Ristretti Orizzonti, 10 dicembre 2025
A buon diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Confcooperative Federsolidarietà, Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia-CNVG, Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti-CNCA, Forum Droghe, Gruppo Abele, L’altro diritto, La Società della Ragione, Legacoopsociali, Movimento di Volontariato Italiano-MOVI, Movimento No Prison, Nessuno tocchi Caino, Ristretti Orizzonti si rivolgono con un appello al Parlamento, al presidente della Repubblica, al ministero della Giustizia e ai magistrati di sorveglianza. Il 6 febbraio 2026, a Roma, assemblea pubblica sullo stato delle carceri italiane.
di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 10 dicembre 2025
Giubileo dei detenuti. Era il ventisei dicembre dello scorso anno quando papa Francesco, con un gesto forte e contro corrente, in occasione del Giubileo, aprì la Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia. Un gesto materiale e simbolico che chiedeva clemenza e rispetto. Clemenza e rispetto per l’umanità ristretta e sofferente nelle galere del mondo. Dopodomani, 12 dicembre, sarà il giorno del Giubileo dei detenuti. In Italia non c’è stata alcuna risposta da parte del parlamento e del governo. Le istituzioni non si sono limitate a rimuovere le parole del papa dalla discussione pubblica, ma hanno fatto qualcosa di peggio. Hanno esplicitamente contraddetto il pontefice con una sequenza di provvedimenti disumani o fortemente peggiorativi delle già compromesse condizioni di detenzione: si pensi da un lato all’introduzione del delitto di rivolta penitenziaria che va a punire i detenuti che disobbediscono in forma civile e nonviolenta a ordini della polizia penitenziaria e dall’altro lato alle chiusure ingiustificate del sistema verso la comunità esterna.
di Hassan Bassi
Il Manifesto, 10 dicembre 2025
Il sistema carcerario italiano si trova costantemente sul ciglio di una condizione di grave crisi e lo dimostrano i numeri del sovraffollamento, il sottodimensionamento costante dei servizi di custodia e rieducativi, la continua precarietà di ogni attività interna agli istituti, gli spazi di detenzione fatiscenti e le limitate occasioni di lavoro, le scarse risorse per il reinserimento sociale e lavorativo. Che le condizioni di vita e di lavoro negli istituti siano al limite del disumano ne sono segnale forte e chiaro i tanti suicidi ed atti di autolesionismo fra i detenuti.
di Agostino Giovagnoli
Avvenire, 10 dicembre 2025
Se vogliamo invertire la rotta che porta alla rovina della città, come ha invitato a fare l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, incominciamo dai carcerati. Un crollo rovinoso minaccia la casa comune, ha detto l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nel discorso alla città per la festa di Sant’Ambrogio. Uno dei segni del pericolo è l’”intollerabile situazione delle carceri e la repressione come unica soluzione”. Ne sono segni anche lo smarrimento dei giovani, le città che espellono i loro cittadini, il declino del welfare, un capitalismo basato sull’indifferenza. Ma mentre è più facile riconoscere in questi fenomeni manifestazioni di un grave pericolo - ne percepiamo tutti gli effetti - il segno di un modo intollerabile di trattare i carcerati va controcorrente: riguarda, infatti, uomini e donne separati dagli altri e invisibili agli occhi dei cittadini comuni.
di Lorenzo Rosoli
Avvenire, 10 dicembre 2025
In un messaggio per il Giubileo dei carcerati, che si celebra domenica, i pastori intervengono nel dibattito su sovraffollamento e condizione di chi è in cella. “La detenzione sia gestita secondo lo spirito della Costituzione”. Al centro c’è l’opera rieducativa a beneficio di chi è recluso. Ma anche di operatori e polizia penitenziaria. “Un gesto di clemenza da parte dello Stato, per sfoltire le carceri dall’eccessivo numero di persone detenute”. E per ripartire “con una nuova attenzione al trattamento e alla qualità delle condizioni umane” negli istituti di pena. Lo chiedono i vescovi della Lombardia nel messaggio diffuso in vista del Giubileo dei detenuti, che la Chiesa celebra domenica 14 dicembre. Nello stesso testo i vescovi rinnovano la disponibilità della Chiesa “a collaborare con la comunità civile perché la detenzione sia gestita secondo lo spirito della Costituzione”. E si impegnano, con la comunità cristiana, a “diffondere una cultura della legalità”. E le condizioni perché il carcere sia “il punto di arrivo estremo di politiche di educazione e di prevenzione”.
di Giacomo Galeazzi
interris.it, 10 dicembre 2025
Una seconda opportunità per i detenuti. La plastica che diventa arte e la sostenibilità che incontra il riscatto personale. È lo spirito di Redivivus, il progetto che vede protagonisti i giovani degli istituti penali per minorenni e degli Uffici di servizio sociale per i Minorenni di Palermo, Catania, Acireale e Caltanissetta, autori di 19 opere realizzate con bottiglie in Pet (polietilene tereftalato) riciclate. Promossa da Corepla, con il patrocinio del ministero della Giustizia e a cura di Mani&Mente di Romina Scamardi, l’iniziativa intreccia arte, sostenibilità e inclusione sociale. Offrendo ai ragazzi coinvolti la possibilità di trasformare materiali di scarto in strumenti di espressione e consapevolezza. “L’educazione alla sostenibilità è una parte fondamentale della nostra missione - spiega Giovanni Cassuti, presidente di Corepla-. Crediamo che il riciclo non sia solo un gesto ambientale, ma anche culturale e sociale. Significa riconoscere potenzialità dove altri vedono solo scarto”.
di Andrea Borghini
unipi.it, 10 dicembre 2025
Il 4 e 5 dicembre, nella splendida cornice dell’Aula Magna Nuova della Sapienza, si è tenuta una delle due Assemblee annuali della CNUPP, la Conferenza nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari. Delegate e delegati, tutor e operatori, provenienti dalle Università aderenti alla Conferenza, ormai sono 47 gli Atenei che ne fanno parte, hanno discusso e si sono confrontati su come ampliare ulteriormente la platea di studenti-detenuti iscritti all’Università - ad oggi siamo a quasi 2000 - e come migliorare l’offerta didattica e rafforzare la garanzia del diritto allo studio per le persone ristrette. Un confronto tanto più urgente in un momento storico come quello che stiamo attraversando, di grave emergenza per gli istituti di pena italiani, di sovraffollamento e di evidenti carenze strutturali.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 10 dicembre 2025
Il governo vuole anticipare a inizio marzo. Bachelet e Bindi in campo per il No, Sallusti tra i nomi alla guida dei gruppi per il Sì. Due grandi comitati del No, per il momento. Piccole strutture sparse in tutta Italia. E ancora: almeno sei gruppi per promuovere il Sì. La caccia ai testimonial, i numeri dei sondaggi che girano sulle scrivanie dei comitati ma anche su quelle dei partiti che stanno scegliendo se, e soprattutto come, schierarsi. E, infine - ma non per ultima - una battaglia silenziosa sulla data del referendum, con il governo che vorrebbe anticipare il voto ai primi di marzo, in modo da rendere il più veloce possibile la campagna referendaria ed evitare una rimonta che i sondaggi definiscono assolutamente possibile. E i costituzionalisti che invece ritengono che non si possa indire prima della fine del mese: “Cinquanta giorni dopo il primo febbraio”, dice il presidente del primo comitato del No, Enrico Grosso.
di Eriberto Rosso
Il Riformista, 10 dicembre 2025
Oliviero Diliberto è Professore Ordinario di Diritto Romano presso l’Università La Sapienza di Roma, Preside della Zhongnan University of Economics and Law (Wuhan, China), componente di istituzioni accademiche in Francia. Oggi lo abbiamo invitato a questa conversazione non solo per il suo ruolo di studioso ma perché componente della Camera dei Deputati dal 1994 al 2008, dirigente di partiti politici della sinistra e perché è stato Ministro della Giustizia dal 21 ottobre 98 al 26 aprile 2000 in due Governi guidati dall’On. Massimo D’Alema. Dunque uno dei protagonisti del dibattito che ha portato all’approvazione del nuovo art. 111 della Costituzione, introdotto nella Carta con la Legge costituzionale 23 novembre 1999 n. 2.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 10 dicembre 2025
Ci sono notizie che bisogna saper riconoscere per tempo, fatti da mettere a fuoco subito, perché segnano un prima e un dopo. In una fase in cui tutto è convulso, tutto corre veloce, non sempre ci si riesce. Non sempre siamo attrezzati a capire cosa conta e cosa no, cosa è ripetizione e cosa novità, cosa apre la strada e cosa invece la chiude. E quale differenza c’è tra le parole - dichiarazioni, conferenze, editoriali - e i fatti, l’impegno tenace e continuo che produce trasformazioni. Servono entrambi, intendiamoci, per consentire al cambiamento di avverarsi: guai a metterli in opposizione tra loro. Ma sul terreno del contrasto alla violenza contro le donne non ci si può fermare al primo dei due piani, non più.
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