di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2024
In corso di valutazione la riproposizione del progetto con il carcere di Rebibbia. Per detenute e detenuti è prevista un’importante attività di formazione. Prima la formazione in carcere poi il lavoro sul campo, all’insegna della tecnologia e dell’innovazione digitale e in nome della connessione ultraveloce. Sono gli elementi che hanno caratterizzato il progetto pilota, per cui è in corso di valutazione una eventuale riproposizione, portato avanti da Open Fiber al carcere di Rebibbia a Roma.
veneziatoday.it, 23 gennaio 2024
La settimana scorsa una delegazione di Radicali Italiani è stata in visita al penitenziario femminile di Venezia. La visita di una delegazione dei Radicali al carcere femminile della Giudecca è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione degli istituti di reclusione italiani. La campagna “Devi vedere” - che invita i cittadini, appunto, a osservare con i propri occhi le condizioni dei penitenziari - ha fatto tappa a Venezia venerdì 19 gennaio. “Abbiamo rilevato una situazione migliore rispetto alla media nazionale - è il commento di Samuele Vianello, segretario di Radicali Venezia -. L’istituto femminile veneziano offre numerose attività lavorative e di volontariato. Non mancano però le criticità di natura strutturale”, problema che riguarda tutto il Paese: “La situazione delle carceri italiane è drammatica: il sovraffollamento ha ripercussioni molto serie sulla vita della comunità interna, l’esecuzione penale non è rieducativa ma diseducativa, non riabilitativa ma debilitativa: i tassi elevatissimi di recidiva ne sono la dimostrazione”.
di Tiziana Campisi
vaticannews.va, 23 gennaio 2024
Nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, ieri mattina a Roma, gli studenti del liceo classico Ennio Quirino Visconti hanno incontrato Gherardo Colombo, Agnese Moro e Adriana Faranda per riflettere sullo strumento giuridico che permette a quanti hanno commesso reati e a persone offese di incontrarsi, conoscersi, confrontarsi ed essere coinvolti nella progettazione di un’azione volta ad instaurare rapporti nuovi di fiducia.
lavocedialba.it, 23 gennaio 2024
Il focus, organizzato per venerdì 26 gennaio dall’associazione albese In.differenti, vedrà come relatori Giorgio Leggieri, direttore della Casa di reclusione di Milano Bollate, e Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti. Un’occasione di riflessione, di approfondimento e di confronto su un tema di stretta attualità, come quello dei detenuti e della situazione delle strutture penitenziarie: si intitola “Senza sbarre, guida per un carcere più umano”, l’evento organizzato dall’associazione albese In.differenti per venerdì 26 gennaio, alle ore 21 presso la sala Riolfo del comune di Alba. Relatori saranno Giorgio Leggieri, direttore della casa di reclusione di Milano Bollate, e Bruno Mellano, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte. La serata, gratuita e ad accesso libero, è organizzata in collaborazione con l’associazione Arcobaleno, la fondazione Ugo Cerrato, con la partecipazione della Cooperativa Libraria “La Torre”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 23 gennaio 2024
Parlare di carcere attraverso le canzoni. È l’idea alla base del libro “Metà giardino, metà galera” che ripercorre la storia dell’istituzione carceraria dal secondo dopoguerra ad oggi seguendo il filo delle canzoni di De Andrè, Vecchioni, Gaber, Silvestri, Dalla, Paolillo e tanti altri. Trovare le parole che sappiano raccontare il carcere, fuori dai luoghi comuni. Il libro Metà giardino, metà galera (Editore Erickson) è stato scritto con quest’obiettivo da Alessia la Villa, funzionaria pedagogica, e Leandro Vanni, ispettore superiore di Polizia penitenziaria.
di Daniela Preziosi
Il Domani, 23 gennaio 2024
Arriva oggi nelle librerie “E noi splendiamo, invece” (Sperling & Kupfer), il libro di Alessandro Zan. Citazione pasoliniana, linguaggio semplice e diretto, un libro politicamente impegnativo che rivolge ai giovani un invito alla mobilitazione: “Non accettate la politica che vuole normalizzale l’odio, comprimere gli spazi di libertà, che aumenta le pene per le proteste. Se le persone si mettono assieme possono sconfiggerla”.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 23 gennaio 2024
Nel 2019 ha aperto la strada al suicidio assistito (ad alcune condizioni), ma sembra che per la politica quella sentenza non esista. Il parlamento non ha mosso un dito. Il Veneto ha bocciato la pdl popolare regionale che definiva le modalità di accesso.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 23 gennaio 2024
Il Gip di Firenze solleva la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, già modificato dalla Corte con la sentenza sul caso Dj Fabo. Non è la prima volta, ma potrebbe essere l’ultima. A distanza di cinque anni dalla storica sentenza 242 del 2019, la cosiddetta Antoniani/ Cappato sul caso Dj Fabo, la Consulta torna ad esprimersi sul fine vita. Con la possibilità di definire una volta per tutte la disciplina che attualmente regola l’accesso al suicidio assistito in Italia in mancanza di una legge in materia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 gennaio 2024
Il tribunale di Firenze rinvia alla Corte costituzionale l’art. 580 del codice penale per i requisiti richiesti al malato nella sentenza 242/2019. Il caso di Mib, costretto a recarsi in Svizzera aiutato dall’associazione Luca Coscioni poiché non era “tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale”. La prima volta fu nel 2019, quando stabilì la costituzionalità del diritto dei malati terminali italiani ad ottenere dal Sistema sanitario nazionale, in determinate condizioni, l’assistenza medica al suicidio. La seconda volta, nel febbraio 2022, dichiarò invece inammissibili i quesiti referendari sull’”eutanasia legale”. Ora la Corte costituzionale si pronuncerà per la terza volta sul fine vita, e in particolare sulla questione sollevata dal Tribunale di Firenze che riguarda uno dei quattro requisiti richiesti dalla stessa Consulta per la non punibilità dell’aiuto al suicidio: la dipendenza del malato terminale da un “trattamento di sostegno vitale”.
di Marco Birolini
Avvenire, 23 gennaio 2024
Nel 2023 sono morti 415 senza tetto. Ma tra le cause dei decessi non c’è solo il gelo. Sono 49 le vittime di violenza. L’ultimo delitto a Torino: un polacco ucciso a colpi di pistola. Nei mesi invernali del 2023 sono morte 133 persone senza dimora: un balzo deciso rispetto alle 86 del 2022, a conferma del fatto che, nonostante gli sforzi messi in campo a più livelli, il freddo stagionale continua a rappresentare un problema in più per chi vive in strada. L’ultimo a morire di freddo è stato un 40enne, trovato senza vita nella serata di domenica in un’area dismessa della stazione di Varese. L’anno scorso le vittime dell’ipotermia erano state 15. La strage degli “invisibili”, però, dura tutto l’anno, con numeri in tragica crescita: 415 morti, mentre nel 2022 erano stati 399. E il 2024 non dà grandi motivi di speranza, visto che in meno di un mese ci sono già stati 30 decessi. Si muore d’inverno, ma anche in estate (102), in primavera (70) e in autunno (110). I clochard muoiono soli, spesso (154 casi, il 40% del totale) per malattie aggravate dalle condizioni di miseria in cui sono immersi. Dopo le malattie, però, la seconda causa di morte è la violenza: 49 i clochard morti nel 2023 in conseguenza di reato. Nei giorni scorsi un nuovo caso, sfociato in omicidio.
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