di Angela Stella
L’Unità, 25 novembre 2025
Michele Passione, legale del Garante dei detenuti nei processi per tortura, si era dimesso lamentando mancanza di terzietà e scarsa attenzione del nuovo Collegio alla dignità delle persone private della libertà. Del caso si erano occupati diversi giornali, tra cui il nostro. A luglio l’esposto del presidente Turrini Vita all’ordine degli avvocati di Firenze per violazione del codice deontologico. Un buco nell’acqua. Il Consiglio distrettuale di disciplina dell’ordine degli avvocati di Firenze ha archiviato il 7 novembre l’esposto che il presidente del Collegio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl), l’ex magistrato Riccardo Turrini Vita, aveva presentato lo scorso 24 luglio contro l’avvocato Michele (detto Mimmo) Passione.
di Stefano Anastasìa*
Ristretti Orizzonti, 25 novembre 2025
Dobbiamo essere grati ad Antigone per l’occasione di confronto sul ruolo dei garanti dei detenuti a quasi trent’anni dalla loro ideazione. È un momento delicato per le autorità di garanzia per molti e diversi motivi, di cui anche il nostro mondo soffre, per motivi suoi propri. Il momento delicato precipita su una struttura normativa fragile, sia del Garante nazionale che dei Garanti territoriali, il primo frettolosamente istituito nella contingenza della condanna europea per il caso Torregiani (e di un caso di cronaca che chiamò in causa - maldestramente - l’allora ministra della giustizia Annamaria Cancellieri), i secondi cresciuti in un virtuoso processo dal basso che però non ne ha mai organicamente assestato poteri e funzioni.
casadellacarita.org, 25 novembre 2025
Fin dalla sua nascita, la Casa della Carità si spende affinché le pene siano rieducative, come prescritto dall’articolo 27 della Costituzione italiana. Da molti anni, per esempio, attraverso la sua Biblioteca del Confine, la Casa realizza progetti culturali in collaborazione con la Casa Circondariale di San Vittore. Questi progetti, che ruotano intorno alla lettura e al teatro, hanno il merito di mettere in contatto chi sta dentro il carcere con chi sta fuori, coinvolgendo, oltre alle persone detenute, studentesse e studenti di alcuni licei milanesi.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 25 novembre 2025
Enrico Platania, condannato all’ergastolo nel 1997 per crimini mafiosi, grazie al Progetto Sicomoro ha capito di desiderare la redenzione. Oggi esce per insegnare italiano agli stranieri. “Non conoscevo la storia di Zaccheo raccontata nel Vangelo, ma partecipando al Progetto Sicomoro ho capito che mi riguardava molto da vicino. Anche io come lui ero un malfattore, anche io come lui sono stato raggiunto in maniera inaspettata da uno sguardo di misericordia sul mio passato, e quello sguardo ha accompagnato il percorso di cambiamento che continua ancora oggi”. Enrico Platania è uno dei detenuti che in questi anni hanno partecipato al Progetto Sicomoro, un percorso di giustizia riparativa promosso dall’associazione Prison Fellowship in alcuni penitenziari già prima dell’entrata in vigore della riforma Cartabia, che dal 2023 ha dato piena cittadinanza a questo strumento complementare al processo penale.
di Rita Rapisardi
Il Manifesto, 25 novembre 2025
Oggi, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, sarà approvato in via definitiva il ddl sul femminicidio, il governo festeggia ma di problema culturale e sociale non vuole sentire parlare, come testimoniano le recenti dichiarazioni della ministra Roccella e del ministro Nordio sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Anzi, si muove nella direzione opposta con il finanziamento aperto a chi non vuole riconoscere l’autodeterminazione delle donne e le loro libere scelte in materia di aborto.
di Monica D’Ascenzo
Il Sole 24 Ore, 25 novembre 2025
Gli ultimi due tasselli a un quadro normativo già composito sono stati aggiunti: la legge che riconosce il reato di femminicidio, approvata dal Senato il 23 luglio 2025 e oggi al vaglio della Camera dei Deputati per l’approvazione definitiva; e la legge che modifica l’articolo 609-bis del codice penale introducendo in modo esplicito il consenso libero e attuale come elemento centrale per il reato di violenza sessuale, approvata settimana scorsa dalla Camera all’unanimità e al passaggio oggi al Senato, salvo imprevisti.
di Annarita Digiorgio
Il Foglio, 25 novembre 2025
La legge inverte l’onere della prova: d’ora in poi sarà l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza. Ancora una volta, davanti a reati ripugnanti, si considera accettabile sacrificare i principi dello stato di diritto, come accadde per il 41 bis contro la mafia. Dovremmo chiederlo a Silvia Salis cosa ne pensa della nuova legge sulla violenza sessuale. Lei che ha vissuto le sofferenze di suo marito, il regista Fausto Brizzi, perseguito dai pm dopo che diverse donne avevano raccontato a Dino Giarrusso de Le Iene di aver subito molestie sessuali. E poi scagionato da tutte le accuse (come Paul Haggis e Kevin Spacey). O a Ignazio La Russa, il cui figlio Leonardo ha subito lo stesso calvario.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 25 novembre 2025
Fiaccolata ieri sera per ricordarlo: il corteo ha raggiungo il luogo dello schianto dopo l’inseguimento da parte dell’auto dei carabinieri. Un anno fa il Corvetto si risvegliava con i segni di una rivolta. Dalle periferie di Milano gruppi di giovani si erano dati appuntamento per chiedere giustizia per un ragazzo come loro, morto al termine di un inseguimento dei carabinieri. Chiedevano di non insabbiare quel caso e di non bollare quel ragazzo come un “maranza”, un ladro, un balordo. Quel ragazzo di chiamava Ramy Elgaml, aveva 19 anni, era un giovane lavoratore del Corvetto di Milano. In quelle ore i giornali stavano liquidando il caso come uno dei tanti di cronaca finiti male, la rivolta del Corvetto e la reazione composta dei genitori di Ramy cambiarono il corso degli eventi e la narrazione di quei fatti.
di Massimiliano Mingoia
Il Giorno, 25 novembre 2025
Il sindaco punta sul trasferimento dei detenuti in altre strutture più moderne. Ma il Governo resta cauto e la Sovrintendenza in passato si era detta contraria. Parte ragionando del problema dell’immigrazione e delle soluzioni sbandierate dal centrodestra ma mai applicate nella realtà. E arriva alla situazione delle carceri sovraffollate, in particolari di quelle milanesi: “Sono strutture vecchi e senza dignità, basta andare a vedere San Vittore. Il Beccaria che ha 50 posti, solo maschili ed è sovraffollato. È stato 20 anni senza direttore”.
di Alessandro Pendenza
gnewsonline.it, 25 novembre 2025
La cooperativa L’Arcolaio nasce nel 2003 con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo delle persone detenute all’interno della casa circondariale di Siracusa. Attualmente il laboratorio di pasticceria interno al carcere interessa ogni anno circa 15 detenuti e attraverso altri progetti minori riesce a coinvolgere ogni anno altre 20 persone ristrette. Attualmente lo staff della cooperativa è composto da 13 persone. I valori cui dichiara di ispirarsi sono solidarietà, sostenibilità, territorio, relazione e generatività, intesa come la capacità di trasformare l’esclusione in opportunità attraverso il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti.
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