di Riccardo Luna
Corriere della Sera, 9 aprile 2025
I social network non hanno inventato l’adolescenza ma ne hanno amplificato a dismisura il lato oscuro. Instagram non ha creato il malessere dei giovani: l’anoressia, il mito del testosterone e il culto dei soldi facili erano parte della cultura di molti adolescenti ben prima che i social network arrivassero nelle nostre vite. E lo stesso discorso vale per la violenza e i femminicidi. Il massacro del Circeo, per citare un episodio fra i tantissimi, è del 1975 e non era evidentemente una challenge nata su TikTok. Del resto gli adolescenti americani descritti da Bret Easton Ellis nei suoi romanzi, ambientati negli anni Ottanta, non sembrano meno pericolosi di quelli che nella serie tv “Adolescence” ci hanno fatto scoprire che ci sono emoticon crudeli di cui non conosciamo il significato. E non avevano uno smartphone in mano.
di Angela Corica
Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2025
Cosa c’è che ancora sfugge sul comportamento di questi uomini che sembrano fragili, cosa scatta nella loro mente e che responsabilità hanno le famiglie? In questi giorni, come molti di voi, ho visto la miniserie di Netflix Adolescence. Già è stato detto e scritto molto sul successo della serie e sulla trama. Ne torno a parlare perché ci sono tanti punti interrogativi che si intrecciano con la nostra realtà. In queste ore si sono svolti i funerali di Sara Campanella, studentessa di 22 anni uccisa a Messina dal suo stalker, Stefano Argentino, il quale l’ha aspettata all’uscita dell’università, l’ha seguita e poi l’ha colpita con un coltello cinque volte fra il collo e la schiena. La mamma di Argentino ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee per giustificare l’aiuto che i genitori hanno dato al giovane assassino dopo il delitto. Lui ha immediatamente chiamato a casa e mamma e papà sono andati a prenderlo a Messina e lo hanno portato a Noto, sua città d’origine, facendolo sistemare nel b&b della mamma che in quel momento era vuoto.
di Luca Liverani
Avvenire, 9 aprile 2025
Rapporto 2025 del Centro Astalli: 24 mila assistiti nei centri di 8 città. Padre Ripamonti: troppi profughi intrappolati in un limbo giuridico. Il cardinale Reina: guardarli negli occhi per cambiare la prospettiva. Cresce la vulnerabilità tra i rifugiati. Politiche migratorie sempre più restrittive, in Italia e in Europa, rendono impervio l’accesso al sistema di accoglienza, per di più non sempre all’altezza. Fino all’esclusione, per non pochi profughi, dalla possibilità di accedere al diritto d’asilo, solennemente affermato sulla carta all’articolo 10, comma 3, della nostra Costituzione, prima che nelle convenzioni internazionali, a cominciare da quella di Ginevra. E cresce, anche coloro ai quali è riconosciuto formalmente il diritto di asilo, la richiesta di bisogni primari. È il quadro che emerge, con più ombre che luci, dal Rapporto annuale 2025 del Centro Astalli, che nelle sue strutture di 8 città - Roma, Bologna, Catania, Grumo Nevano, Vicenza, Padova, Palermo, Trento - e grazie a 800 volontari ha aiutato oltre 24 mila persone in fuga da guerre, violenze, miseria.
di Andreina De Leo
Il Manifesto, 9 aprile 2025
Il protocollo Roma-Tirana. L’istituzione comunitaria ha usato la stessa argomentazione, “a Shengjin e Gjader si applica solo la legge italiana”, in due circostanze opposte: per i richiedenti asilo mai entrati in territorio europeo e per i migranti già presenti in uno Stato membro. Così mostra di rispondere più a esigenze politiche che a un’effettiva coerenza giuridica. “Si applica la legislazione nazionale”. Con questa formula la Commissione europea ha dato il via libera all’Italia per trasferire in Albania anche i migranti irregolari trattenuti nei Cpr sul proprio territorio, segnando un netto cambio di rotta rispetto alla posizione iniziale sull’accordo con Tirana. Una virata che, richiamando dichiarazioni precedenti, rischia di trarre in inganno.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 9 aprile 2025
L’associazione di giuristi pubblica un’analisi dettagliata sulle nuove norme che estendono l’uso delle strutture d’oltre Adriatico ai migranti “irregolari” già presenti sul territorio nazionale. In Albania è tutto pronto per i primi trasferimenti di cittadini stranieri “irregolari” dal territorio italiano. Potrebbero partire dal Cpr di Brindisi, sicuramente dalla Puglia. Gli operatori Medihospes sono nei centri e il Tavolo asilo e immigrazione, con i parlamentari d’opposizione, lancia un nuovo monitoraggio. Mentre nella Commissione affari costituzionali della Camera si stanno svolgendo le audizioni sul decreto del governo che amplia la destinazione d’uso delle strutture: dai richiedenti asilo agli “irregolari”. Oggi interverrà anche l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) che sul tema ha pubblicato una dettagliata analisi giuridica. Ne parliamo con l’avvocata Nazzarena Zorzella.
di Marco Bascetta
Il Manifesto, 9 aprile 2025
Tra manifestazioni di piazza e crepe che attraversano gli schieramenti politici, tra sottili distinguo e spericolati equilibrismi converrà mettere a fuoco l’essenziale della partita che si sta svolgendo in Europa intorno alla “minaccia russa”. In primo luogo non esiste né si intravede all’orizzonte alcun riarmo europeo, alcun concreto progetto di una forza di difesa comune. Esiste invece un programma per spingere al riarmo gli stati nazionali dell’Unione attraverso l’indebitamento (per quelli che se lo possono permettere). Quanto a quelli già ultra indebitati, che trovino i soldi in qualche altro modo, e non è difficile intuire quale. Si richiede, insomma, che la spesa militare dei paesi europei si adegui alle pretese del socio di maggioranza della Nato, gli Stati Uniti.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 9 aprile 2025
Il rapporto di Amnesty sulla pena di morte. Aumenta a livello mondiale il numero delle persone condannate a morte. Il dato del 2024 è il più alto dal 2015. In 15 Stati lo scorso anno sono state eseguite oltre 1.500 pene capitali. A dirlo è Amnesty International che ha appena pubblicato il rapporto annuale sulla pena di morte, intitolato “Condanne a morte ed esecuzioni 2024”. Gli Stati in cui si è registrato lo scorso anno il maggior numero di casi di pena di morte sono Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq e Yemen. Per la precisione le esecuzioni sono state 1.518, nel 2015 sono state 1.634. Il Medio Oriente si conferma l’area geografica con più casi di “uccisioni di Stato”.
di Valerio Benedetti
La Verità, 9 aprile 2025
La Corte suprema legittima l’uso dell’Alien Enemies Act, una norma del 1798. Trump esulta e rilancia: “Mille dollari di multa al giorno agli irregolari”. “Questo è un grande giorno per la giustizia in America!”. È così che Donald Trump ha festeggiato la sentenza con cui la Corte suprema degli Stati Uniti ha dato ragione alla sua amministrazione in merito all’Alien Enemies Act. Si tratta di una legge, risalente al 1798, che consente al presidente di espellere più celermente i nemici della nazione in tempo di guerra. Invocata e applicata molto raramente, questa norma è stata utilizzata dal governo di Trump per cacciare dal territorio americano i membri della gang Tren de Aragua, una pericolosa organizzazione criminale venezuelana sospettata di avere legami con Nicolás Maduro e accusata di tratta sessuale, traffico di droga e numerosi omicidi sia in patria che nelle principali città degli Stati Uniti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 aprile 2025
Dietro le sbarre di alcuni penitenziari si consuma un silenzio imposto: quello delle voci dei detenuti-redattori censurate con divieti e sospensioni “burocratiche”. Ultimo caso: la chiusura de “La Fenice”. Il 7 gennaio scorso, un comunicato ha annunciato la chiusura de La Fenice, il giornale scritto dai detenuti del carcere di Ivrea. Ma non si tratta di un episodio isolato: quello del carcere piemontese è l’ultimo di una lunga serie di casi che, da Nord a Sud, stanno mettendo a tacere le voci dei detenuti- redattori. Progetti nati per dare spazio a storie scomode e trasformare il carcere da luogo di esclusione a spazio di riscatto vengono spenti con metodi ricorrenti: divieti di firmare gli articoli, censure preventive, espulsioni di volontari, sospensioni mascherate da “questioni burocratiche”.
di Felice Manti
Il Giornale, 8 aprile 2025
Che sia arrivato davvero il momento di svuotare le carceri? Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato un provvedimento di legge per allentare l’emergenza carceraria. Di cosa si tratta? “Stiamo cercando di rimediare nei limiti del possibile in tre direzioni: un terzo dei detenuti sono stranieri e stiamo cercando di contrattare con alcuni paesi l’espiazione della pena nei paesi di origine”, sottolinea Nordio aggiungendo che quanto ai detenuti “tossicodipendenti sono malati da curare e stiamo pensando a una detenzione differenziata e attenuata: stiamo lavorando con le comunità perché ci diano disponibilità di accoglienza”. C’è poi “un 20 per cento di detenuti in attesa di giudizio”, conclude sottolineando che “lavoriamo a una revisione dei criteri per cui si applichi la custodia cautelare”.
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