di Ennio Amodio
Il Dubbio, 4 giugno 2024
Esplode la reazione della magistratura associata contro la riforma imperniata sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. E arriva a minacciare lo sciopero mostrando una forza polemica inversamente proporzionale alla fragilità dei motivi della protesta. Si fa suonare a pieno regime la sirena dell’allarme, come se stesse per incendiarsi la casa della giustizia penale nascondendo così le vere ragioni del veto posto nei confronti di un distacco della costola rappresentata dai magistrati della accusa dal corpo unitario dei togati.
di Mariano Croce*
Il Domani, 4 giugno 2024
Le riforme costituzionali proposte dal governo rispondono a una visione in cui solo il potere esecutivo può rappresentare la volontà del popolo. Ma il voto al leader politico non è l’unico atto legittimante. Le più importanti riforme degli ultimi due decenni nel campo dei diritti sono state introdotte per iniziativa o per monito delle corti, cui i cittadini insoddisfatti si rivolgono con crescente frequenza. Il colpo di scure della corte di Manhattan sul capo biondastro di Donald Trump puntuale resuscita lo sdegno populista per l’ingerenza del potere giudiziario. Lo scorso giovedì l’ex presidente è stato dichiarato colpevole dei trentaquattro capi d’accusa relativi allo scandalo sessuale che avrebbe pesato sulle elezioni presidenziali del 2016. Secondo una reazione più che pavloviana, i custodi del sacro fuoco della sovranità popolare censurano l’empietà dei giudici: il potere giudiziario vuole fermare a colpi di sentenze un leader politico crismato dalla volontà inappellabile del popolo, e che oggi torna a scaldare i cuori dell’America più profonda e verace.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 4 giugno 2024
Disparità nella scelta di laici e togati per il Csm. E dubbi su chi abbia ancora la garanzia di essere sottoposto soltanto alla legge. Se a un summit di mafia un boss proponesse di scegliere per sorteggio i componenti della Commissione di Cosa Nostra, ne uscirebbe sciolto nell’acido, scherzava anni fa un inquirente quando, anche in una parte delle toghe disgustate dal correntismo corporativo e spartitorio, iniziava trovare consensi l’idea (ora fatta propria dalla modifica costituzionale proposta dal governo) di sorteggiare i membri togati del Consiglio superiore della magistratura. Battuta ironica legittimata non solo dalla delusione per quanto poco il sorteggio dei commissari avesse moralizzato ad esempio i concorsi universitari; o dal gioco polemico delle ascendenze di un sorteggio proposto, per la prima volta per il Csm, nel 1971 dal missino Giorgio Almirante. E nemmeno dal supermarket delle citazioni storiche sul sorteggio praticato dalla Repubblica di Venezia, al cui scaffale lo storico Frederic Lane ad esempio ricordava, a proposito delle nomine sorteggiate, che il Maggior Consiglio della Serenissima si riservasse di approvarle come “salvaguardia contro la scelta di persone incompetenti”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 4 giugno 2024
“La riforma approvata in Cdm rafforza il ruolo del giudice e garantisce parità fra accusa e difesa”, dice il viceministro della Giustizia. “Nessun rischio per l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Il sorteggio libera le toghe dalle correnti”. “E’ una riforma equilibrata, elegante, rispettosa dei canoni costituzionali e che cerca di restituire lustro alle istituzioni, magistratura per prima. Il testo rafforza il ruolo del giudice e garantisce parità alle parti, secondo quanto già previsto dall’articolo 111 della Costituzione. Per certi versi, infatti, si può dire che la separazione delle carriere è già richiesta dall’attuale Costituzione: solo il giudice, è scritto, è terzo e imparziale, tutti gli altri restano autonomi e indipendenti”. Ad affermarlo, intervistato dal Foglio, è il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, riferendosi alla riforma della magistratura approvata mercoledì scorso in Consiglio dei ministri. Il disegno di legge costituzionale, che ora andrà in Parlamento, istituisce carriere separate per giudici e pubblici ministeri.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 4 giugno 2024
Si è imposto un mantra: bisogna privilegiare l’efficienza della macchina giudiziaria Ma l’essenza del rito è l’oralità, che dà anche sostanza al rapporto tra assistito e difensore. La struttura processuale delineata nel codice del 1988 presentava solo due distinti modelli operativi in tema di partecipazione alle udienze, anche per i procedimenti in Corte d’Appello: l’udienza pubblica o l’udienza in Camera di consiglio, regolamentata dal codice di rito all’articolo 127 c. p. p., secondo l’originaria formulazione dell’articolo 599 comma 1 c. p. p., schema quest’ultimo che la Relazione al progetto preliminare qualificava come “importante innovazione della legge delega (direttiva 93)” n. 81 del 1987, in grado di garantire “la speditezza del rito e di consentire un risparmio di energie in fase di giudizio”. Sistema profondamente in crisi del quale, però, non era facile prevedere un superamento in tempi brevi, sino allo sconvolgimento provocato dal covid. Sino a quando cioè tutto ha subìto trasformazioni tanto repentine quanto radicali per la cogente necessità di “raffreddare la curva dei contagi”: il processo penale - compresi i suoi mezzi d’impugnazione - non poteva restare a guardare. Raccogliendo i frutti di quegli interventi emergenziali, la rinomata riforma Cartabia ha promosso - analogamente a quanto già previsto per il giudizio in Cassazione dal Dl n. 18 del 17 marzo 2020 (convertito nella legge 27 del 24 aprile 2020) e poi dal cosiddetto Dl Ristori 2 (Dl n. 137 del 28 ottobre 2020, convertito nella legge n. 176 del 18 dicembre 2020) - un contenimento del contraddittorio in Appello mediante l’articolo 23 del Dl 149 del 9 novembre 2020 (il cosiddetto Dl Ristori bis) che, ai commi da 1 a 6, contemplava una serie di disposizioni per la trattazione e decisione dei giudizi penali impugnatori di secondo grado, la “cartolarizzazione” del giudizio penale.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 4 giugno 2024
Addio al giurista. La passione per la giustizia ha guidato il suo percorso da magistrato, prima, nella fase di avvio di Magistratura democratica, con uno stretto legame con Ottorino Pesce nel periodo difficile, quando con disinvoltura venivano tolte a taluni magistrati le inchieste sui casi ‘sensibili’, poi nel dibattito teorico in seno alla stessa corrente. Difficile ricordare in poche righe Lugi Saraceni, la sua sensibilità, il rigore giuridico, l’etica come criterio del suo rapportarsi ai problemi e anche la capacità di sorridere, perché era di arguta compagnia. Era una persona che non separava l’acutezza analitica e la costante tutela di garanzie e diritti di ciascuna parte nel suo esercizio di magistrato, dal desiderio di tenere ferma la necessaria critica, così delineando un sapere giuridico denso di norme sì, ma non limitato a esse, bensì volto alla costruzione di quella cultura democratica che si nutre sempre del dubbio.
di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 4 giugno 2024
Ha impersonato per molti decenni un modello esemplare di magistrato, per il suo impegno costante a sostegno dei valori del giusto processo e delle garanzie delle persone contro l’arbitrio giudiziario. Con Luigi Saraceni viene a mancare una delle figure più limpide e generose di Magistratura Democratica. Luigi ha impersonato per molti decenni un modello esemplare di magistrato, per il suo impegno costante a sostegno dei valori del giusto processo e delle garanzie delle persone contro l’arbitrio giudiziario. Il garantismo fu per lui molto di più di un insieme di regole a tutela dei diritti fondamentali. Fu soprattutto il frutto di una scelta morale, che comportava un atteggiamento esistenziale di rispetto, di empatia e di umana comprensione e solidarietà con le persone giudicate, soprattutto se deboli e senza difese. Luigi non amava, anzi detestava il potere che era chiamato ad esercitare. E proprio per questo vedeva, nelle garanzie, i limiti indispensabili e preziosi contro i suoi possibili abusi.
di Nello Trocchia
Il Domani, 4 giugno 2024
Uno dei primi poliziotti penitenziari condannati per tortura racconta il caos degli istituti di pena. Ha fatto appello, e ora racconta le disfunzioni del sistema e quello che considera il “tradimento” del governo. “Lei lo ha fatto il militare? In un corpo ci si copre e ci si spalleggia, ma io non ho mai picchiato nessuno”. A parlare così è un agente di Polizia penitenziaria, non uno qualsiasi, ma uno dei primi condannati per tortura in Italia dall’introduzione del reato nel 2017. Mentre il governo presenta il GIO, il Gruppo d’intervento operativo, per sedare le rivolte in cella, il poliziotto ci racconta di carcere, violenze, e svela un sistema al collasso. In un attimo si sbriciola la propaganda governativa che inaugura nuovi gruppi mentre mancano 18mila unità.
Corriere della Calabria, 4 giugno 2024
Il 5 giugno, a Palazzo dei Bruzi a Cosenza, la maratona oratoria per fermare i suicidi in carcere. Un ordinamento penitenziario che consente o soltanto tollera, ritenendolo legale e legittimo, un sistema penitenziario, quello delle carceri italiane, che, negli ultimi venti anni, ha generato, mediamente, un suicidio ogni settimana può ritenersi distante dalla pena di morte? Il pensiero della pena di morte è solo apparentemente distante dal nostro stato di diritto; riflettiamo: oramai siamo indifferenti rispetto alle continue morti nelle carceri italiane. E allora, siamo certi di non essere pronti ad accettare l’idea di un carcere incostituzionale, di un carcere tortura, di un carcere che è pena di morte?
di Ennio Neri
castedduonline.it, 4 giugno 2024
Preoccupati i detenuti, i familiari e gli operatori penitenziari. Maria Grazia Caligaris: “Limitare l’orario di lavoro dei medici dell’emergenza alle ore notturne, dalle 20 alle 8, sembra significare che durante la giornata non possano verificarsi situazioni pericolose per l’incolumità di una persona detenuta”. “Il servizio dei Medici del 118 nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta, da sabato 1 giugno, è garantito solo per 12 anziché per 24 h. Lo ha stabilito la Direttrice Generale dell’Areus (Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Sardegna) Simonetta Cinzia Bettelini. Una decisione che ha creato viva preoccupazione tra i detenuti, i familiari e gli operatori penitenziari del più grande Istituto detentivo dell’isola”. Lo rende noto Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme ODV” facendo notare che “limitare l’orario di lavoro dei medici dell’emergenza alle ore notturne, dalle 20 alle 8, sembra significare che durante la giornata non possano verificarsi situazioni pericolose per l’incolumità di una persona detenuta”.
- Napoli. “Carcere di Pozzuoli, la coop Le Lazzazzarelle non chiuda, intervenga il ministro”
- Cremona. Il bando della Camera Penale: “No ai giustizialismi”
- Monza. I detenuti vanno a lezione di ottoni col sogno di suonare in carcere
- La Costituzione in viaggio tra carceri e scuole
- “Difficile aver pietà di un boss ma farlo marcire al 41 bis è disumano”










