Ansa, 4 febbraio 2015
La Villa Medicea dell'Ambrogiana che attualmente ospita l'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino tornerà ai cittadini. È questo l'impegno assunto dall'Amministrazione penitenziaria con il Soprintendente per i beni archeologici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Firenze, Pistoia e Prato, Alessandra Marino. Con la chiusura degli Opg la storica struttura diventerà patrimonio dell'intera collettività. La piena disponibilità dell'Amministrazione a cedere la storica Villa dell'Ambrogiana è stata manifestata nell'incontro che si è tenuto tra la soprintendente, il direttore generale dei detenuti e del trattamento e il direttore generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi del Dipartimento dell' Amministrazione penitenziaria.
di Marco Vaccarella
Giornale di Sicilia, 4 febbraio 2015
Protesta degli agenti per lo show di una ballerina messo in scena qualche giorno fa per i detenuti: "Scelta inopportuna".
Balletto burlesque nel teatro del carcere Ucciardone. Curve femminili in bella mostra per la gioia dei detenuti. Lustrini, piume e paillettes all'insegna della sensualità e dell'ironia. E scoppia la protesta degli agenti penitenziari, che attraverso il sindacato di polizia Sippe e l'Associazione per i diritti e le tutele contestano l'esibizione di una "danzatrice in abiti succinti" per un pubblico di detenuti, alcuni dei quali della nona sezione, quella di massima sicurezza. "Uno spettacolo inopportuno" dice Alessandro De Pasquale, segretario generale del sindacato. Forma d'arte tutta al femminile, il burlesque è una danza antica nata nell'Inghilterra del Settecento. Negli ultimi anni è tornata di gran moda. Malizia e irriverenza al tempo stesso. Un gioco per adulti. Non è piaciuto a tutti.
L'episodio riaccende le polemiche sulle condizioni "mortificanti" in cui sarebbe costretto a lavorare il personale di sicurezza del penitenziario borbonico di via Enrico Albanese. Gli agenti lamentano da mesi carenza di personale, turni massacranti, condizioni igienico-sanitarie precarie, aggressioni continue, spazi angusti, ambienti pericolosi per la salute del personale di polizia e per gli stessi detenuti. L'estate scorsa, a scatenare l'ira degli agenti era stata la distribuzione di gelati ai detenuti in occasione della rassegna cinematografica.
"Degustazioni nell'intervallo dei film e gli agenti senza potere bere neanche un bicchiere d'acqua fresca a causa della chiusura del punto ristoro", era stato il coro di proteste. Adesso il burlesque. "Lascio immaginare le reazioni che hanno avuto i detenuti durante lo spettacolo" dice De Pasquale: "C'è stato anche chi, rivolgendosi ai poliziotti, ha urlato: stasera i bagni saranno tutti occupati, vi conviene bussare prima di entrare e fare la conta".
Durante le festività di fine anno, un altro episodio ha creato malumore fra il personale. Lasagne e panettoni offerti ai detenuti da un noto bar della città. E a capodanno, cannoli per tutti dalla stessa pasticceria. "Un trattamento da hotel a cinque stelle che non possiamo accettare - dice De Pasquale - se dall'altro lato gli agenti sono costretti a lavorare al gelo per la mancanza di riscaldamento. Ci sono delle stufette, ma spesso sono guaste".
Scarse risorse economiche, ma anche problemi di sicurezza fra le sezioni del carcere. L'ultimo episodio, denuncia il sindacato, è accaduto giovedì scorso. "Un agente si è sentito male in servizio - conclude De Pasquale - ma ha dovuto attendere la fine del turno per essere accompagnato in ospedale da un altro collega perché l'amministrazione non ha attivato tutte le procedure a tutela della salute del poliziotto".
Per la direttrice del carcere, Rita Barbera, "i problemi legati alle condizioni di lavoro del personale di sicurezza non c'entrano nulla con il trattamento dei detenuti. Non stiamo parlando di rivendicazioni sindacali - continua la direttrice - ma di un'interferenza con le attività dell'amministrazione penitenziaria. È una censura che non accetto, una polemica ideologica - conclude Barbera - che contrasta con il progetto di rieducazione e svago dei detenuti".
Nova, 4 febbraio 2015
Un gruppo di ribelli in Siria ha fatto sapere che sta cercando di scambiare un miliziano iraniano catturato nella provincia meridionale di Daraa lo scorso mese, con donne detenute nelle carceri del regime. Il leader del gruppo "Fronte unito di al Sham", noto come Abu Ahmed, ha spiegato che i suoi combattenti hanno arrestato l'iraniano "mentre combatteva al fianco delle forze governative nella provincia di Daraa", aggiungendo che "l'iraniano, interrogato attraverso un interprete, ha fatto sapere di essere arrivato Siria lo scorso anno dalla città iraniana di Qom e di avere trent'anni".
Nova, 4 febbraio 2015
Il vescovo ortodosso dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom) Jovan Vraniskovski è stato rilasciato ieri sera dal carcere di Skopje. Il rilascio era stato approvato dalla direzione del carcere, ma la Procura della Repubblica aveva presentato ricorso.
Il Tribunale penale di Skopje, dopo il via libera della Procura di Stato per la criminalità organizzata, ha optato per il perdono di Vraniskovski. Descrivendolo come una persona di "immacolata condotta", il giudice ha osservato che era "diabetico e quindi con un bisogno di una dieta particolare, che il carcere non può fornire".
Vraniskovski è stato condannato a cinque anni e mezzo di carcere nel 2012 per essersi appropriato di circa 250 mila euro dalla Chiesa ortodossa macedone. Il sacerdote ha già scontato tre anni di pena, cioè più della metà della sua condanna. Per quasi un decennio, il religioso "ribelle" è stato al centro di una controversia tra la Chiesa ortodossa macedone e quella serba, che non riconosce l'indipendenza ecclesiastica di Skopje. La più influente Chiesa ortodossa serba ha offerto ai macedoni l'autonomia, ma non la totale indipendenza.
Per risolvere la controversia è intervenuto anche il vescovo ortodosso russo Ilarion Alfeev di Volokolamsk, che ha offerto una mediazione per arrivare a un compromesso. A dicembre, infatti, Alfeev ha invitato i leader macedoni a liberare Vraniskovski per l'apertura di colloqui, mediati dalla Russia, tra le comunità ortodosse di Fyrom e Serbia. La Chiesa serba non riconosce la sua controparte macedone, considerata come scisma, perchè si è staccata unilateralmente nel 1967. Il religioso russo ha detto che la Chiesa russa non poteva "riconoscere unilateralmente" la Chiesa macedone, decisione che dovrebbe essere presa su spinta di tutti gli ortodossi. "Siamo però disposti a fare da mediatori", ha detto il vescovo russo.
Vraniskovski, in realtà, è da tempo al centro di una grave disputa tra la chiesa ortodossa macedone e quella serba, che non riconosce l'indipendenza dell'altra. Alcuni anni fa, infatti, egli ha abbandonato la chiesa macedone per tornare sotto l'ala di quella serba, causando forti polemiche nel suo paese. Le autorità macedoni avevano condannato il religioso a due anni e mezzo di prigione.
Nel 2012, dopo la condanna del religioso macedone, il presidente serbo Tomislav Nikolic aveva proposto di risolvere i problemi esistenti con la chiesa ortodossa macedone, partendo da un'amnistia per il vescovo "dissidente" Zoran Vraniskovski, noto come vescovo Jovan, e in un decreto speciale sull'indipendenza della chiesa ortodossa macedone. Il prelato era stato arrestato nel novembre 2010 in Bulgaria in base ad un mandato di cattura dell'Interpol e le autorità della Fyrom avevano chiesto la sua estradizione perchè scontasse una pena detentiva inflittagli nel 2009 da una corte macedone per appropriazione indebita.
"Suggerisco di sederci e di parlare su tutto. Mi riferiscono all'atteggiamento della Macedonia sulla chiesa ortodossa serba e all'atteggiamento della Serbia sulla chiesa ortodossa macedone. Posso risolvere tutto questo, se intendono parlarmi. In caso contrario, questo problema non sarà mai risolto", aveva dichiarato Nikolic. "La Macedonia non è riuscita a risolvere questo problema. Forse non aveva interlocutori. Oggi in Serbia c'è qualcuno con cui parlare e io sono uno di loro. Rispetto la chiesa ortodossa serba e la chiesa ortodossa serba rispetta me: siamo in grado di risolvere questo problema", aveva aggiunto il presidente serbo.
di Lorenzo Misuraca
Il Garantista, 3 febbraio 2015
Il leader dei Radicali sulla manovra del premier per portare il siciliano al Quirinale: "è stato molto abile, ma ha una visione a lungo termine?".
Non si lascia ipnotizzare come il resto del mondo politico italiano dalle evoluzioni tattiche del premier, dopo le elezioni del Presidente della Repubblica. Dal suo osservatorio in via della Torre Argentina, sede del Partito Radicale, così vicino così lontano al Parlamento, Marco Pannella preferisce affrontare la vittoria di Sergio Mattarella da tutt'altra prospettiva.
Ansa, 3 febbraio 2015
"Sono convinto che il nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, anche in considerazione delle sue eccellenti conoscenze giuridiche, non farà venire meno la sua attenzione e, quindi, le sue sollecitazioni sul tema delicato della vivibilità delle carceri italiane, con particolare riferimento alle condizioni lavorative dei poliziotti penitenziari.
Adnkronos, 3 febbraio 2015
"Siamo certi che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proseguirà l'azione messa in campo da Napolitano circa il richiamo al Governo sull'annosa questione delle critiche condizioni delle carceri italiane". Lo dichiara in una nota Pompeo Mannone, Segretario Generale della Fns Cisl, la federazione che raggruppa Polizia Penitenziaria, Dirigenti penitenziari, Vigili del Fuoco e Forestali.
di Carmine Saviano
La Repubblica, 3 febbraio 2015
L'associazione Antigone illustra la situazione dei detenuti immigrati nel nostro Paese. Dati, cifre, analisi delle norme vigenti. E alcune proposte che potrebbero rendere l'Italia un paese all'altezza della tradizione della sua giurisprudenza. "Detenuti stranieri in Italia", il libro pubblicato dalle Edizioni Scientifiche italiane frutto di una ricerca che Antigone ha svolto insieme alla Open Society Foundations.
di Paola Rebecchi (Responsabile Osservatorio Ucpi sulla Difesa d'ufficio)
Il Garantista, 3 febbraio 2015
Il lavoro che ha portato alla riforma della difesa d'ufficio è nato con l'ambizione di dare una risposta a una esigenza avvertita da anni: quella di restituire ai cittadini che si avvalgono dell'opera del difensore d'ufficio il loro diritto ad una difesa effettiva. Si tratta di una riforma coraggiosa, fortemente voluta dall'Unione delle Camere penali italiane e rappresenta il positivo esito di una battaglia storica, sempre combattuta sul terreno del diritto alla effettività della difesa e nell'esclusivo interesse dei cittadini.
di Maria Brucale
Il Garantista, 3 febbraio 2015
Si attende la verità per la terribile fine del giovane ventitreenne nel carcere di Bari: chiesta per due volte l'archiviazione. Era il 30 marzo del 2011, quattro anni fa. Dopo uno scontro fisico con un agente di polizia penitenziaria, alla presenza di altri agenti e di detenuti, Carlo Saturno, un ragazzo di soli 23 anni, veniva rinchiuso in una cella di contenimento del carcere di Bari e, dopo poco meno di un'ora, veniva ritrovato soffocato con un lenzuolo legato al collo e già in condizioni disperate. Il 7 aprile Carlo moriva.
Nel 2010, era stato testimone in un processo penale a carico di agenti di polizia penitenziaria minorile imputati per lesioni, abuso dei mezzi di correzione, lesioni gravi ed altri reati. Carlo, come altri ragazzi, detenuti in quell'istituto minorile, veniva pestato, vilipeso, sbeffeggiato, costretto al silenzio, messo in celle di isolamento, legato nudo alle reti metalliche dei letti. Allora Carlo, come i suoi compagni di sventura, aveva appena 14,15 anni.
Con enorme coraggio, si era fidato della Giustizia ed aveva denunciato quei fatti. Con altrettanto coraggio, poi, si era presentato in aula ed aveva testimoniato tutto ciò che aveva subito. Ma la denuncia, sofferta, rabbiosa e solitaria di Carlo non avrebbe prodotto alcun risultato. Si sa, a volte, la giustizia si fa ancora più lenta e il processo penale, scaturito dal dolore di Carlo, nel giugno del 2011 si è prescritto.
Dal 7 aprile 2011 ad oggi la Procura di Bari ha richiesto ben due volte l'archiviazione e ben due volte è stata rigettata dal gip dietro opposizione dell'avv. Tania Rizzo, difensore dei due fratelli, Ottavio ed Anna. Necessarie nuove indagini. Imprescindibile ascoltare i testimoni, scrive il giudice nell'ordinanza con cui rigetta la seconda richiesta di archiviazione del pm Isabella Ginefra.
"Le indagini non risultano complete" afferma il gip. Tra le anomalie del tutto senza spiegazione, rileva anche la circostanza che incredibilmente un soggetto che era considerato fragile e assumeva psicofarmaci, dopo uno scontro fisico con alcuni agenti di polizia penitenziaria, era stato lasciato solo, in una cella asfittica dove, forse da solo, aveva avuto la possibilità di stringersi una corda al collo.
Agli atti del pm che chiedeva l'archiviazione, non c'erano i verbali delle sommarie informazioni rese dagli altri detenuti presenti quel giorno nel carcere di Bari, né le cartelle mediche e psichiatriche del ragazzo che ne attestavano la condizione psicologica determinata dalle violenze in passato subite, né erano state raccolte le dichiarazioni dei medici che lo avevano visitato dopo il pestaggio, né di quelli che lo avevano accompagnato in ospedale dopo il tentativo di suicidio, né della sua educatrice cui, a quanto pare, non era stato consentito di incontrarlo sebbene Carlo, dopo quanto accaduto, ne avesse chiesto la presenza perché era in stato di grande agitazione emotiva.
Una inspiegabile voragine investigativa a fronte della notizia di reato elaborata: istigazione al suicidio. Un'ipotesi, in realtà, già oltremodo circoscritta che esclude l'accertamento sulla dinamica del suicidio ed allontana il sospetto sulla eventuale responsabilità di terzi nella drammatica morte del giovane sebbene una perizia disposta dalla Procura ed eseguita dal medico legale Francesco Introna, abbia stabilito che i segni intorno al collo sarebbero compatibili sia con un salto nel vuoto che con un eventuale strangolamento da parte di altri.
Quattro anni di indagini, dunque, all'esito dei quali, tuttavia, non c'è ancora un'iscrizione nel registro degli indagati presso la Procura di Bari. Non si conoscono i nomi di coloro che picchiarono Carlo, che lo condussero a forza nella cella di isolamento, che lo lasciarono morire. È un procedimento a carico di ignoti ed ancora giace sulla scrivania del pubblico ministero. Carlo era in carcere per furto, sottoposto a pena preventiva, detenuto in custodia cautelare. Non colpevole, fino alla sentenza definitiva di condanna. Così è morto in carcere. Non colpevole, non ancora!
Ristretto come "giovane adulto", aveva avviato le richieste per essere assegnato ad una casa famiglia al nord nella quale avrebbe potuto imparare ad occuparsi dei più bisognosi e avrebbe potuto studiare. Ma i giudici della Corte di Appello avevano rigettato la richiesta pur corredata della disponibilità piena della casa famiglia ad accoglierlo anche in carcerazione preventiva.
Extrema ratio, il carcere, quando ogni altra misura cautelare risulti inadeguata. Oggi Carlo sarebbe vivo. Ma tant'è! Da quattro anni la vita di un giovane adulto è ferma su una scrivania. Inutili i solleciti del difensore dei due fratelli: ad oggi non è pervenuta nessuna novità dalla Procura di Bari. Sospese sono le lacrime dei familiari, la loro incredulità, la loro attesa di verità, la loro speranza di giustizia.
- Giustizia: Aldrovandi, Uva, Cucchi, Ferulli, Budroni... tutti morti nelle mani dello Stato
- Giustizia: il contribuente detenuto è punibile, il carcere non scusa i mancati adempimenti
- Giustizia: truffe, furti e violenze... ecco il catalogo dei reati che saranno archiviati
- Giustizia: la vita impossibile dei "testimoni di giustizia"
- Giustizia: il diritto di Berlusconi allo sconto di pena










