di Gianfranco Pasquino*
Il Domani, 4 giugno 2025
Con tutti i condizionamenti esistenti, spetta agli elettori e ai loro rappresentanti eletti cercare di sventare i più o meno sottili tentativi di restringimento della democrazia. Anche se in democrazia si presenteranno altre opportunità, meglio cominciare già dalla occasione offerta dagli imminenti referendum dell’8 e 9 giugno. Il referendum costituzionale non ha quorum. Pertanto, la sua validità non dipende dalla percentuale di votanti, dalla partecipazione al voto della maggioranza assoluta degli aventi diritto. I costituenti ritennero che, dopo due letture del testo in entrambe le camere a distanza di almeno tre mesi, gli elettori avessero/avrebbero acquisito informazioni sufficienti per esprimere, o no, il loro voto.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 4 giugno 2025
Tutte le posizioni sono legittime. Ma la premier ha scelto la via di fuga. Bisogna però intervenire su uno strumento in crisi. Immaginiamo per un attimo che gli italiani decidano in massa di seguire l’indicazione della loro presidente del Consiglio. Che quindi domenica si mettano in fila ai seggi, salutino presidenti e scrutatori, forniscano il documento d’identità e poi voltino le spalle rifiutando le cinque schede referendarie. Sarebbe serio? Sembreremmo un popolo vagamente schizofrenico. Basterebbe insomma prendere in parola Giorgia Meloni per capire che stavolta non va presa in parola. E questo non è mai un buon risultato per un primo ministro.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 4 giugno 2025
Ancora una fumata nera nel Comitato ristretto del Senato: se ne riparla la settimana prossima. Bazoli (Pd) abbandona la riunione: “Basta teatrino”. E Fratelli d’Italia rilancia sul ruolo del servizio sanitario nazionale. Il testo che non c’è sul fine vita galleggia ancora nel mare increspato del Comitato ristretto al Senato. Dove si procede per piccoli passi, una fumata nera dietro l’altra, alla ricerca di un punto di partenza, prima che di un approdo. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è arrivare in Aula il 17 luglio con un disegno di legge “condiviso”. Ma il tempo stringe, e un accordo, di fatto, è lontano: sia con le opposizioni, sia dentro il centrodestra.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 4 giugno 2025
La Corte Ue ribalta le accuse a carico di una donna che aveva cercato di portare con sé due bambine in fuga. “Il cittadino di un paese terzo che entra illegalmente nell’Unione europea non può essere sanzionato per favoreggiamento dell’ingresso illegale per il solo fatto di essere accompagnato dal figlio minorenne”. Ha deciso così la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza C- 460/ 23. La parola spetta ora ai giudici del Tribunale di Bologna, che dovranno decidere rispettando l’interpretazione della Corte. Ventisette agosto 2019, Bologna, il sole batte sulla rovente pista di atterraggio dell’aeroporto Guglielmo Marconi. Una donna, accompagnata dalla figlia di 8 anni e dalla nipote di 13, scende lentamente la scaletta dell’aereo che da Casablanca le ha condotte al capoluogo emiliano.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 giugno 2025
La denuncia dell’avvocato dell’uomo e di due deputate Pd. Quando lo hanno deportato nel Cpr di Gjader aveva subito manifestato problemi psichiatrici. Dieci giorni più tardi, il 19 maggio scorso, ha ingoiato dei pezzi di vetro “in segno di protesta”. Così il suo avvocato Gennaro Santoro ha chiesto una visita per certificare “l’idoneità alla vita in comunità ristretta”, ovvero l’esame medico necessario ad autorizzare il trattenimento. Dopo vari ritardi burocratici la Commissione presieduta dall’Usmaf - gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera che fanno capo al ministero della Salute - ha finalmente stabilito che si trattava di un soggetto a rischio. Là dentro non doveva stare. Siamo al 28 maggio ma il giorno precedente il 32enne algerino, arrivato in Italia da minorenne, era già stato imbarcato su un aereo: dopo uno scalo a Roma lo hanno riportato ad Algeri.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 giugno 2025
Nella risposta scritta all’interrogazione di Italia Viva, il Guardasigilli ammette il ritardo nel garantire il dritto all’affettività sancito dalla Consulta. Solo il 17 per cento degli istituti penitenziari italiani ha a disposizione uno spazio idoneo per i colloqui intimi, nonostante la Corte Costituzionale abbia sancito da più di un anno il diritto all’affettività in carcere. Su 189 penitenziari censiti, infatti, appena 32 hanno individuato un locale che garantisca riservatezza, dignità e sicurezza per consentire all’interno delle mura un incontro senza controllo visivo. Gli altri 157 hanno ammesso di non possedere alcuna stanza adatta: una fotografia impietosa dell’immobilismo amministrativo, mentre la Consulta e di conseguenza i Tribunali di Sorveglianza chiedono da tempo che quel diritto, riconosciuto come espressione della dignità umana, non resti soltanto una formula sulla carta.
di Guglielmo Starace
L’Edicola del Sud, 3 giugno 2025
Il ventunesimo rapporto annuale di Antigone sulle condizioni di detenzione, presentato negli scorsi giorni, è opportunamente intitolato “Senza respiro”. Purtroppo il respiro manca non soltanto alle persone detenute, bensì a tutti coloro che incrociano le strade della loro esistenza con gli istituti destinati a privare le persone della libertà personale. La parola “carcere” ferma il respiro, l’idea delle mura rigide e invalicabili che ne segnano i confini consegna alle cittadine e ai cittadini l’idea di un mondo che separa - come se fosse possibile farlo - il male dal bene e che rassicura i buoni punendo, tenendoli da parte, i cattivi.
di Paolo Doni
L’Eco di Bergamo, 3 giugno 2025
C’è un che di truce in alcuni commenti sugli ultimi, gravissimi fatti di cronaca. Una retorica tra lo spaccone e il cinico che sembra aver ormai monopolizzato il discorso pubblico. E che propone ricette apparentemente lineari e semplici come soluzioni a problemi che ciclicamente deflagrano in tragedie e che richiederebbero un approccio ben più complesso, mediato innanzitutto dagli strumenti della legalità. La summa di questo atteggiamento è senz’altro il Decreto sicurezza recentemente approvato dalla Camera con il voto di fiducia (tocca ora al Senato).
di Simona Musco
Il Dubbio, 3 giugno 2025
Se non parli, niente risarcimento, anche dopo cinque anni e mezzo di ingiusta detenzione. È questa, in buona sostanza, la tesi della procura generale di Milano, che si è opposta, assieme al ministero delle Finanze, al riconoscimento di 670mila euro di risarcimento chiesti dal 56enne Diego Barba per aver trascorso oltre 2mila giorni in carcere. Una pena nella pena, dal momento che per 10 mesi Barba è rimasto dietro le sbarre nonostante fossero scaduti i termini. E a ciò bisogna aggiungere i 213 giorni ulteriori con l’obbligo di firma e divieto di ingresso a Desio dove abitava con la famiglia.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 3 giugno 2025
In un’Italia sempre più sfiduciata verso i magistrati, il processo mediatico oscura ormai le sentenze. Che cosa sta succedendo nella giustizia italiana, se i genitori di Chiara Poggi, cioè i buoni, cioè le vittime, sono costretti a mostrare in tv la borsetta della figlia, in loro possesso, per smontare la diceria su uno “strano” furto dell’oggetto? Il fenomeno è particolare e del tutto inedito. Che gli italiani in gran parte non abbiano molta fiducia nella giustizia e nei magistrati è ormai cosa nota, e da tempo. Più recente è la messa in discussione delle sentenze, soprattutto nei grandi casi che scuotono l’opinione pubblica, da quello sulla morte di Yara Gambirasio fino alla strage di Erba e all’omicidio di Garlasco.
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