di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 15 maggio 2024
Il nuovo Patto, approvato a Strasburgo il 10 aprile, è stato definito una svolta storica. Si puniscono i Paesi non solidali che non accettano la redistribuzione, che però continuerà a non essere obbligatoria. Per la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e per la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen quella portata a casa dopo dieci anni è finalmente una “svolta storica”. Di storico nel nuovo patto asilo e immigrazione, passato a larga maggioranza il 10 aprile, c’è solo l’accettazione da parte di tutti (o quasi) che il fenomeno migratorio non può più essere considerato un affare che riguarda solo i Paesi costieri. Ma la battaglia della reale obbligatorietà del principio di solidarietà nei confronti degli Stati membri impegnati nella prima accoglienza, con la redistribuzione effettiva dei migranti è stata definitivamente persa. Nell’Europa che da una parte invoca la necessità di manodopera straniera per rispondere alle esigenze del mondo del lavoro e dall’altra mostra sempre più insofferenza nei confronti degli immigrati, gli Stati che alla fine accetteranno di aprire le porte alle persone che sbarcheranno in Italia, in Spagna, in Grecia, si conteranno sulle dita di due mani.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 15 maggio 2024
Il Patto su immigrazione e asilo diventa legge europea. Anche i minori potranno essere trattenuti nei centri. Le denuncia delle ong. Il contestatissimo “Patto asilo e migrazione” è legge europea. Ieri è arrivato il via libera finale da parte del Consiglio Ue in formato Ecofin ai diversi file - 9 regolamenti e 1 direttiva - che compongono uno dei pacchetti legislativi più corposi di questi cinque anni. Un ok formale e ampiamente scontato, dopo che il Parlamento europeo aveva approvato la riforma un mese fa, ma comunque un passaggio necessario alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale europea. Voto favorevole dell’Italia, contrario su diversi dossier il voto dell’Ungheria, della Slovacchia ma anche della Polonia. “Non accoglieremo nessun migrante in base al Patto”, ha spiegato il premier polacco Donald Tusk. “Abbiamo già accettato centinaia di migliaia di persone dall’Ucraina come anche dalla Bielorussia”.
di Marco Perduca
Il Manifesto, 15 maggio 2024
La Commissione UE, su stimolo della presidenza belga del Consiglio europeo, ha lanciato l’Alleanza europea dei porti e un partenariato pubblico-privato per “intensificare la lotta al traffico di droga e alla criminalità organizzata”. Il Belgio è particolarmente preoccupato del ruolo che il porto di Anversa svolge nell’importazione di cocaina dall’America latina e per il significativo aumento non solo della presenza di reti criminali ma di violenza che hanno interessato la città.
di Filippo Fiorini
La Stampa, 15 maggio 2024
Lo studente italiano Matteo Falcinelli, fermato a Miami: “Sono passati tre mesi, ma è come se fosse successo ieri. Giusto denunciare la brutalità della polizia americana, ma ora ho paura”. “Quella notte si è spento qualcosa in me”. Lo ha detto Matteo Falcinelli, durante un’intervista nel programma televisivo “Cinque Minuti” condotto da Bruno Vespa. Lo studente di 25 anni iscritto alla Florida International University che è stato arrestato a Miami nella notte tra il 24 e il 25 febbraio all’uscita di un locale notturno, ripercorre vicino a sua madre l’incubo dell’arresto.
di Frank Cimini
L’Unità, 15 maggio 2024
La denuncia del padre: “Non c’è la proroga del giudice perché si attende la decisione sul ricorso contro la negazione dei domiciliari a Budapest. Quindi Ilaria è rinchiusa senza che l’abbia disposto un magistrato. E l’Italia non fa nulla”. Ilaria Salis continua a stare in carcere a Budapest nonostante i termini di detenzione siano scaduti lo scorso 8 maggio senza che sia intervenuta una proroga da parte del giudice. Lo denuncia il padre dell’insegnante di Monza Roberto Salis aggiungendo che alla figlia viene negato il diritto di votare alle elezioni europee perché detenuta all’estero. Stando a quanto denuncia Roberto Salis il giudice non decide sulla proroga della detenzione finché non arriva la decisione del tribunale rispetto al ricorso presentato contro la negazione degli arresti domiciliari del 28 marzo scorso. “La sostanza è che Ilaria è in carcere senza che ci sia una disposizione della magistratura - dice l’ingegner Salis - questo avviene senza che il governo e la diplomazia faccia nulla”.
ilpost.it, 15 maggio 2024
Martedì a Bangkok, in Tailandia, è morta in carcere l’attivista per la democrazia Netiporn Sanae-Sangkhom, che stava conducendo da oltre due mesi uno sciopero della fame per protestare contro l’incarcerazione dei dissidenti politici all’interno del paese. Netiporn Sanae-Sangkhom, che aveva 28 anni, era stata arrestata lo scorso gennaio perché accusata del reato di lesa maestà, che prevede fino a 15 anni di reclusione, per aver partecipato nel 2020 a un corteo che aveva ostacolato il percorso di un convoglio della famiglia reale. Aveva iniziato lo sciopero della fame dopo il suo arresto: il personale penitenziario ha detto che è morta martedì mattina.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 maggio 2024
Per la Corte costituzionale è “irragionevole la limitazione per chi ha dimostrato di non avere più collegamenti con la criminalità organizzata e di essere meritevole dei benefici penitenziari”. La Corte costituzionale, con la sentenza numero 85, ha dichiarato illegittima la norma che impone un regime più restrittivo in materia di telefonate con i figli minori per i detenuti ostativi che hanno accesso ai benefici penitenziari. La Consulta ha accolto la questione sollevata da un magistrato di sorveglianza di Padova, ritenendo irragionevole che un detenuto condannato per un reato “ostativo” (tra cui quelli di mafia, terrorismo ed eversione) sia stato sottoposto - durante il periodo pandemico - a limitazioni nelle comunicazioni telefoniche con i figli minori, pur potendo fruire di altri benefici come i permessi premio.
ansa.it, 14 maggio 2024
Oggi, alle 17.30, alla Sala Stampa della Camera dei Deputati la presentazione della proposta di legge. Trascorrere, per i magistrati di nuova nomina, quindici giorni in carcere da trascorrere obbligatoriamente tra i detenuti. È questa, parte di una proposta ideata dell’Associazione “Amici di Leonardo Sciascia”, presieduta dall’avvocata Simona Viola, da presentare in Parlamento, e che riguarderebbe tutti i futuri magistrati subito dopo avere vinto il concorso. L’iniziativa è co-promossa dall’associazione “Italia Stato di Diritto”, presieduta dall’avvocato Guido Camera, che ha contribuito attivamente a redigere il testo insieme a un gruppo di lavoro di avvocati e docenti universitari.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 14 maggio 2024
Gli impegni della campagna elettorale allontanano il sì al ddl. “Gli accordi erano altri”, dicono gli azzurri. Sabato scorso a Palermo, a margine del suo intervento al 36esimo congresso dell’Associazione nazionale magistrati, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ammesso ai cronisti: “In questo momento si stanno affollando provvedimenti di vari tipi, siamo in campagna elettorale e questo riduce di molto le possibilità di riunione del Parlamento e dello stesso governo. Quindi, per quanto riguarda i tempi per la riforma della separazione delle carriere, non ho una data”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 14 maggio 2024
Dopo il passo indietro di Nordio sulla separazione delle carriere, tra le toghe non diminuiscono le perplessità. Santalucia (Anm) risponde al complottista Crosetto. L’impressione che lasciato Carlo Nordio alle toghe riunite in congresso a Palermo lo scorso weekend è quella di un ministro dimezzato. Non è sfuggito a nessuno, infatti, che l’attesa riforma della giustizia, data per imminente la settimana scorsa, è destinata a slittare a data da destinarsi. L’ha detto proprio Nordio sabato mattina: la campagna elettorale delle europee non dà modo di lavorare su un dossier tanto delicato. Sullo sfondo, però, si intuiscono altre questioni: il caso Liguria sta dando di che riflettere alle forze di governo, e, nonostante la separazione delle carriere è uno di quegli scalpi che soprattutto Forza Italia vorrebbe poter dire di aver conquistato prima del voto, arrivare a un testo condiviso da far uscire dal consiglio dei ministri non è sembrato fattibile a nessuno. La questione, tuttavia, non è chiusa. E le toghe lo sanno bene.
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