di Simona Musco
Il Dubbio, 13 giugno 2025
“I 37 suicidi in carceri dall’inizio dell’anno, di cui tre solo nelle ultime ore, sono un dato drammatico che interpella la nostra coscienza e impone di agire. Va individuato uno strumento deflattivo per rispondere a questa assoluta emergenza e per ridurre l’ormai insostenibile affollamento carcerario. La salute mentale e fisica dei detenuti è affidata allo Stato, che ha il dovere di prendersene cura. Così come esiste il dovere di garantire la dignità e la rieducazione di chi è stato privato della libertà. Non possiamo assolutamente correre il rischio di considerare come inevitabile il tragico fenomeno dei suicidi all’interno degli istituti penitenziari”. A dichiararlo, nel giorno più nero per le carceri dall’inizio dell’anno, è il senatore e capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia a Palazzo Madama, Pierantonio Zanettin.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 giugno 2025
Sono 37 i detenuti che si sono tolti la vita da inizio anno. Il tasso di sovraffollamento è oltre il 134%. A rischio soprattutto malati psichiatrici e tossicodipendenti. Tre suicidi in carcere in poche ore: è un conto atroce, che racconta un’emergenza soffocata dal sovraffollamento e dall’assenza di cure. A denunciarlo è il sindacato di Polizia penitenziaria (S.PP.), cui il segretario Aldo Di Giacomo affida numeri e volti di questo dramma: un detenuto della sezione psichiatrica di Santa Maria Capua Vetere, un altro a Sassari per sospetta overdose, un terzo a Campobasso, trovato impiccato. Tre carceri diverse, tre storie spezzate in 48 ore. Come emerge dagli aggiornamenti di Ristretti Orizzonti, salgono così a 37 i suicidi dall’inizio dell’anno, e cresce il peso di malati psichici e tossicodipendenti, categorie in gravissimo pericolo dentro le mura di tutti gli istituti penitenziari.
di Mario Serio*
Il Dubbio, 13 giugno 2025
Ogni rinuncia alla vita da parte di chi ne può disporre interpella un numero crescente di coscienze, da quelle degli appartenenti al nucleo familiare ad altre che abitano il contesto lavorativo, fino ad estendersi a quelle riguardanti l’intero tessuto sociale di riferimento della persona. Ma tale rinuncia, quando avviene in una condizione di privazione della libertà, impone una considerazione supplementare e ben più drammatica. E ciò perché è intuitivo ed immediato il collegamento che si è soliti instaurare tra il tragico evento e la condizione privativa della libertà. È evidente, infatti, che quest’ultima rimodelli gli aspetti fisici e psicologici della persona costretta, ristretta, internata, trattenuta, la cui intera vita soffre della limitazione.
di Giovanni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 13 giugno 2025
Riceviamo e pubblichiamo da Giovanni Alemanno e Fabio Falbo nel rispetto dell’ordinamento penitenziario. Al Ministro della Giustizia Dott. Carlo Nordio, Al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma Dott.ssa Marina Finiti. Signor Ministro, Egregio Presidente, ci rivolgiamo a voi per raccontare un caso sentano di una realtà che grida giustizia e de interroga profondamente la nostra coscienza civile e costituzionale: quella delle persone detenute ultrasettantenni, i cosiddetti ‘ nonnetti’ rinchiusi nelle carceri italiane, come nel nostro reparto G8 di Rebibbia, dove ci sono cinque detenuti oltre o prossimi agli ottant’anni.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 13 giugno 2025
Chiusi i manicomi, in cella rimangono molte persone con gravi disagi psichici. Nella terza puntata della serie “Voci dal carcere” raccontiamo la salute mentale nei penitenziari italiani. C’è Damiano - e anzi, c’era, perché si è suicidato - che vedeva Satana e ingeriva sostanze caustiche perché si ricordava una preghiera che diceva: “Gesù, lavaci con il fuoco”. C’era Mohammed Andrea, che aveva “il chiasso dentro” e lo ha messo a tacere. C’era Giacomo, che aveva un disturbo borderline di personalità e che si è infilato una lametta in gola a San Vittore. C’era Matteo, che aveva un disturbo bipolare e aveva minacciato il suicidio se lo avessero messo in isolamento, infatti lo hanno messo in isolamento e si è impiccato. E poi ci sono ancora migliaia di detenuti che hanno una qualche forma di disagio psichico e che stanno chiusi in cella.
di Thomas Mackinson
Il Fatto Quotidiano, 13 giugno 2025
L’avvocato Michele Passione lascia l’incarico dopo dieci anni di battaglie nelle aule e nelle carceri: “Silenzio istituzionale, visite svuotate di senso”. A rischio i processi per tortura. “Se non entri nei luoghi della detenzione, se non guardi, non puoi nemmeno vedere cosa sta succedendo. Io mandavo report, segnalavo, ma nessuno rispondeva. Quando il Garante smette di ascoltare, è finita”. Così Michele Passione, avvocato storico del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha annunciato le sue dimissioni. Una decisione amara e radicale, che arriva dopo oltre dieci anni di attività e impegno nei principali processi per maltrattamenti e torture in carcere: da San Gimignano a Reggio Emilia, da Santa Maria Capua Vetere a Verona.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 13 giugno 2025
Domani riferirò di un incontro notevole avvenuto mercoledì al Gabinetto Vieusseux fiorentino, sulla proposta di legge che raccomanda ai magistrati di trascorrere un periodo in galera prima di prendere servizio. Se volete arrivare a domani già preparati, e senza il rischio di pensare che sia tutto uno scherzo, potete ascoltare la registrazione dell’incontro su Radio Radicale. Nel frattempo, metto insieme tre o quattro notizie utili a fare il punto, e a sollecitare uno stato d’animo appropriato al problema. Era di martedì la notizia su un signore di 94 anni, giudicato autore tredici anni prima del fallimento di un’impresa editoriale, condannato per bancarotta, e messo in carcere, in quella sentina ripugnante che è Sollicciano, e solo dopo un po’ di pubblico sbigottimento e di indignazione è stato spostato nel meno brutale Solliccianino, e di qui agli arresti domiciliari. Infatti ha una casa, e dei famigliari affezionati ed esterrefatti. In galera è rimasto 6 giorni - cioè, soprattutto, 5 notti. La vera galera è notturna.
di Andrea Granata
ilpomeriggio.it, 13 giugno 2025
Proprio nei giorni in cui ovunque impazzava la vicenda del delitto di Garlasco, con copertura mediatica davvero impressionante, nel silenzio quasi generale lo scorso 28 maggio veniva pubblicato “La Battitura, strage in carcere”. Si tratta di un podcast in sei episodi del Tg1 per RaiPlay Sound scritto e condotto da due valenti giornalisti, Perla Di Poppa e Alessio Zucchini. La vicenda racconta della più grave strage in carcere dell’età repubblicana avvenuta nel penitenziario di Modena in seguito ad una rivolta scoppiata nel marzo 2020. Detonatore della rivolta fu il mix dei primi contagi in carcere da Covid 19 e le conseguenti restrizioni a visite e permessi. Tredici detenuti, tredici persone affidate allo Stato persero la vita.
di Claudio Bottan
vocididentro.it, 13 giugno 2025
Nel giro di qualche giorno abbiamo avuto notizia dell’epurazione da parte di Meta nei confronti di due giornalisti. Mariano Giustino, una firma di Radio Radicale, corrispondente dalla Turchia, collaboratore di diversi quotidiani e settimanali, “in particolare dopo due post, uno sull’uso del caos da parte di Hamas, l’altro sulla gogna in Turchia per i sindaci oppositori” scrive il diretto interessato. Stessa sorte per Damiano Aliprandi de Il Dubbio, uno dei più preparati, vivaci e indipendenti scrittori di giustizia e carceri a detta di molti addetti ai lavori.
di Errico Novi
Il Dubbio, 13 giugno 2025
Gli ultimi dati sull’istituto sollecitato dal Cnf, introdotto grazie a Costa e potenziato da Nordio: nel 2025 domande in aumento di oltre il 30% rispetto a due anni fa. “I Coa possono aiutarci a crescere ancora”. È un bel risultato. Un tassello nella costruzione dello Stato di diritto. Il fondo per il ristoro delle spese legali agli assolti comincia finalmente a suscitare interesse, a essere utilizzato più diffusamente. Nel 2025 cresce, fino a sfiorare il migliaio, il numero delle istanze proposte: in tutto 919, più del doppio rispetto alle domande presentate nel 2022, cioè nel primo esercizio di vigenza dell’istituto, quando si registrarono appena 362 richieste.
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