di Ivano Maiorella
imgpress.it, 8 giugno 2025
Vivicittà Porte Aperte: il messaggio di speranza e dignità di questa storica corsa dell’Uisp fa parlare di sé in tutta Italia, dall’istituto penitenziario Marassi di Genova (servizio Tgr Rai Liguria) a quello femminile di Roma Rebibbia (su Corriere della Sera-Buone notizie), da quello di Ferrara (su Msn) a quelli che si svolgeranno nei prossimi giorni, ad Ancona Montacuto (9 giugno) e Ancona Barcaglione (17 giugno). A che cosa si deve questo interesse dei media? Al crescente significato sociale che assume questo intervento, attraverso una manifestazione nota come Vivicittà, da sempre portabandiera di diritti, dignità, inclusione. E ad un cambio di paradigma del processo educante, sostituendo l’aiuto al giudizio: il giudizio condanna, cerca la colpa, stabilisce la pena; l’aiuto invece serve a superare l’errore, riconoscendolo e correggendolo.
di Sara Gandini
Il Fatto Quotidiano, 8 giugno 2025
La sfiducia - spesso motivata - verso le istituzioni porta non pochi a un disfattismo carico di astio e di supponenza. Oggi si tratta di riannodare il filo e collegare i puntini. In pochi hanno colto che il punto nevralgico della “questione pandemica” su cui ci siamo intrattenuti più e più volte, atteneva alla nuova criminalizzazione e gestione autoritaria del dissenso. Temi importanti come il dispositivo biopolitico del greenpass e l’affidabilità (elevata per alcune fasce di popolazione, molto meno per altre) dei vaccini di nuova generazione, hanno catturato il dibattito come attrattori gravitazionali. Nel mentre la posta in gioco andava oltre i singoli contenuti, rivelando la postura prevalente del neoliberalismo di guerra: alla luce degli ultimi cinque anni, e dell’attuale delirio pro-riarmo fomentato dalle élite europee, è bene chiamare così questa fase del tecno-capitalismo contemporaneo.
di Emilio Carelli
L’Espresso, 8 giugno 2025
L’educazione civica digitale deve diventare una priorità coinvolgendo studenti e insegnanti. La tragica morte di Martina, la giovane di 14 anni brutalmente uccisa dall’ex fidanzato, ci ha profondamente scossi. È un evento che, da solo, sarebbe sufficiente a innescare una riflessione collettiva sulla violenza di genere e sul senso dell’amore nei giovani. Eppure, ciò che ha ulteriormente aggravato il dolore per questa vicenda è stato un post vergognoso, pubblicato da un professore di 65 anni, il quale, in un atto di disumanità inaccettabile, ha auspicato la stessa sorte per una bambina di soli 8 anni.
di Alidad Shiri
Avvenire, 8 giugno 2025
Circa 20 anni fa sono arrivato in questo Paese come minore straniero non accompagnato, avevo 14 anni. Successivamente sono diventato titolare di status di rifugiato politico, con la fatica di un lungo interrogatorio in Commissione Territoriale a Gorizia. Sono cresciuto qui, ho studiato qui, mi sono sentito accolto, ho stretto una bella ampia rete di amicizie. Ho studiato con passione il nostro sistema politico, la nostra Costituzione, le due culture che in Alto Adige coesistono, con le proprie peculiarità, e ho coltivato particolarmente la lingua italiana comunicando e scrivendo molto, interesse che mi è stato riconosciuto dalla Società Dante Alighieri per la diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo con il “Diploma di Benemerenza” ottenuto a Roma. Ho quindi valorizzato la cultura italiana, come tanti altri giovani autoctoni ed anche nuovi arrivati. Ho letto tanti libri in italiano di numerosi autori, ho guardato film, ho ascoltato canzoni e ho scritto la mia storia in italiano. Per questo nei miei anni universitari potevo discutere con i miei compagni e compagne di studio su vari argomenti, e mi accorgevo di saperne di più di alcuni di loro. In questi anni ho cerato di servire questo Paese con il cuore, impegnandomi notti e giorni, collaborando con le forze dell’ordine, magistratura, mondo scolastico, accademico, giornalismo e terzo settore, come cittadino, qui in Italia, ma anche unito a tutto il mondo, come consulente delle Nazioni Unite e dell’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo. Viaggiando molto, incontrando persone di ogni età ma soprattutto giovani, ho sentito forte che appartengo ad una comunità globale.
di Enzo Risso
Il Domani, 8 giugno 2025
Lo stop all’immigrazione è un’opzione politica auspicata dal 40 per cento degli italiani, ma il dato è in decrescita rispetto al 2016, quando era ben sei punti percentuali in più. Ma ci sono stati dove il numero invece è in crescita: posti in cui la narrazione nativista si radica, soprattutto per quanto riguarda il tema del lavoro.
di Felice Florio
L’Espresso, 8 giugno 2025
Rovina gli imprenditori, molti dei quali suoi elettori, rinuncia a un settore legale e favorisce indirettamente quello clandestino. Effetti di una crociata senza senso, diventata legge con l’approvazione del decreto Sicurezza. Hanno ricevuto persino dei fondi pubblici dall’Europa, dallo Stato e dalle Regioni per aprire nuove imprese agroindustriali. Il governo Meloni, adesso, decide che quei soldi sono stati erogati per delle attività illegali. È il decreto Sicurezza e, tra i suoi articoli, ce n’è uno che uccide la filiera della canapa. Perché il provvedimento, già approvato alla Camera e che dal Senato riceve il via libera definitivo, vieta importazione, lavorazione, detenzione, cessione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione, consegna e vendita al pubblico delle infiorescenze di canapa.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 8 giugno 2025
Elly Schlein non la dice, Conte sì. Lerner: “Tifare Hamas un’offesa”. Cominciamo col dire grazie alle decine di migliaia di italiani (dal palco hanno detto centinaia di migliaia, può darsi) che hanno sfidato un sole impietoso manifestando pacificamente per una giustissima causa. Cessate il fuoco a Gaza! Basta massacro! Viviamo un tempo in cui è diventato fin troppo facile irridere l’impegno civile. E qui siamo davanti a una tragedia storica che davvero non permette quel genere di cinismo. Vale per tutti, compreso chi in piazza di solito non va ma quel “basta massacro” lo condivide. “Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”, recitava un cartello sulla via del corteo, citando Fabrizio De André.
di Riccardo Degli Innocenti
Il Manifesto, 8 giugno 2025
Già per l’opposizione dei portuali della Cgt di Fos sur mer (Marsiglia) non erano stati caricati i tre container contenenti parti di mitragliatrici e di cannoni prodotti in Francia e destinati all’industria militare di Tel Aviv. Anche a Genova non è stato imbarcato alcun carico militare. Ha avuto successo il presidio di lavoratori e cittadini convocato di prima mattina al varco del Genoa Port Terminal del gruppo Spinelli-Hapag Lloyd da parte del Collettivo Autonomo Lavoratori del Porto (Calp), da anni protagonista di iniziative di lotta contro il trasporto di armi, e dalla sezione sindacale Porti di Usb.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 7 giugno 2025
La lettera di R.D. spiega molto bene perché la carcerazione può moltiplicare comportamenti violenti e aggressivi. Stavo riflettendo sull’articolo che dovevo scrivere sul tema delle misure alternative, messe continuamente in discussione ogni volta che succede che un detenuto al lavoro all’esterno o semilibero o in affidamento torna a commettere un reato (fatto raro se si guarda alle statistiche), quando mi è arrivata una lettera da R. D., detenuto che in carcere è riuscito ad “aumentarsi” la pena perché incapace di accettare la disumanità e la mancanza di speranza della vita da galera e di gestire la rabbia che ne deriva.
di Fabio Gianfilippi*
Il Riformista, 7 giugno 2025
Occorre essere aperti a stimolare i segnali di cambiamento, a valorizzare i punti di forza. La legge penitenziaria compie cinquanta anni. Il regolamento di esecuzione ne compie venticinque. Un percorso lungo, e non esente da contraddizioni, in cui di certo il mondo dell’esecuzione penale ha imparato a conoscere il prezioso contributo che alla risocializzazione degli autori di reato possono dare le misure alternative alla detenzione. Il tempo delle pene è importante, perché non è neutro l’effetto che si produce su chi vi è sottoposto. Il tempo trascorso in carcere, che resta comunque un luogo di sofferenza, assume un significato diverso a seconda di come è vissuto. Se è sprecato in un contesto degradato e povero di umanità e di opportunità di crescita, rischierà di tradursi in un orizzonte chiuso ad un futuro di cambiamento, e rinforzerà in chi lo vive un senso, magari già sperimentato, di isolamento, di rabbia e di rancore.










