di don Marcelo Lopresti*
risveglioduemila.it, 2 gennaio 2026
Una lettera per ringraziare il direttore, l’amministrazione, i volontari e la polizia penitenziaria del lavoro che mette al centro il “bene del prossimo”. La speranza è possibile, anche in carcere. Lo ha “detto”, implicitamente ed esplicitamente, Papa Francesco quest’anno aprendo una Porta santa a Rebibbia. Ma è anche l’esperienza concreta di don Marcelo Lopresti, da qualche mese cappellano a Port’Aurea Con questa lettere a Risveglio ha voluto fare un bilancio di quanto vissuto e ringraziare il direttore, l’amministrazione, la Polizia penitenziaria, volontari per il loro lavoro che mette al centro “il bene del prossimo”. La pubblichiamo integralmente.
di Stefano Maria Capilupi
Il Riformista, 2 gennaio 2026
Da Beccaria a Dostoevskij, la letteratura ha sempre affrontato i sistemi punitivi ricordando il compito della giustizia: rieducare i detenuti, non vendicarsi su di loro. “Una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù ... lui gli rispose: “...perché mi percuoti?” (Gv 18, 22-23). Il Cristianesimo, - uno dei fondamenti dell’umanesimo europeo, - è l’unica grande religione in cui il fondatore è un laico che finisce arrestato, attraversa l’umiliazione della custodia, conosce tortura e violenza legale, e muore come condannato. La Croce è anche il riscatto di un’ingiustizia storica.
di Federica Parbuoni
secoloditalia.it , 2 gennaio 2026
Si intitola “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane” il libro che Gianni Alemanno ha scritto con Fabio Falbo, lo “scrivano di Rebibbia”, con il quale sta dando voce al disagio e in molti casi alla sofferenza dei detenuti italiani, a partire dall’esperienza diretta di quelli dell’istituto di pena romano. È passato un anno esatto da quando l’ex sindaco di Roma è stato arrestato per non aver rispettato le condizioni dell’affidamento in prova cui era stato posto dopo una condanna a un anno e dieci mesi per il reato di traffico di influenze illecite, unico capo di imputazione rimasto nei suoi confronti nell’ambito di quell’inchiesta monstre e fortemente mediatica che è stata “Mafia Capitale”.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
Il film “Norimberga”, in questi giorni nelle sale cinematografiche, riporta all’attenzione le pagine più buie della Storia europea e dell’umanità. Quasi ottanta anni fa, il 1° ottobre 1946, si concluse il processo celebrato nella città tedesca, che condusse alla sbarra i 22 esponenti più importanti del nazismo, 12 dei quali furono condannati a morte per impiccagione. Ancora una volta Hollywood ha presentato episodi e personaggi - non senza abbandonarsi alla tentazione di classificare i “buoni” e i “cattivi” - che hanno portato alla distruzione e poi alla costruzione di un nuovo mondo, basato su nuovi principi giuridici.
di Davide Varì
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
Il presidente della Repubblica ha spronato i giovani a prendere in mano il loro futuro. Che fine ha fatto la forza della meglio gioventù che tirò su questo Paese dalle macerie del dopoguerra e della sciagura fascista? E che fine ha fatto la trascinante stagione riformatrice? Quella della sanità universale, dello statuto dei lavoratori, del piano casa e di tante altre conquiste sociali? E dov’è finita la lucida passione dei costituenti che “di mattina discutevano - e si contrapponevano - sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni”? Dov’è finita, insomma, quella forza visionaria, quella responsabilità comune verso noi stessi e verso chi vive accanto a noi? È questo il messaggio più forte e più limpido che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto sottolineare nel suo discorso di fine anno, forse il più bello della sua lunga presidenza, il più moderno nonostante celebri gli 80 anni della Repubblica, o forse proprio per quello.
di Davide Rondoni
Avvenire, 2 gennaio 2026
Siamo sicuri che i giovani che vogliono tentare di fare impresa, metter su famiglia, spendere energie, non sentano questa Italia come uno Stato che sovrasta i cittadini? Giustamente il Presidente Mattarella ha rivolto il finale del suo discorso come invito ai giovani. E ha premesso che qualcuno che pensa di conoscerli li “descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati”. Effettivamente, i dati a riguardo della partecipazione elettorale da parte dei più giovani e ancor più i dati della emigrazione all’estero di troppi giovani, fanno capire che qualcosa non va. Ma, ha ragione il Presidente, questi dati non descrivono la qualità dei nostri giovani, che per esempio negli sport e in attività di ricerca danno prova di essere al top nel mondo. Allora cosa c’è che non va? Il Presidente li invita a essere “esigenti”, “coraggiosi” e “responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Ma se i dati ci parlano di una disaffezione alla politica da parte dei giovani - che pur in molti casi sono impegnati in attività di carità, o sociali o di partecipazione civile - e se troppi ragazzi se ne vanno via qualche domanda occorre farsela. E io me la faccio tenendo presente il suggerimento di un grande educatore: il vero problema dei giovani si chiama adulti. Insomma, forse ciò che frena o fa andar via i ragazzi italiani, per cui siamo già nella grave emergenza d’essere un Paese per vecchi, sono decisioni prese dagli adulti. Ad esempio sulla legge elettorale. I ragazzi di ottant’anni fa partecipavano a una vita politica che sorgeva dal basso, un impegno che da quei luoghi in cui erano impegnati (si pensi alla Fuci) arrivarono alla politica attiva attraverso scelte popolari e voti presi sul territorio, misurandosi con le esigenze delle persone. Così quei corpi sociali e associativi dove molti ragazzi si impegnavano con adulti diedero politici di prim’ordine.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 2 gennaio 2026
Qualche domanda a circa due mesi dall’inizio formale della campagna referendaria. I termini delle questioni sul tappeto andrebbero illimpiditi, resi chiari per quello che sono, e non mascherati per intenti propagandistici. C’è connessione tra verità e pace: non si dà pace senza verità di cose e fatti, non si dà verità di cose e fatti senza una situazione e un contesto di pace, che richiede - come ci ha ricordato Leone XIV nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, richiamando la Pacem in terris di san Giovanni XXIII - “mutua fiducia, sincerità nelle trattative, fedeltà agli impegni assunti”, e cioè un contesto di verità. Risuonano altresì, sul punto, le parole, lucide e accorate, del presidente Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno, per cui “la pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”.
di Filomena Gallo*
Il Dubbio, 2 gennaio 2026
La sentenza della Corte costituzionale sulla legge regionale toscana sul suicidio medicalmente assistito rappresenta un passaggio di grande rilievo. Quella legge era stata approvata al termine di un ampio confronto consiliare e a seguito dell’esame - con alcune modifiche - della proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, depositata dall’Associazione Luca Coscioni. La sentenza 204 del 2025 chiarisce finalmente ciò che per troppo tempo è stato oscurato da letture strumentali: le Regioni possono legiferare, nell’ambito della tutela della salute, per organizzare e rendere effettivo l’intervento del servizio sanitario pubblico nel percorso di suicidio medicalmente assistito, senza dover attendere una legge statale, purché non si sostituiscano allo Stato nella definizione dei diritti e dei loro limiti.
di Stefano Galieni
L’Unità, 2 gennaio 2026
Erano 6 ragazzi tunisini rinchiusi nel dicembre 1999 nell’allora Cpta “Serraino Vulpitta” a Trapani, ricavato da un vecchio ospizio. Stavano per essere rimpatriati, tentarono la fuga la notte del 28 dicembre, vennero presi e rinchiusi insieme ad altri due connazionali. Uno di loro diede fuoco ad un materasso, non si rassegnavano alla sconfitta. Il risultato fu una morte orribile, resa possibile dal fatto che non si trovarono le chiavi per aprire la cella in cui erano rinchiusi. Fu una notte da incubo, raccontata dagli abitanti di Trapani che abitavano nelle vicinanze del Vulpitta, dagli stessi agenti di polizia che assistettero impotenti alla strage. Per riprendere i fuggitivi si alzarono gli elicotteri in una assurda caccia all’uomo. Dopo la cattura il rogo. In tre morirono immediatamente, gli altri ustionati e intossicati dal fumo subirono anche ulteriori sofferenze.
di Ilaria Dioguardi
retisolidali.it, 1 gennaio 2026
Con il garante delle persone private della libertà personale del Lazio Stefano Anastasia e il presidente dell’associazione Conosci, Sandro Libianchi, una fotografia del sistema penitenziario italiano nell’anno che volge al termine e delle priorità da affrontare per il 2026. Il garante: “Si chiude un anno di morte e disperazione”. I tassi effettivi di affollamento degli istituti di pena hanno raggiunto il 139% nell’intero Paese e il 149% nel Lazio. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - Dap e riferiti a fine novembre, i detenuti in tutta Italia erano 63.868 mentre nel Lazio 6.702.
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