di Gianfranco Amendola
Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2025
“Non può ritenersi che la richiesta di poter svolgere colloqui con la propria moglie in condizioni di intimità, avanzata dal detenuto ricorrente, costituisca una mera aspettativa, essendo stato affermato che tali colloqui costituiscono una legittima espressione del diritto all’affettività e alla coltivazione dei rapporti familiari, e possono essere negati solo per ‘ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina’, ovvero per il comportamento non corretto dello stesso detenuto o per ragioni giudiziarie, in caso di soggetto ancora imputato”. Lo ha stabilito pochi giorni fa la Cassazione (prima sezione, n. 8/2025) accogliendo il ricorso di un detenuto di Asti contro il provvedimento con cui la casa di reclusione gli aveva negato un colloquio in intimità con la propria moglie, con la motivazione che “la struttura non lo consente”.
di Andrea Pugiotto*
Il Riformista, 18 febbraio 2025
“Noi non abbiamo, ma siamo un corpo” (A. Sofri, “Altri hotel”, 2002, 148). E dal corpo non si scappa, se chiede di vivere una relazione sessuale consensuale con il partner. L’ordinamento penitenziario, silente in materia, è applicato come se ne prevedesse il divieto. L’architrave di tale proibizione è nel principio di sorveglianza continua sulla persona detenuta, tradotto nella regola inderogabile del suo controllo visivo durante i colloqui e le visite dei familiari (art. 18, 2° comma). Dall’impossibilità di sottrarsi a questo panopticon deriva tutto il resto. I corpi reclusi sono inesorabilmente esposti a uno sguardo che li accompagna ovunque, anche durante le azioni fisiologicamente più intime (le porte dei bagni, in carcere, non hanno chiave). È uno sguardo che non conosce intervalli.
di Sabrina Viviani
Il Riformista, 18 febbraio 2025
“Per l’amministrazione penitenziaria sono soltanto fascicoli, morti che camminano”. Della condizione delle persone detenute, dei suicidi, della drammatica situazione di Sollicciano abbiamo parlato con Vincenzo Russo, che è stato per molti anni il Cappellano del carcere di Firenze. Una testimonianza di ferma denuncia ma anche di speranza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 febbraio 2025
Gli azzurri blindano il testo e frenano sulle aperture ipotizzate nei giorni scorsi in vista dell’incontro tra Meloni e l’Anm: nessuna modifica al testo già approvato. “Il Csm unico non avrebbe senso: una volta che le carriere sono separate devono essere separati i Csm anche dal punto di vista delle procedure concorsuali”. Così il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, vice presidente della commissione Giustizia della Camera, ha risposto ad alcune indiscrezioni apparse sabato sul Messaggero secondo le quali la premier Meloni sarebbe pronta a riaprire il dialogo con la nuova Anm di Cesare Parodi escludendo la possibilità di due Csm separati - uno per i giudici, l’altro per i pm - ma lasciando quello attuale diviso però in due sezioni. A questa apertura si erano aggiunte quelle di qualche giorno fa relative al sorteggio; pensiamo, ad esempio, a quanto detto dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami. Ma gli azzurri, che della riforma ne hanno fatto un vero e proprio vessillo, non sono invece disposti a concedere nulla: “Il testo è assolutamente un’ottima sintesi ed è stato votato anche da una parte dell’opposizione, su questo andiamo avanti. Il testo è quello, non ci sono modifiche”, ha ribadito Pittalis.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 18 febbraio 2025
Le parole sconcertanti di Cesare Parodi: due magistrati uccisi per fare recuperare consenso alle toghe in vista dello sciopero del 27 febbraio contro la riforma Nordio e il referendum. Colleghi e Csm non dicono niente? “Quanto ci farebbero comodo in questo periodo due magistrati morti”. A pronunciare queste parole sconcertanti sarebbe stato il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, durante la presentazione di un libro a Torino giovedì scorso. A riportare la frase, mai smentita da Parodi, è stato il quotidiano “La Stampa”. Parodi è intervenuto alla presentazione di un volume dedicato ai magistrati uccisi da mafia o terrorismo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 febbraio 2025
Il capo dell’Anm prova a spiegare quanto volesse dire con le parole “ci farebbero comodo in questo periodo due magistrati morti”. Profondo rammarico e grande amarezza per il fatto che le mie parole siano state travisate, avendo io voluto esprimere un pensiero in generale profondamente diverso. Non ho mai ipotizzato in nessun momento la morte di chicchessia. La magistratura italiana ha già pagato un doloroso tributo a mafia e terrorismo ed è una stagione che oggi è fortunatamente alle spalle, proprio grazie al sacrificio di tanti colleghi che sono la nostra stella polare”: con queste parole affidate al Dubbio il presidente dell’Anm Cesare Parodi prova a placare le polemiche nate dopo la frase pronunciata la scorsa settimana al Circolo dei lettori di Torino (“ci farebbero comodo in questo periodo due magistrati morti”).
di Mimmo Gangemi
Il Dubbio, 18 febbraio 2025
Tommaso, vecchio ubriacone, era una calamità, quando compariva in piazza al rientro dalla cantina dove ogni pomeriggio svuotava una damigiana di vino cerasuolo. Invadeva qualsiasi compagnia, prendeva la parola e non gliela si toglieva più. Argomentava toscaneggiando. Alla fine domandava “hai capito?”, con veemenza, su uno a caso. L’interlocutore, già brillo - se non ubriaco a sua volta, per l’impatto con i fiati da avvinazzato in accompagno a quelle farneticazioni urlate a pochi centimetri dalla sua faccia - pur a volerlo non aveva modo di ribattere, per quello che si rispondeva da sé, sempre con le stesse parole, “se hai capito o non hai capito, è così e basta, perché l’ho detto io”. E tutti a convenirne. Si mettevano a discutere con un ubriaco? A farci lite? Ne avrebbero perso loro.
di Davide Imeneo
avveniredicalabria.it, 18 febbraio 2025
Intervista alla Garante regionale dei diritti dei detenuti Giovanna Russo: “Sanità, sicurezza e giustizia riparativa le priorità per un nuovo umanesimo giuridico”. La dignità umana deve essere al centro del sistema penitenziario, che non può limitarsi alla punizione ma deve offrire reali possibilità di reinserimento. Ne è convinta Giovanna Russo, neo garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Calabria, che racconta in questa intervista le sfide e le priorità del suo mandato.
di Patrizia Pennella
Il Messaggero, 18 febbraio 2025
Alcuni connazionali del ragazzo hanno scatenato la rivolta, sedata a fatica. La protesta è esplosa quando i familiari erano già in fila per le visite. E anche quella è stata una parte di emergenza non semplice da gestire. Una giornata dura, durissima, quella di ieri per la casa circondariale di Pescara, dopo la morte di un giovane detenuto egiziano, che si è ucciso impiccandosi in cella. Ventiquattro anni, con qualche problema di adattamento, a Pescara era arrivato da fuori regione. Di fatto, tutti gli allarmi lanciati dal personale di polizia penitenziaria negli ultimi anni si sono concretizzati ieri: appena si è sparsa la voce della morte del 24enne egiziano, il clima di tensione si è fatto sempre più fitto. La protesta è partita proprio dal nucleo dei connazionali del ragazzo, che hanno iniziato ad appiccare il fuoco ai materassi all’interno delle celle. Si è sprigionato un fumo acre che ha invaso tutta la sezione.
di Francesco Lo Piccolo
vocididentro.it, 18 febbraio 2025
Ventiquattro anni, di origine egiziana, gravi problemi di dipendenza. Si è ucciso ieri mattina impiccandosi in carcere a Pescara. Gesto finale dovuto a malessere e disagio e che ha provocato, come reazione, l’ira di molti detenuti che hanno dato fuoco per protesta a materassi e suppellettili e reso inagibile tutto il primo piano della sezione penale. Giornataccia per il carcere di via San Donato: corridoi e celle si sono subito riempite di fumo nero, acre e tossico proveniente dai materassi che dovrebbero essere ignifughi, ma che in realtà sono semplici strisce di poliuretano dello spessore di pochi centimetri: per risparmiare sui costi e contravvenendo alle norme che prescrivono l’obbligo di utilizzo dei materassi ignifughi certificati per le strutture ricettive con più di 25 posti letto come ad esempio residenze sanitarie, RSA, case famiglia, case di cura, cliniche private, aziende sanitarie, alberghi. Norma che vale anche per le carceri dove invece viene tranquillamente violata.
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