di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 maggio 2025
Con l’ennesima morte, tra container prefabbricati, leggi “forti” e nuovi reati, il sovraffollamento continua ad aumentare, mentre Nessuno Tocchi Caino chiede subito la liberazione anticipata speciale. Il giovane tunisino ha scelto la notte per farla finita. Era stato trasferito poche ore prima nella cella d’isolamento numero 4 del terzo reparto del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), come misura punitiva dopo atti di autolesionismo e danneggiamenti insieme a due compagni. Intorno all’una di venerdì notte, il personale di servizio lo ha trovato senza vita: un lenzuolo annodato all’inferriata della finestra gli ha tolto ogni respiro. Aveva poco più di vent’anni, né le cure mediche ricevute in infermeria né la compagnia di altri detenuti nella stessa cella avevano evitato il gesto estremo.
di Valentina Arcovio
sanitainformazione.it, 27 maggio 2025
Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca rivela come un clima carcerario orientato al supporto e alla rieducazione dei detenuti migliora anche l’equilibrio psico-fisico del personale penitenziario, riducendo il burnout. Trasformare la cultura delle carceri è una questione di diritti dei detenuti, ma anche di benessere psicologico e professionale degli agenti penitenziari. È quanto emerge da una ricerca, pubblicata sulla rivista Journal of Criminal Psychology, condotta da un team di ricercatori del dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con la Direzione generale della Formazione del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia. Lo studio ha coinvolto 1.080 agenti della Polizia penitenziaria italiana.
garantedetenutilazio.it, 27 maggio 2025
In vista del referendum dell’8 e 9 giugno, il Garante campano ricorda che votare è un diritto anche in carcere. “I cittadini italiani si recheranno alle urne l’8 e il 9 giugno, chiamati a votare su cinque quesiti referendari abrogativi. I temi riguardano lavoro, diritti e cittadinanza. È necessario tutelare il diritto al voto anche per chi si trova in carcere”. Così Samuele Ciambriello, Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà e Garante campano. “Hanno diritto al voto -spiega Ciambriello - i detenuti che non ne abbiano perso il godimento, lo stesso vale per coloro che sono beneficiari di misure alternative. In particolare, può votare chi è cittadino italiano o di un altro paese membro dell’Unione Europea; chi è condannato a meno di 3 anni di reclusione o è condannato ad una pena tra i 3 e i 5 anni, ma non ha più la pena accessoria dell’interdizione.
di Silvia Pogliaghi
trendsanita.it, 27 maggio 2025
Negli Istituti a Custodia Attenuata per Madri (Icam), le donne detenute convivono con i loro figli, spesso in età prescolare, in un contesto che cerca di bilanciare la funzione detentiva con quella di cura. Nonostante gli sforzi per rendere questi luoghi più accoglienti e “a misura di bambino”, restano ambienti in cui le donne sono private della libertà. Anche in questa realtà complessa, il diritto alla salute e alla prevenzione non può essere trascurato. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Grimaldi, Coordinatore dei progetti di prevenzione primaria per fragilità sociali ed economiche di Lilt Milano che, in occasione della seconda edizione del Festival della Prevenzione, ha posto l’attenzione su un tema ancora poco esplorato: la prevenzione oncologica per le donne detenute, e in prospettiva, per l’intera popolazione carceraria.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 27 maggio 2025
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, impone il voto blindato oggi alla Camera. Via libera entro la settimana, poi la palla passa al Senato. Le associazioni della Rete a Pieno Regime rilanciano il digiuno a staffetta con 550 aderenti. Se il ruolo del Parlamento viene cancellato, il Parlamento si svuota. E così al pomeriggio, mentre fuori dal palazzo centinaia di cittadini manifestano contro il decreto Sicurezza approdato in Aula alla Camera per la conversione in legge, il push governativo che ha esautorato il potere legislativo si mostra plasticamente nei banchi vuoti della maggioranza (occupati solo da sei deputati di Fd’I) ma anche purtroppo nella desolazione degli spalti riservati alle opposizioni (sette dem siedono ai loro posti, più folto il gruppo dei pentastellati con ben 12 deputati intenti in una piccola maratona di interventi, sebbene dai tempi contingentati). Qualche parlamentare in più era presente in mattinata.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 maggio 2025
Si svolgerà oggi a partire dalle ore 18 alla Camera la votazione per appello nominale sulla fiducia posta dal governo sulla legge di conversione del decreto sicurezza. L’esame del provvedimento andrà avanti con prosecuzione notturna fino alle 24 e nelle giornate successive, fino a venerdì. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato che “il governo ha apprezzato la discussione generale, anche lunga, che si è svolta sul testo. Per noi questo è un provvedimento strategico per valorizzare il lavoro quotidiano delle forze dell’ordine e contiene misure decisive per la sicurezza”.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 27 maggio 2025
“Mission impossible” recita la locandina del blockbuster con Tom Cruise che affaccia su piazza Barberini. La missione impossibile questa volta è arrivare davanti alle finestre di Montecitorio, spazio inibito al conflitto da anni, ben prima dello sbarco della destra estrema di Giorgia Meloni al governo del paese. Nella piazza che si apre alla fine di via Veneto si ritrova qualche centinaio di attivisti: è l’antipasto del corteo nazionale di sabato prossimo, quando da tutta Italia a decine di migliaia arriveranno a Roma per protestare contro il decreto sicurezza. Ci sono gli esponenti dei centri sociali e dei collettivi di Bologna, di Milano e del nordest, ci sono le molte facce dei movimenti romani, quelli di lotta per la casa e gli studenti.
di Irene Famà
La Stampa, 27 maggio 2025
A Roma manganellato un assessore. L’iter di conversione in legge del Decreto sicurezza, su cui il governo, con il ministro Matteo Piantedosi, ha posto la fiducia, scatena l’indignazione delle opposizioni. E la reazione di piazza con scontri tra manifestanti e polizia. Ieri, alla Camera, il via all’esame del testo contestatissimo nel metodo e nel merito. Quattordici i reati inseriti, nove le aggravanti. E c’è un po’ di tutto: dal blocco stradale (la cosiddetta norma anti-Ghandi), alle misure contro l’accattonaggio fino alla stretta sui delitti compiuti nelle vicinanze delle stazioni o quella contro chi manifesta con l’intenzione di bloccare un’opera pubblica. E ancora. La stretta sulla cannabis, il daspo urbano esteso e la resistenza passiva che potrà essere punita nelle rivolte in carcere. “Così si criminalizza il dissenso”, dicono in tantissimi.
di Irene Famà
La Stampa, 27 maggio 2025
Dalle norme per punire i blocchi stradali a quelle contro l’accattonaggio o l’occupazione abusiva di case. Oggi alla Camera il voto di fiducia. Quattordici nuovi reati e nove aggravanti. È questo il contenuto del decreto Sicurezza che ieri ha scatenato le proteste in piazza e oggi andrà al voto di fiducia alla Camera. All’interno c’è un po’ di tutto: dal blocco stradale (la cosiddetta norma anti-Ghandi), alle misure contro l’accattonaggio fino alla stretta sui delitti compiuti nelle vicinanze delle stazioni o quella contro chi manifesta con l’intenzione di bloccare un’opera pubblica. E ancora. La stretta sulla cannabis, il daspo urbano esteso e la resistenza passiva che potrà essere punita nelle rivolte in carcere. Ecco i punti principali del provvedimento.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 27 maggio 2025
Intervista all’ordinario di diritto penale dell’Università di Milano: “Per garantire la sicurezza non serve aggiungere reati e aumentare le pene, ma intervenire con le leggi sulle condizioni che determinano la criminalità”. Dieci incontri in dieci atenei italiani, da nord a sud, per spiegare come si coniugano - e quando si scontrano - i principi costituzionali e la politica criminale. Nei giorni in cui il decreto sicurezza viene convertito in legge dal parlamento, intervengono così nel dibattito gli iscritti all’Associazione italiana dei professori di diritto penale (Aipdp). “È una manifestazione di impegno civico, vogliamo cercare di stimolare qualche riflessione tra gli studenti, nell’opinione pubblica e, possibilmente, anche tra i parlamentari”, dice al manifesto Gian Luigi Gatta, ordinario di diritto penale all’Università di Milano e presidente dell’Aipdp.
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