie del passato per illuminare il presente. Prendiamo la storia di Giovanni Falcone: osannato come eroe dopo morto, in vita venne ostacolato in tutti i modi. Fu tacciato di uso abnorme degli strumenti giudiziari per fini politici di parte se non per scopi personali. Il maxiprocesso (che segnerà la fine dell’impunità di Cosa nostra) veniva definito “un contenitore abnorme di per sé e per il modo in cui era stato costruito”. E via salmodiando. Finché nel luglio 1988 Falcone fu costretto a scrivere al Csm una lettera nella quale denunziava “infami calunnie e una campagna denigratoria di inaudita bassezza” ai suoi danni.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 ottobre 2024
La Corte di Cassazione ha emesso una significativa sentenza che fa chiarezza sui confini tra pena illegale e pena illegittima, stabilendo importanti principi in materia di esecuzione penale. La decisione, depositata con il numero 38848/ 2024, affronta il delicato tema dei poteri del giudice dell’esecuzione nella correzione delle pene che superano i limiti stabiliti dalla legge. Al centro della vicenda giudiziaria c’è il ricorso presentato da Antonio Iaccarino contro un’ordinanza del Tribunale di Genova del 24 aprile 2024. Il caso nasce da un provvedimento della Corte d’Appello di Genova che, nel luglio 2021, aveva determinato una pena complessiva di 7 anni e 3 mesi di reclusione, oltre a 1.500 euro di multa, per un reato continuato. Secondo il ricorrente, questa pena violava il limite massimo previsto dall’articolo 81 del codice penale, che stabilisce come tetto il triplo della pena prevista per la violazione più grave.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 31 ottobre 2024
La pena sostitutiva dell’affidamento in prova al servizio sociale può essere concesso anche allo straniero irregolare sprovvisto di permesso di soggiorno, senza che ciò costituisca condizione limitante al riconoscimento del beneficio penitenziario. Quindi a chi si trovi in condizione di clandestinità nel territorio nazionale di fronte alla giustizia non sopporta limitazioni alla concessione dell’affidamento in prova se la prospettiva è quella rieducativa. Infatti, come afferma la Corte di cassazione penale - con la sua sentenza n. 40131/2024 - il presupposto per la concessione della pena sostitutiva, a una persona condannata a pena che non superi i tre anni di detenzione, non sconta differenze tra cittadini italiani e clandestini extracomunitari. Quindi il criterio per la decisione giudiziale sulla sostituzione della pena detentiva breve è unico per i condannati fino a tre anni di detenzione la prospettiva di un completamento del ravvedimento già avviato e l’esclusione del rischio di recidiva.
di Lorenza Pleuteri
osservatoriodiritti.it, 31 ottobre 2024
La polizia non ha concesso il rinnovo del permesso di soggiorno a un ragazzo straniero, sostenendo che non aveva voglia di lavorare e di integrarsi. In realtà aveva da tempo un’occupazione regolare e stabile. “Non ha mai lavorato regolarmente, non ha voglia di inserirsi”. Con questa motivazione, e un paio di rilievi burocratici, la questura di Torino ha negato la conversione e il rinnovo del permesso di soggiorno ad un ragazzo straniero. Il giovane immigrato, invece, un’occupazione stabile ce l’aveva da mesi. Per far cancellare il rifiuto, assistito da un avvocato, il lavoratore si è dovuto rivolgere al Tribunale ammnistrativo regionale del Piemonte.
di Christian Donelli
parmatoday.it, 31 ottobre 2024
L’uomo sarebbe deceduto nel corso della notte: è stata disposta l’autopsia. Un detenuto di 50 anni di origine somala è stato trovato morto nelle prime ore della mattinata di mercoledì 30 ottobre all’interno di una cella del carcere di via Burla a Parma. L’uomo sarebbe morto nel sonno, per cause in corso di accertamento. Sarebbe stato il compagno di cella a trovare l’uomo senza vita nel suo letto. Secondo le prime informazioni non si tratterebbe di suicidio. È stata disposta l’autopsia sul cadavere: sarà l’esame automatico a stabilire con certezza le cause della morte. La Procura della Repubblica di Parma ha infatti aperto un fascicolo sull’episodio. Il Garante regionale dei detenuti ha confermato il decesso di stamattina e che il 50enne avrebbe dovuto essere, a breve, inserito in una comunità terapeutica.
La Nazione, 31 ottobre 2024
“È con sgomento - perché nessun’altra parola è utilizzabile - che apprendiamo dell’ennesimo suicidio nella nostra Casa Circondariale. Quattro persone si sono tolte la vita nel carcere di Prato dall’inizio dell’anno, ma i decessi salgono a cinque se contiamo anche quello di dicembre 2023”. Così la commissione della Camera penale di Prato interviene dopo il suicidio avvenuto alla Dogaia lunedì: un italiano di 50 anni si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella. “L’onda di suicidi sembra ormai impossibile da arginare - proseguono - nonostante le varie iniziative proclamate dall’Unione Camere Penali Italiane alla quale la Camera Penale di Prato non si è mai sottratta. Abbiamo cercato di dare voce a tutti i detenuti della nostra Casa Circondariale, abbiamo fatto flash mob in memoria e abbiamo organizzato una partecipata maratona oratoria sul tema.
di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 31 ottobre 2024
Undici detenuti a Santa Maria Maggiore stanno diventando esperti nel riconoscere i campanelli d’allarme del rischio suicidio in carcere. Li sta formando l’Usl 3 a leggere i segnali in bassa frequenza che emanano le persone che meditano di farla finita: solitudine, distacco rispetto alla comunità, il silenzio come prassi e la mancanza di comunicazione a tutti i livelli come scudo. I compagni di cella stanno con loro 24 ore al giorno e hanno un angolo visuale più ampio di qualsiasi operatore. Il protocollo con l’Usl voluto dal nuovo direttore della struttura Enrico Farina, che da ex educatore nel carcere di Sant’Angelo dei Lombardi è arrivato a Venezia con due missioni: evitare il burn out dei dipendenti e dei detenuti e insegnare un nuovo lavoro a chi ha competenze solo in furti, rapine e traffico a di sostanze di piccolo cabotaggio e, una volta scontata la pena “rischia di vedersi arrivare la libertà come un pugno in faccia”, dice.
di Maurizio Costanzo
La Nazione, 31 ottobre 2024
Aperta nel condominio solidale di via Corelli gestito da Fondazione Solidarietà Caritas grazie a fondi della Caritas Italiana. Un appartamento per i detenuti a fine pena che escono dal carcere e hanno bisogno di un posto dove abitare e iniziare a ricostruirsi una vita. È Casa Mimosa, inaugurata ieri nel condominio solidale Corelli gestito da Fondazione Solidarietà Caritas di Firenze. L’appartamento, rimesso a posto grazie ai fondi di Caritas Italiana, può ricevere due ospiti, persone a fine pena che non hanno la possibilità di altro tipo di accoglienza. Gli ex detenuti vivono in autonomia ma fanno riferimento a un educatore e seguono un percorso personalizzato che prevede accoglienza, orientamento ai servizi del territorio, la ricerca di un lavoro e di un alloggio, l’assistenza per i documenti, in collaborazione con avvocati e servizi sociali.
siracusaoggi.it, 31 ottobre 2024
Un percorso di inclusione socio-lavorativa per 540 persone. L’obiettivo è arrivare a 180 contrattualizzazioni. Questo in sintesi quanto prevede il progetto “Jail to Job”, promosso dalla cooperativa sociale Rigenerazioni Onlus di Palermo, con il coinvolgimento delle cooperative L’Arcolaio di Siracusa e Lazzarelle di Napoli, con il sostegno della Fondazione San Zeno. Il progetto, della durata di tre anni, propone un modello innovativo di politiche del lavoro per persone che scontano la loro pena negli istituti penitenziari di Cavadonna, Noto, Augusta e poi Ucciardone di Palermo, Pagliarelli Lorusso e Secondigliano. Coinvolti anche i servizi di esecuzione penale esterna di Siracusa, Palermo e Napoli, con il supporto dei Provveditorati Regionali dell’Amministrazione Penitenziaria di Sicilia e Campania.
romatoday.it, 31 ottobre 2024
Abbiamo incontrato Mirko durante il suo turno di lavoro a “Vale la pena”, pub fondato dalla Onlus “Semi di libertà”. “Mai mi sono occupato di cibo, oggi amo mettere creatività nei taglieri che faccio ai clienti”. Con queste parole si può riassumere Mirko, 45 anni, in semi libertà e ad un mese dalla fine della sua condanna che sta scontando nel carcere romano di Rebibbia. Un passato travagliato il suo, diversi reati, più volte dentro. E poi fuori. “Arrivato a questa età mi sono stufato d fare questa vita - racconta Mirko -, grazie a questa possibilità una volta fuori posso lavorare, guadagnare, pagare le tasse. Come tutti i cittadini”.
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