di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 23 ottobre 2025
Il paese nordafricano è diventato un laboratorio di repressione finanziato con fondi europei e italiani. Lo dimostra anche l’ultimo rapporto di Avocats Sans Frontières “Prigioni a cielo aperto”. Solo da Roma sono arrivati 40 milioni in quattro anni, mentre nel paese il regime è sempre più forte. Dietro il calo degli sbarchi provenienti dalla Tunisia c’è una realtà che non viene rappresentata nelle statistiche del Viminale sugli arrivi in Italia. Dietro ogni numero c’è una storia, fatta di violenze e repressione con la complicità delle istituzioni italiane. Sono storie che passano in secondo e terzo piano nella propaganda di governo che continua a vantare a ogni occasione utile il segno meno davanti ai numeri del ministero. Lo scenario tunisino sta diventando sempre più preoccupante. Il paese nordafricano è diventato un laboratorio di repressione finanziato con fondi europei e italiani.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 23 ottobre 2025
Nuovo intervento della Corte internazionale: fame usata come arma di guerra, illegale impedire l’accesso alle Nazioni unite. La decisione inchioda anche le tante cancellerie occidentali, dagli Stati uniti all’Italia, che bloccarono i fondi all’agenzia solo sulla base delle illazioni israeliane. La Knesset approva in prima lettura l’annessione della Cisgiordania. E i centristi votano sì, a metà. “Israele ha l’obbligo di riconoscere e facilitare i programmi di soccorso forniti dalle Nazioni unite e dai suoi enti, compresa l’Unrwa”. Sono le parole con cui il presidente della Corte internazionale di Giustizia (Cig), Yuji Iwasawa ieri nel primo pomeriggio ha riassunto i contenuti dell’ultima decisione emessa dal più alto tribunale del pianeta. A rivolgersi all’Aja era stata l’Assemblea generale delle Nazioni unite, dopo una serie di interventi politici e legislativi con cui Tel Aviv aveva realizzato un suo vecchio desiderio: sbarazzarsi dell’agenzia che, dalla Nakba in poi, tutela i rifugiati palestinesi e i loro discendenti, fornendo loro servizi sociali e culturali e - soprattutto - tenendo vivo il diritto inalienabile al ritorno nelle loro terre.
di Jacopo Fo
Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2025
Per Israele liberare Marwan Barghouti sarebbe un grave problema e Hamas non piange per la sua mancata liberazione: è il suo più forte avversario. In questo scambio di prigionieri Israele ha liberato alcuni terroristi responsabili dell’uccisione di civili inermi ma non ha liberato Marwan Barghouti, il capo militare di Al Fatah, che ha sempre condannato le azioni armate contro i civili israeliani e contestato le accuse mosse contro di lui dal tribunale israeliano. Barghouti è il leader palestinese più acclamato e secondo molti osservatori vincerebbe una competizione elettorale. I media di regime hanno parlato poco del suo restare in carcere perché la sua esistenza dimostra che i palestinesi non sono tutti seguaci di Hamas e quindi - secondo Israele - degni di essere ammazzati. È scomodo ammettere che in Palestina esiste un vasto consenso verso un accordo su “due popoli due Stati”, unica possibilità per una vera fine del conflitto. Per Israele liberare Barghouti sarebbe un grave problema perché renderebbe evidente che la maggioranza dei palestinesi lo sostengono e sostengono la sua visione. E Hamas non piange per la sua mancata liberazione perché lo teme: è il più forte avversario.
di Ferhat Inam*
Il Dubbio, 23 ottobre 2025
La Turchia si trova di fronte a una nuova era di repressione che prende di mira la comunità Lgbtq+. Le dichiarazioni di Erdogan e dell’AKP sull’”imposizione Lgbt” fanno parte di una campagna pubblica che criminalizza le persone Lgbtq+ visibili. Il disegno di legge dell’11° Pacchetto Giudiziario mira a legalizzare tutto ciò. I testi del disegno non rappresentano solo una regolamentazione legale, ma un tentativo del governo di disciplinare corpi e identità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 ottobre 2025
La direttiva per i direttori e agenti penitenziari riconosce le criticità del sistema, ma scarica sugli operatori la responsabilità di un sistema al collasso. Mentre il sovraffollamento non cala e i suicidi continuano - siamo alla 68esima persona ristretta che si toglie la vita, mentre muore un detenuto di 265 chili in attesa di un letto adeguato - c’è un passaggio della nota che il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha inviato la scorsa settimana ai direttori degli istituti che rivela, più di ogni statistica, lo stato di sofferenza del sistema carcerario italiano.
di Guido Sola
lapressa.it, 22 ottobre 2025
Questo carcere è pensato solamente per infliggere sofferenze nella perenne, inutile, sospensione della quotidianità. Questo carcere va ripensato. È sovraffollato. Certo. Ma è, anche e prima ancora, immobile. Questo carcere, oggettivamente, è un’istituzione sempre uguale a se stessa. Improntata a non-vita. Tutto ciò non può non produrre disperazione. È la disperazione, in ultima analisi, a condurre le persone che quotidianamente vi si trovano recluse a perdere la speranza. E, senza speranza, come noto, non possono esservi né vita né vite. Il problema, a conti fatti, non è il carcere. Perché il carcere è sempre esistito e, oggettivamente, deve esistere. Ma è questo carcere. Perché questo carcere è pensato solamente per infliggere sofferenze nella perenne, inutile, sospensione della quotidianità.
di Andrea Sparaciari
La Notizia, 22 ottobre 2025
Ma le statistiche raccontano altro. Per il ministro Nordio a togliersi la vita sarebbero i detenuti prossimi alla liberazione. Il sovraffollamento carcerario non determina i suicidi. È l’ultima perla regalata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Parlando al convegno della Fondazione Essilor Luxottica, il Guardasigilli ha infatti spiegato: “Molti suicidi dei detenuti avvengono, non all’ingresso in carcere, quando ti crolla il mondo addosso - ed in quel momento non vedi altra soluzione se non toglierti la vita -, ma quando le persone stanno per uscire”. “Rispetto ai problemi del sovraffollamento nelle carceri questo non ha alcuna relazione con i suicidi, come si legge sui giornali”, ha continuato Nordio, “Il sovraffollamento determina semmai l’aggressività, mentre è la solitudine che determina il suicidio, la disperazione, la mancanza di speranza”.
di Salvatore Toscano
L’Indipendente, 22 ottobre 2025
Nelle carceri italiane stanno aprendo le prime stanze dedicate ai colloqui intimi, in osservanza della sentenza della Corte Costituzionale che, quasi due anni fa, ha dichiarato illegittimo il divieto assoluto di affettività in carcere. Seguendo l’esempio degli istituti di Padova e Terni, il Lorusso e Cotugno di Torino si doterà, a partire dal primo novembre, di una stanza per gli incontri affettivi. Questi ultimi, proprio come per i colloqui, potranno essere richiesti dai detenuti una volta al mese, per una durata di un’ora. L’utilizzo del locale, privo della supervisione della polizia penitenziaria, è disciplinato da ordinanze interne che si rifanno alle linee guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP). Secondo quanto stabilito da quest’ultimo, non potranno accedere alla misura i reclusi sottoposti a isolamento sanitario o a regime di 41bis e coloro che hanno commesso durante la detenzione un’infrazione disciplinare o violato la legge, possedendo ad esempio microtelefoni o sostanze stupefacenti.
di Don David Maria Riboldi
L’Unità, 22 ottobre 2025
Il 22 ottobre del 2022 il Governo Meloni faceva il giuramento al cospetto del Presidente Mattarella. La memoria mi ha riportato a quell’intervista al neo ministro della Giustizia, che attendevo con trepidazione. Tanti amici, tra avvocati e magistrati, mi avevano acceso alte aspettative su di lui. L’avevo vista, subito. Fuori dal Quirinale. Ora, riascoltandola a distanza di tre anni fa un po’ effetto. Si può trovare il video su Raiplay. Disse così (trascrizione mia): “La velocizzazione della giustizia transita attraverso una forte depenalizzazione, quindi una riduzione dei reati; quindi bisogna eliminare questo pregiudizio che la sicurezza o la buona amministrazione siano tutelati dalle leggi penali: questo non è vero, l’abbiamo sperimentato sul campo, soprattutto quelli come me che hanno fatto 40 anni il pubblico ministero”.
di Società della Ragione
Il Manifesto, 22 ottobre 2025
Per la Giornata internazionale della donna 2025 il Governo Meloni ha presentato il disegno di legge che introduce il delitto di femminicidio, approvato dal Senato e ora alla Camera (ddl n. 2528). Il ddl femminicidio è l’ultimo di una serie di provvedimenti che affrontano la violenza di genere con politiche senza risorse, incapaci di prevenirla. Si tratta di norme penali che inaspriscono le sanzioni: usi simbolici del diritto penale, ispirati a panpenalismo e securitarismo. L’assenza di risorse significa mancanza di investimenti nell’educazione al rispetto e nel contrasto alla cultura patriarcale.
- Gli italiani sanno tutto dei femminicidi compiuti, nulla sulla cultura che li genera
- Femminicidi: le leggi ci sono, si lavori di più sulla prevenzione
- Ddl minori, ok alla Camera. Giachetti: “Norma frutto della sindrome di Bibbiano”
- L’indipendenza dei giudici e l’ordinamento Ue
- Nino Di Matteo lascia l’Anm: “È ostaggio dalle correnti”










