di Paolo Mastrolilli
La Repubblica, 24 aprile 2024
Il Country Reports on Human Rights Practices relativo al 2023 denuncia le violenze contro i giornalisti cosi come gli abusi contro le minoranze. “Tra le questioni significative relative ai diritti umani figurano segnalazioni credibili di: gravi restrizioni alla libertà di espressione, comprese leggi penali sulla diffamazione, e violenza o minacce di violenza contro i giornalisti”. Comincia così il capitolo dedicato all’Italia del 2023 Country Reports on Human Rights Practices, il rapporto annuale del dipartimento di Stato sulle violazioni dei diritti umani nel mondo. Il nostro Paese non è considerato una pecora nera, ma Washington su questo tema non fa sconti a nessuno e se individua problemi li denuncia. Nel caso di Roma, oltre alle “restrizioni alla libertà di espressione”, cita le condizioni nelle carceri e il trattamento dei rifugiati, in particolare per gli accordi finalizzati a riportarli in Libia. Poi vengono sottolineati gli abusi contro la comunità Lgbtqi+ e il ritorno degli episodi di antisemitismo.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 24 aprile 2024
Il ministro dell’Interno accumula una sconfitta dietro l’altra. È stata confermata la sospensione del fermo amministrativo di due navi ong, accusate di aver violato il suo decreto sull’immigrazione. La Libia non è un porto sicuro e quelle della guardia costiera libica non possono essere considerate operazioni di salvataggio, affermano i giudici. Eppure, l’Italia continua a rinnovare il memorandum e a fornire motovedette a chi non rispetta le convenzioni internazionali. Le pronunce dei tribunali continuano a confermare le forzature dell’autorità nell’applicazione del decreto Piantedosi, o decreto ong (dln 1/2023). Nel giro di 24 ore, due giudici, a Crotone e a Brindisi, hanno confermato la sospensione del provvedimento di fermo amministrativo per le navi Humanity 1 e Ocean Viking, disposta qualche settimana fa.
di Roberta De Monticelli
Il Manifesto, 24 aprile 2024
L’Ue va alla guerra con gli Eurobond, finanzia con i fondi del Pnrr l’industria bellica, e lascia che ogni Stato si armi quanto gli pare. Il contrario di quanto auspicava Altiero Spinelli. “Non è realpolitik, è follia. C’è nelle teste un divorzio dalla realtà che ha il carattere di una psicosi”. Lo afferma Dominique Eddé, scrittrice franco-libanese, già autrice di un’accorata lettera a Macron da “un luogo di macerie, un luogo abusato e manipolato da ogni parte. Anche questa volta, nell’intervista concessa a Mediapart il 13 aprile, si riferisce a un Medio Oriente che è metafora del mondo, perché con identiche parole potrebbe stigmatizzare il linguaggio impazzito dei responsabili del destino di tutti, e la compiaciuta impassibilità con cui viene riverberato dalla stragrande maggioranza dei media, a Occidente, a Oriente, nel grande Sud e nel nostro piccolo Nord-Europa. Un’impassibilità compiaciuta di cui è maestro il più celebre dei nostri geopolitici, Lucio Caracciolo, che non risparmia il suo annoso sarcasmo nei confronti dell’Europa felix, perché “ci aveva insegnato come la guerra fosse orrore del passato” (la Repubblica, 24 marzo).
di Federico Zuolo
Il Domani, 24 aprile 2024
Il dibattito sulle due guerre più vicine a noi si è ormai polarizzato per ragioni strategiche e indicibili. Ma è difficile discuterne anche con chi usa argomenti morali perché assolutizza un valore senza riconoscere gli altri. Perché è così difficile parlare di guerra? Perché ormai ci si polarizza a prescindere. Perché, pur essendo una questione così seria, le guerre vengono strumentalizzate per i soliti conflitti politici e culturali. Ma è quasi impossibile anche discuterne tra persone in buona fede. Al di là della miseria di chi usa la guerra per affermarsi nel chiacchiericcio politico quotidiano, è diventato impossibile discuterne perché molti di coloro che lo fanno da una posizione valoriale non sanno misurare i valori di fronte alla tragicità della guerra.
di Leonardo Clausi
Il Manifesto, 24 aprile 2024
Naufragio durante la traversata verso il Regno Unito, annegano in cinque poco dopo il voto finale sul contestato “bill” salva-Sunak. Londra ignora tutti i rilievi sul fronte dei diritti umani e tira dritto. Appalto neo-coloniale. A una manciata di ore dal compimento dell’iter, sofferto e insoffribile, del disegno di legge sulla deportazione dei migranti “clandestini” in Ruanda da parte della Camera dei Comuni di lunedì, cinque di loro, tre uomini una donna e una bimba di sette anni, annegavano all’alba di ieri nella Manica dopo aver tentato la traversata all’altezza di Wimereux, a sud di Calais. La scena avveniva pressoché in diretta grazie allo sciacallaggio mediatico degli obbiettivi della Bbc, schierati sul bagnasciuga. Lo stracarico gommone aveva a bordo oltre un centinaio di persone: circa la metà è stata soccorsa dalla marina francese, il resto ha continuato la traversata scortata dai britannici fino a Dover.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 24 aprile 2024
“Hanno portato qui centinaia di prigionieri, di abitanti di Gaza, uomini e donne, spesso con ferite gravi, anziani ammalati, persone con patologie oncologiche, tenendoli ammanettati e bendati per ore, per giorni”. Irit legge la denuncia a voce alta, a poche decine di metri dall’ingresso della base militare di Sde Teiman, adiacente alla pista di decollo del minuscolo aeroporto di Beersheva. Di fronte a lei una cinquantina di attivisti con cartelli eloquenti: “Almeno 40 detenuti sono stati torturati”, “Sde Teiman è un campo di tortura”, “Cosa accade a Sde Teiman?” e altri ancora. Dietro le recinzioni, i capannoni dove - spiegano gli attivisti - sono tenuti i prigionieri palestinesi. I manifestanti, di organizzazioni della sinistra radicale, parlano di Sde Teiman come della “Guantanamo di Israele”, di una prigione in cui si tortura e dove le regole più elementari della dignità umana sono violate per infliggere la punizione severa possibile ai palestinesi di Gaza, tutti ritenuti responsabili dell’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023.
di Vittorio Da Rold
Il Domani, 24 aprile 2024
Rinvenuti cadaveri denudati e con le mani legate dietro la schiena. Dopo il ritrovamento di centinaia di cadaveri a Khan Younis le Nazioni Unite vogliono un’inchiesta. Biden chiede ancora una volta a Netanyahu di non entrare con i carri armati nel sud della Striscia. Dopo sette mesi di guerra nella Striscia di Gaza, gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, lo scambio di bombardamenti con Hezbollah nel Libano, i missili sul consolato iraniano di Damasco che hanno eliminato l’intera dirigenza dei pasdaran in Siria e lo scambio senza precedenti di raid missilistici sul rispettivo territorio tra Iran e Israele, l’attenzione degli osservatori mediorientali torna su Gaza e sulla mancanza di una credibile exit strategy di Tel Aviv. Il governo israeliano è prigioniero di forze di estrema destra e non ha una strategia se non quella di restare al potere il più a lungo possibile per sostenere le pretese incendiarie dei coloni nei territori occupati.
di Susanna Marietti*
vocididentro.it, 23 aprile 2024
“Nodo alla gola”: è questo il titolo del XX° Rapporto annuale di Antigone sulle carceri italiane, presentato oggi a Roma. È un nodo alla gola quello che tante, troppe persone detenute hanno deciso di stringersi intorno al collo per sfuggire alla totale assenza di speranza che si vive nelle carceri. È un nodo alla gola quello con cui l’intero sistema sta stritolando se stesso, incapace di rispondere al proprio mandato costituzionale.
di Claudio Bottan*
vocididentro.it, 23 aprile 2024
C’eravamo anche noi questa mattina alla presentazione del XX° rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione dal titolo emblematico “Nodo alla gola”. L’incontro con i giornalisti, che si è tenuto nella sede dell’associazione Stampa Romana, si è inevitabilmente aperto dando notizia dell’arresto di 13 agenti e la sospensione dal servizio per altri otto poliziotti penitenziari del carcere minorile Beccaria di Milano. Per l’accusa si sarebbero resi responsabili di tentata violenza sessuale, tortura, lesioni e maltrattamenti nei confronti di una dozzina di giovani reclusi. Ovviamente vale il sacrosanto principio della presunzione di innocenza e, come si suol dire, la giustizia farà il suo corso.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 23 aprile 2024
È stato presentato ieri a Roma il XX° Rapporto annuale di Antigone sulle carceri italiane. Il titolo non necessita spiegazioni: “Nodo alla gola”. Il lavoro, frutto di visite continue agli istituti di pena portate avanti lungo l’intero 2023 dall’associazione, fotografa una realtà sempre più allarmante. La stessa che drammaticamente ci sbattono in faccia gli almeno trenta suicidi che si sono registrati in carcere dall’inizio del nuovo anno. Almeno, in quanto per vari altri decessi non sono ancora del tutto chiare le cause. Un suicidio ogni tre giorni e mezzo. Nel 2022 - l’anno record nel quale come minimo 85 persone si tolsero la vita in carcere - a metà aprile se ne contavano venti.
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