di Marco Birolini
Avvenire, 20 aprile 2024
Il Tribunale di Trapani conclude la fase dell’udienza preliminare senza rinvii a giudizio: “Nessun reato, il fatto non sussiste”. La Ong Jugend Rettet: “Un’odissea che ha provocato danni irreparabili”. “Il fatto non sussiste”. Tradotto, i famigerati “taxi del mare” non c’erano. La sentenza del gup di Trapani Samuele Corso ha chiuso così, senza nemmeno aprire la fase dibattimentale, il processo per il caso Iuventa. I membri dell’equipaggio della nave della ong Jugend Rettet erano accusati insieme ad altre persone di Msf e Save the Children di aver favorito l’immigrazione clandestina. Ma la lunghissima e travagliata fase dedicata all’udienza preliminare (costata allo Stato circa 3 milioni di euro) non ha partorito nessun rinvio a giudizio per i 10 imputati. Era stata peraltro la stessa procura di Trapani, preso atto dell’assenza di prove consistenti e della scarsa attendibilità degli stessi testimoni, a chiedere di non procedere oltre. Persino il Viminale, che si era costituito parte civile, si è sfilato dal processo, rimettendosi alla decisione del giudice.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 20 aprile 2024
Fermo Humanity 1, confermata la sospensione. Il provvedimento del tribunale di Crotone sconfessa il governo su tutta la linea. “Non può ritenersi che l’attività perpetrata dalla guardia costiera libica sia qualificabile come attività di soccorso per le modalità stesse con cui è stata esplicata”, perché c’erano uomini armati, che hanno esploso colpi di arma da fuoco, e perché Tripoli non può garantire in alcun modo un porto sicuro. È una sconfessione del governo su tutta la linea quella che si ritrova nel provvedimento con cui il giudice del tribunale civile di Crotone Antonio Albenzio ha confermato la sospensione del fermo della nave Humanity 1, detenuta nel porto calabrese il 2 marzo scorso dopo il soccorso di 77 naufraghi nel Mediterraneo.
di Diego Motta
Avvenire, 20 aprile 2024
Una sentenza non può cambiare il corso della storia, ma può aiutare a riscriverla. Un fatto di sette anni fa, l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con relativo sequestro di una nave impegnata nei soccorsi, si è trasformato ieri, dopo la decisione dei giudici di Trapani, in un clamoroso proscioglimento di massa: tutti assolti, il fatto non sussiste. Perché salvare vite non è un reato. Non è vero, però, che nel frattempo non sia successo nulla. Il caso della Iuventa, dal nome dell’imbarcazione della Ong tedesca rimasta ferma dal 2017 a oggi nel porto di Napoli, svela molto in realtà di quello che siamo diventati in questi anni: eravamo un popolo di santi, navigatori e poeti, ora di quell’anima profonda cosa è rimasto?
di Filippo Miraglia*
L’Unità, 20 aprile 2024
Il Festival delle culture mediterranee nato dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa compie dieci anni e raddoppia: fino al 20 aprile a Prato, a ottobre a Roma. Di fronte a un attacco senza precedenti al mondo dell’immigrazione, l’obiettivo è costruire dal basso una comunità per l’alternativa. Il 3 ottobre del 2013, 368 cadaveri affiorarono dal mare nei pressi della spiaggia più bella dell’isola di Lampedusa, quella dell’isola dei Conigli. Una strage che risvegliò, per qualche giorno, la coscienza di chi aveva responsabilità istituzionali e politiche, portando alla realizzazione del primo e unico programma pubblico di ricerca e salvataggio “Mare Nostrum” che consentì di salvare più di 150 mila persone.
di Daniele Mastrogiacomo
L’Espresso, 20 aprile 2024
Come una multinazionale, la holding delle sostanze stupefacenti cambia passo. Conquista tutto il Sud America e chiude la filiera. Con il fentanyl diversifica e compensa il crollo del prezzo della cocaina. L’ultimo carico è stato scoperto sulla spiaggia vicino a Sydney, il 31 marzo scorso. Cinque pacchetti stretti dal nastro adesivo erano stati trascinati dalle onde sulle rive di Freshwater e Curl Curl. Li hanno aperti: erano mattoncini di cocaina. Tre giorni prima di Natale scorso ne erano stati rinvenuti altri 250. Sembravano le molliche di Pollicino: altre decine di pacchi da un chilo, qualcuno di 39, giacevano sulla battigia per 500 chilometri.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 20 aprile 2024
In Arabia Saudita la giustizia è fuor di metafora esattamente quella raffigurata nel mito. La dea bendata ha la bilancia in una mano e la spada nell’altra. La bilancia è in perfetto equilibrio: il castigo è pari al delitto, occhio per occhio, una vita per una vita. È la dura legge del qisas, la retribuzione in natura. La sua formula è arcaica e perfetta, elementare e aritmetica, come quella di un baratto. La spada che Dike brandisce in una mano non è solo un monito, non incute solo timore, essa si abbatte realmente e inesorabilmente sulla testa dell’assassino, e la mozza.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 20 aprile 2024
Gli sfollati sono più di 90 mila hanno perso la casa e il lavoro e vivono in estrema povertà. Ma il loro esodo è stato oscurato dalla tragedia di Gaza. A Boustan non rimane più nessuno, l’ultima famiglia è venuta via ieri mattina a piedi, lasciando lì il bestiame. Anche Salwa Alomous ha fatto lo stesso, sei mesi fa. Viveva nella città di Boustan, Libano meridionale al confine con Israele. Quando, l’8 ottobre, Hezbollah ha cominciato a lanciare razzi in solidarietà all’attacco di Hamas contro Israele e Israele ha risposto bombardando il Libano, la preoccupazione e l’abitudine pesavano più o meno allo stesso modo. Per una settimana ha dormito sotto al letto con i suoi figli, mentre i genitori dormivano con le capre, nella stalla. Ogni volta che sentiva aerei da guerra o droni alzava il volume della radio per distrarre i bambini.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 20 aprile 2024
Trascorsi più di cinque anni dalla sconfitta territoriale dello Stato islamico, 11.500 uomini, 14.500 donne e 30.000 minorenni sono trattenuti in almeno 27 Centri di detenzione e nei due Campi di Al Hol e Roj, nel nord est della Siria. In totale, secondo un rapporto pubblicato in questi giorni da Amnesty International, 56.000 persone prive di diritti, tenute in condizioni subumane, spesso non accusate di alcun reato, talora vittime di reati commessi proprio dallo Stato islamico. Oltre a siriani e iracheni, ci sono cittadini di altri 74 Stati. Meno di un quinto è stato processato, peraltro in modo del tutto sommario, sulla base di prove estorte con la tortura, senza neanche la presenza di un avvocato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 aprile 2024
Un mese dopo l’appello del Presidente Mattarella, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali dei detenuti è scesa in campo con iniziative in tutta Italia. Mentre a Como si registra il 32esimo suicidio dall’inizio dell’anno. “È uno stillicidio insopportabile”, tuona Samuele Ciambriello, garante campano e portavoce dei garanti territoriali. “Ogni giorno sentiamo parlare di morti in carcere e di carcere. Uno stillicidio al pari della sensazione di inadeguatezza delle attività di prevenzione”. Un mese dopo l’appello del Presidente Mattarella, la Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale è scesa in campo con iniziative in tutta Italia per dire basta alle morti in carcere. E lo fa quando giunge la notizia dell’ennesimo suicidio, il 32esimo dall’inizio dell’anno. Si tratta di un palestinese detenuto presso la Casa circondariale di Como che si è tolto la vita inalando il gas della bomboletta del fornello da campeggio che aveva.
di Pietro Barabino
Il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2024
“Sul tema dei suicidi in carcere, quello che si può fare subito è aumentare il numero delle telefonate consentite e gli orari di apertura delle celle” due misure molto semplici che potrebbero incidere in parte per mitigare la sofferenza delle persone detenute, secondo il Garante ligure dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive Doriano Saracino. Un centinaio di persone, tra volontari, avvocati, operatori, ministri di culto, poliziotti penitenziari, magistrati e cittadini hanno risposto all’appello dei garanti e si sono radunati sulla scalinata del Palazzo di Giustizia a Genova, in contemporanea a quanto avvenuto a Torino, Siracusa, Ivrea, Verona, Napoli, Lecce, Biella, Benevento, Cagliari, Crotone, Catanzaro, Brindisi e altre città. Scopo dell’iniziativa è sollevare il tema della sofferenza e dei suicidi in carcere.
- Il carcere e quegli strumenti atroci con cui ci si dà la morte
- “Ritmo impressionante di suicidi in carcere, rischiamo di avere il dato più alto di sempre”
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- A.A.A. giudice terzo cercasi
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