di Flavia Amabile
La Stampa, 30 giugno 2022
La corsa a ostacoli quotidiana: “Viviamo come clandestini, ora il Parlamento deve aiutarci”. Quattro storie di giovani costretti a crescere in Italia senza la cittadinanza italiana.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 30 giugno 2022
Le ragioni della depenalizzazione quando inizia la discussione parlamentare. Se proibisco l’aborto le donne non smetteranno di abortire, se proibisco il fumo chi lo fa non smetterà di fumare: sarà solo più pericoloso, ci guadagnerà gente senza scrupoli, le condizioni per farlo e le sostanze usate potrebbero portarmi alla morte. Sarà più costoso perché illegale e dunque saranno, queste, possibilità legate al denaro, a chi ne ha di più. La sicurezza diventerà una questione di classe, un privilegio di chi può permettersela. Ma continueranno. Le donne ad abortire, i malati usare droghe che leniscano il dolore, chi fuma per il piacere di farlo lo farà ancora. Sono molte le analogie fra aborto e cannabis, di cui oggi si torna a parlare per il disegno di legge in discussione alla Camera. Anche l’uso della cannabis terapeutica infatti in Italia è lecito, come l’aborto, ma nella pratica è quasi impossibile esercitare quei diritti: gli obiettori, tra i medici, sono tali e tanti che in moltissime regioni d’Italia non si può abortire, la cannabis terapeutica è altamente insufficiente: la produce solo lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che ne realizza circa 150 chili all’anno a fronte di una tonnellata di fabbisogno (dati 2020) che lo Stato acquista sul mercato estero nello stesso momento in cui, con l’altra mano, sequestra e distrugge ovunque coltivazioni illegali, appunto, della stessa sostanza. Sono diritti acquisiti sulla carta, negati o quasi nella pratica.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2022
L’80% a carico di famiglie e associazioni. All’Italia solidale? Applausi e zero soldi. Oltre l’ottanta per cento dell’accoglienza dei profughi ucraini è ancora sulle spalle dei privati. A quattro mesi dall’inizio del conflitto, mentre gli arrivi registrati alle frontiere toccano quota 140 mila, in Italia le cose non funzionano. Lo denunciano comuni, parrocchie, famiglie e tanti enti del terzo settore che da subito si sono caricati dei costi dell’emergenza e che tuttora li sostengono senza ricevere un soldo dallo Stato, nonostante le promesse e i fondi messi in campo dal governo. “Le famiglie ospitali che hanno aperto le loro case ai profughi non hanno ancora avuto nulla, molte sono arrabbiate e si sentono abbandonate dalle istituzioni”, spiega Fabiana Musicco, fondatrice e direttrice di Refugees Welcome che segue l’accoglienza privata di 350 ucraini. Di cortocircuiti ce n’è più d’uno, a partire dal bando della Protezione civile sull’accoglienza diffusa scaduto ad aprile, rallentato da una burocrazia che spreca milioni di euro e frustra i profughi che spesso si rimettono in viaggio verso la Polonia, altri paesi Ue o la stessa Ucraina. Come non bastasse, dal bando sono stati esclusi i posti offerti dal terzo settore in Sicilia, Calabria e Basilicata, tuttora inaccessibili nonostante l’urgenza. “Ci sono comuni, parrocchie, famiglie che non riescono più a sostenere i costi dell’ospitalità offerta, che non possiamo sgravare perché nessuno ci autorizza a usare gli alloggi che pure già abbiamo a disposizione”, racconta Paolo Pesacane di Arci Basilicata, dove capita che gli enti paghino spese e affitto per alloggi che non possono assegnare. Col cerino in mano resta proprio quell’Italia solidale che nei mesi scorsi si è guadagnata il plauso di media e istituzioni, e che oggi si sente tradita.
di Marco Bresolin
La Stampa, 30 giugno 2022
L’ingresso nell’Alleanza atlantica di Svezia e Finlandia è un successo, ma ha un lato oscuro: Ankara continua ad avere il coltello dalla parte del manico. Sull’elenco stilato dal ministero della Giustizia ci sono già 33 nomi: 17 esponenti del Pkk curdo e 16 del movimento di Fethullah Gulen (che la Turchia chiama Feto, accusandolo di essere un’organizzazione terroristica responsabile del fallito golpe del 2016). Ankara è tornata a chiedere la loro estradizione alla Finlandia (che ne ospita 12) e alla Svezia (per i restanti 21), forte dell’accordo siglato martedì a Madrid per consentire l’ingresso dei due Paesi nella Nato. Si tratta di una delle tante contropartite imposte dal presidente Recep Tayyip Erdogan ai colleghi scandinavi per togliere il veto sulla loro adesione all’Alleanza Atlantica.
di Alberto Negri
Il Manifesto, 30 giugno 2022
Doppio standard. Il Sultano della Nato ha stabilmente insediato le truppe e occupato il territorio di altri stati senza che nessuno osi alzare neppure il sopracciglio. È lui a decidere, con la nostra complicità, chi siamo noi, che cosa è davvero l’Alleanza atlantica e soprattutto anche il destino dei curdi, siriani e iracheni.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 30 giugno 2022
La Legge sulla nazionalità e i confini, entrata in vigore il 28 giugno, renderà ancora più difficile chiedere asilo nel Regno Unito e allontanerà questo stato dagli impegni assunti nei confronti della Convenzione del 1951 sullo status di rifugiato. Secondo la nuova normativa, fortemente voluta dalla ministra dell’Interno Priti Patel, alcuni gruppi di rifugiati (tra cui coloro che chiedono protezione a causa della persecuzione subita per motivi di orientamento o identità sessuale) dovranno sottoporsi a prove aggiuntive e illegali; i rifugiati che entreranno senza autorizzazione nel Regno Unito potranno essere sottoposti a procedimenti penali, al carcere e all’esclusione dal diritto d’asilo col conseguente pericolo di essere rinviati negli stati d’origine.
di Dimitri Deliolanes
Il Manifesto, 30 giugno 2022
Un’inchiesta giornalistica svela l’operazione criminale al confine con la Turchia. Il traffico di “schiavi” parte da Istanbul e si snoda lungo il fiume Evros. Le denunce sono innumerevoli e si accumulano da anni: la polizia greca e agenti della Guardia Costiera non si accontentano di picchiare selvaggiamente i migranti intercettati nell’Egeo ma provvedono anche a derubarli prima di rispedirli in Turchia. Atene ha sempre steso un velo di silenzio, interrotto solo da brevi smentite di rito, di fatto continuando a dare carta bianca agli agenti di fare quello che vogliono.
di Fabio Bucciarelli
agi.it, 30 giugno 2022
Rapporto shock delle Nazioni Unite redatto sulla base di testimonianze dirette. L’elenco dei presunti autori di queste atrocità rimane riservato. Omicidi, torture, schiavitù. I migranti detenuti in Libia sono vittime di atroci abusi, in particolare le donne che vengono violentate in cambio di cibo e acqua. La denuncia arriva dalle Nazioni Unite che hanno redatto un nuovo rapporto sullo stato dei migranti detenuti in Libia. Gli investigatori dell’Onu spiegano, nel rapporto, che i migranti che cercano di raggiungere l’Europa hanno subito violenze sessuali da parte di vari trafficanti, spesso con l’obiettivo di estorcere denaro alle famiglie rimaste nei paesi di origine.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 29 giugno 2022
Misure alternative per le condanne brevi, Pd e Italia viva dalla parte della ministra. M5S, dimaiani, Forza Italia e Lega più prudenti: “Evitiamo che diventi un liberi tutti”.
di Luca Sofri
ilpost.it, 29 giugno 2022
Ampliare la possibilità di accedere per esempio a semilibertà e detenzione domiciliare, cambiando anche come vengono decise. Sei gruppi di lavoro ministeriali composti da esperti stanno scrivendo i decreti legislativi attraverso i quali verrà messa in pratica quella parte della riforma della giustizia promossa dalla ministra Marta Cartabia che è contenuta nelle leggi delega, quelle con cui il Parlamento cede al governo la funzione legislativa, stabilendo principi e criteri generali ai quali lo stesso governo deve attenersi per disciplinare nel dettaglio una determinata materia.
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