di Virginia Pishbin
L’Unità, 10 maggio 2025
Sono trascorse circa 66 settimane dall’inizio della campagna “No to executions Tuesday”, lo sciopero della fame settimanale, ogni martedì, avviato dai prigionieri politici nel gennaio 2024, a cui aderiscono detenuti in 41 carceri in tutto il Paese, ma anche organizzazioni internazionali per i diritti umani come Nessuno tocchi Caino che partecipa allo sciopero con la sua Tesoriera Elisabetta Zamparutti. La recente ondata di esecuzioni in Iran è l’ennesima riprova delle brutali tattiche del regime per reprimere il dissenso e mantenere il controllo.
di Barbara Cottavoz
La Stampa, 10 maggio 2025
L’appello di Amnesty Italia per le cure del caso al medico e docente universitario, cittadino onorario di Novara. Si aggravano le condizioni di salute di Ahmadreza Djalali, medico e docente iraniano naturalizzato svedese, cittadino onorario di Novara e ricercatore di medicina delle catastrofi. L’altra notte Djalali è stato colpito da un infarto nel carcere di Evin, a Teheran dove c’è solo un ambulatorio e non possono essergli garantite cure adeguate. Amnesty Italia ha chiesto alle autorità iraniane “di fornirgli tutte le cure di cui ha bisogno, incluse le visite cardiologiche”.
di Marta Randon
Il Mattino di Padova, 9 maggio 2025
Trentaquattro professori universitari firmano un appello: “I detenuti di alta sicurezza devono tornare in redazione”. Il mondo accademico italiano si mobilita in difesa di Ristretti Orizzonti, il giornale del carcere Due Palazzi di Padova. Trentaquattro docenti universitari, la maggior parte giuristi, hanno firmato una lettera contro la recente decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), che dipende dal Ministero della Giustizia, di vietare ai detenuti del reparto di “alta sicurezza” qualsiasi tipo di partecipazione a progetti con reclusi comuni. Da giorni gli otto detenuti-redattori, parte integrante del gruppo da 12 anni, sono quindi fuori dalla redazione. Una circolare punitiva che li vuole in cella, sempre insieme, che li soffoca, molto criticata dagli esperti.
di Francesco Dente
vita.it, 9 maggio 2025
Due lustri dopo la fine dell’esperienza del Commissario straordinario l’indagine della Corte dei Conti accende un faro sulle cause della lentezza nella realizzazione delle opere di ampliamento, di ammodernamento e di manutenzione straordinaria da parte dei ministeri della Giustizia e delle Infrastrutture e Trasporti. La Corte dei conti suona la sveglia sui ritardi nel settore dell’edilizia penitenziaria. Il sovraffollamento carcerario mette a rischio il principio della rieducazione del condannato perché non garantisce spazi e condizioni detentive in linea con le finalità del dettato costituzionale e con le prescrizioni delle convenzioni internazionali.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 9 maggio 2025
In una relazione i giudici contabili rilevano la situazione critica degli istituti di pena, con una raccomandazione alla politica di evitare ulteriori ritardi e criticità operative. Irene Testa, Garante delle persone private della libertà personale della Sardegna: “Un richiamo, non solo per non aver costruito nuovi istituti, ma per non aver neanche messo mano a quelli che già ci sono”. L’analisi sullo stato di attuazione del “Piano carceri”, a 10 anni dalla conclusione della gestione commissariale, evidenzia situazioni critiche di sovraffollamento carcerario, soprattutto in sei regioni: Lombardia, Puglia, Campania, Lazio, Veneto e Sicilia. È quanto afferma la Corte dei Conti nella relazione Infrastrutture e digitalizzazione: Piano carceri.
di Peppe Brescia
fuoriluogo.it, 9 maggio 2025
Nel suo 34° rapporto annuale, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura denuncia gravi criticità nei sistemi detentivi di diversi Paesi, con un focus sull’Italia tra sovraffollamento cronico, suicidi in aumento e abusi documentati nei Centri per il rimpatrio. Un allarme che chiama in causa la tenuta stessa dello Stato di diritto. Alla fine dello scorso aprile, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT), organo del Consiglio d’Europa, ha divulgato il prorio rapporto annuale, giunto alla 34esima edizione, che torna a sollevare gravi preoccupazioni circa la situazione detentiva in vari Paesi, tra cui quella italiana.
di Franco Corleone
L’Espresso, 9 maggio 2025
Contro la stretta repressiva del dissenso carcerario un simbolo nonviolento e un digiuno a staffetta. Sgomenta la grande spregiudicatezza nell’inventare norme. Un’inventiva che sconfina nell’illegalità”. Queste le parole di Grazia Zuffa, pronunciate durante la conferenza stampa al Senato il 23 gennaio per contestare il disegno di legge nella parte riguardante le donne arrestate incinte o con figli di meno di un anno, con le quali ho esordito nella audizione come rappresentante della Società della Ragione alla Camera dei deputati il 23 aprile scorso.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 maggio 2025
Tra gli emendamenti della maggioranza, l’occupazione abusiva pure per chi collabora e il divieto di sciopero per i rider. Non solo Forza Italia e Lega. La corsa ad aggiungere ciascuno il suo reato di bandiera ha convinto anche Fratelli d’Italia a presentare alcune correzioni - “integrazioni”, le chiama uno dei relatori, l’azzurro Davide Bellomo - che vanno ad aggiungersi alla valanga di emendamenti al decreto Sicurezza depositati, soprattutto dalle opposizioni, nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. Sono 1.949 in tutto ma la maggioranza è già pronta a procedere velocemente, come da programma, a colpi di mannaia a cominciare dalla prossima settimana, probabilmente martedì. Se necessario, poi, il governo potrebbe ricorrere pure alla fiducia. Non lo esclude Bellomo anche se, sostiene, al momento nulla è stato deciso. “Dobbiamo innanzitutto vedere quanti emendamenti saranno ritenuti ammissibili. La tendenza oggi è non voler mettere la fiducia, però i lavori parlamentari poi magari ne impongono la necessità”. In Aula, secondo il calendario aggiornato dalla Conferenza dei capigruppo, il decreto Sicurezza arriverà nella settimana tra il 26 e il 29 maggio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 maggio 2025
Decreto Sicurezza, gli emendamenti presentati alla Camera certificano ancora una volta la contrapposizione fra il garantismo dei berlusconiani e l’irriducibile, opposta indole degli alleati. Sono 1.949 gli emendamenti al decreto Sicurezza depositati nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, ripartiti fra tutti i gruppi. In particolare, sono 525 gli emendamenti depositati da Avs, 24 quelli di Azione, 62 da Italia viva, 23 da +Europa, 3 dal gruppo Misto, 801 dal M5S, 458 dal Pd.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 9 maggio 2025
L’emendamento al dl Sicurezza. I deputati azzurri lanciano l’ennesima proposta anti-pm: in mancanza di elementi “nuovi” per dimostrare la pericolosità, gli indagati andranno liberati in automatico dopo sessanta giorni. La custodia cautelare a scadenza: dentro al massimo per due mesi, poi liberi tutti in automatico (o quasi). Ecco l’ultima trovata di Forza Italia per azzoppare le indagini dei pm, contenuta in uno degli emendamenti presentati al decreto Sicurezza in discussione alla Camera. Come anticipato dal Fatto, i deputati azzurri hanno approfittato della conversione in legge per lanciare l’ennesimo assalto alle misure cautelari, riproponendo un’idea già avanzata la scorsa estate: il divieto di applicare il carcere preventivo a soggetti incensurati.
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