di Massimo De Carolis
Il Manifesto, 4 febbraio 2025
Con buona pace dei nostalgici, l’epoca in cui una nazione come l’Italia poteva imporre il suo interesse sovrano a un paese africano sei volte più grande è passata. I nostri alleati naturali dovrebbero essere le forze che, nei singoli paesi africani, cercano realmente di creare condizioni di vita e di sviluppo più libere ed eque. Al netto degli attacchi alla magistratura, le dichiarazioni del governo e degli opinionisti di destra sul caso Elmasry ruotano intorno a un unico messaggio: rilasciare l’aguzzino libico e riportarlo a casa con tutti gli onori è stato fatto “nell’interesse della nazione”. A quanto pare il messaggio funziona e convince una parte non irrilevante dell’opinione pubblica, invocando due assunti di apparente realismo politico.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 4 febbraio 2025
“Il Governo sapeva, ha chiesto all’Aja riserbo sull’arresto”. Nel comunicato ufficiale, l’Aja ha chiarito che “su richiesta e nel pieno rispetto delle autorità italiane, la Corte si è deliberatamente astenuta dal commentare pubblicamente l’arresto dell’indagato”. In altre parole, sostiene il legale del denunciante, Francesco Romano, il silenzio di Nordio “è stato chiaramente funzionale alla liberazione di Almasri”. “Vittima due volte”, del generale libico Almasri e del governo italiano. Si definisce così Lam Magok Biel Ruei, il cittadino del Sud Sudan che ha denunciato la premier Giorgia Meloni e i ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, per “favoreggiamento” di Najeem Osema Almasri, il generale libico noto come Almasri, arrestato a Torino il 19 gennaio, rilasciato 48 ore dopo e subito accompagnato a in Libia con un volo di Stato per ragioni che il governo non ha ancora chiarito. E’ la seconda denuncia che viene presentata alla Procura di Roma, dopo quella dell’avvocato ed ex sottosegretario Luigi Li Gotti per favoreggiamento e peculato, che viene presentata alla Procura di Roma. Stavolta a firmarla è chi ha subito in prima persona i crimini di guerra e contro l’umanità di cui Almasri è accusato, e testimoniato di fronte alla Corte penale internazionale quanto accadeva nel carcere di Mitiga, a Tripoli.
di Federico Capurso
La Stampa, 4 febbraio 2025
Il centrosinistra prometteva battaglia sul caso Almasri. E così eccoli sfilare alla Camera, tutti insieme, il presidente dei Cinque stelle Giuseppe Conte, il co-leader di Avs Nicola Fratoianni, la capogruppo Pd Chiara Braga, i deputati Roberto Giachetti per Italia viva, Benedetto Della Vedova di +Europa, Valentina Grippo con Azione: tutti decisi a chiedere a Giorgia Meloni di riferire in Aula. Sono ancora furibondi per l’escamotage attraverso il quale la premier ha evitato di spiegare in Parlamento il pasticcio combinato sul caso di Osama Almasri, il criminale libico prima arrestato e poi rimpatriato su un aereo di Stato con tante scuse: dopo la comunicazione a Meloni e ai suoi ministri, Nordio e Piantedosi, di essere indagati per il caso Almasri (un atto dovuto), la premier ha fatto annullare l’informativa. Per le proteste delle opposizioni e la loro minaccia di Aventino, mercoledì scorso, si erano quindi dovuti chiudere in anticipo i lavori in Aula. Settimana corta. Alla riapertura, però, c’è un clima da settimana bianca.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 febbraio 2025
Per un caso relativo al Cpr di Macomer la Cassazione solleva un quesito sulla lesione del diritto di difesa. Le “procedure accelerate” d’asilo finiscono alla Corte costituzionale. La Cassazione ha sollevato una questione di legittimità sulla lesione del diritto di difesa nel momento in cui il richiedente asilo ricorre in terzo grado contro la convalida del trattenimento. Il problema rilevato è che la legge di conversione del dl flussi, la 187 del dicembre 2024, non disciplina precisamente le tempistiche di quel contraddittorio rischiando di creare discriminazioni. Si tratta di un aspetto molto tecnico, ma è comunque la prima volta che viene interrogata la Consulta sull’effettività della difesa, art. 24 della Carta, nell’ambito degli iter speciali per la protezione. Non c’è un effetto diretto sulle cause analoghe, pendenti o future, ma ora le sospensioni sono dietro l’angolo.
di Davide Vari
Il Dubbio, 4 febbraio 2025
L’obiettivo, secondo i rumors parlamentari, sarebbe evitare il “trasloco” dei giudici delle sezioni specializzate. Migranti e caso Almasri al centro dello scontro con le opposizioni e le toghe. Si prepara la battaglia, nelle aule parlamentari e in quelle di giustizia, sul caso Almasri e sulla questione dei migranti in Albania. Sono i due fronti che, anche nei prossimi giorni, resteranno con ogni probabilità al centro del dibattito politico tra maggioranza e opposizione, alimentando inoltre lo scontro tra governo e magistratura.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 4 febbraio 2025
L’ex ministra: “Per i rimpatri ci sono vincoli precisi, esaminare caso per caso”. Per Luciana Lamorgese non ha tutti i torti Giorgia Meloni quando parla di “modello Albania”, quando assicura che il trasferimento dei migranti dall’altra parte dell’Adriatico viene guardato con molta attenzione a Bruxelles. “L’esternalizzazione della gestione dei migranti è già prevista nel nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, altri Paesi puntano in questa direzione - spiega l’ex ministra dell’Interno - poi è chiaro che molto dipende da come la fai. Perché non è praticabile sempre e per tutti e deve, in ogni caso, garantire il rispetto dei diritti dei migranti”.
di Maurizio Delli Santi
Avvenire, 4 febbraio 2025
Gli ottant’anni della carta dell’Onu occasione per una riforma dell’organismo, ancorato al modello decisionale del 1945 quando ne facevano parte 51 nazioni. Oggi sono 193. Non può essere più esplicito, papa Francesco, avendolo ripetuto così tante volte: “Siamo vicini a una guerra mondiale, i governanti sappiano assumersi la responsabilità e l’onere della pace”. Il contesto attuale è inquadrato nel parallelismo con gli anni Venti e Trenta dello scorso secolo: la crisi delle idee liberali e democratiche, cui aveva dato un contributo il pensiero cristiano democratico di don Luigi Sturzo, segnò quel primo Novecento in cui si è ceduto ai nazionalismi e ai totalitarismi. Fu il tempo dell’appeasement irresponsabile dell’Europa di fronte alle pretese di Hitler: ne derivò la catastrofe della Seconda guerra mondiale. Solo alla fine del conflitto le potenze vincitrici superarono i divari ideologici per compiere una svolta epocale: iniziò il percorso che avrebbe portato alla Carta delle Nazioni Unite (26 giugno 1945), al Tribunale di Norimberga (1945-196), alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (1948), e alle Convenzioni di Ginevra sulla protezione dei feriti, dei malati, dei naufraghi, dei prigionieri di guerra e della popolazione civile (12 agosto 1949).
ansa.it, 4 febbraio 2025
Un ufficiale messicano addetto all’immigrazione spiega ai migranti che il permesso di attraversare il Messico per raggiungere il confine tra Stati Uniti e Messico è stato sospeso. Il presidente salvadoregno Bukele si è detto pronto ad accettare detenuti nelle prigioni sul suo territorio in cambio di indennizzi. Ma il Dipartimento di Stato per primo denuncia le condizioni inumane delle carceri del Paese.
di Lorenzo Castellani
Il Domani, 3 febbraio 2025
Per la premier l’indagine aperta dalla procura di Roma è un’occasione da cavalcare, dato che una fetta consistente degli italiani pensa che la magistratura sia politicizzata. Lo scontro con le toghe però carica di maggior peso politico la riforma della separazione delle carriere. Giorgia Meloni è una politica abile e sa cavalcare le occasioni. Non v’è dubbio che la magistratura, pur nell’esercizio legittimo dei suoi uffici, abbia ripetutamente offerto negli ultimi mesi delle occasioni alla premier per eccitare il suo elettorato nella crociata contro la magistratura. Quest’ultima è una istituzione che ha vissuto anni di crisi sul piano della legittimazione pubblica a casa della politicizzazione interna.
di Pier Luigi Portaluri
Il Foglio, 3 febbraio 2025
L’attivismo giudiziario tra interpretazioni espansive della legge e crisi della sovranità parlamentare. La questione vera - la montagna che si vede sullo sfondo, neanche molto lontana - consiste nel tipo di stato di diritto che vogliamo per l’Italia del XXI secolo, visto nell’ottica della separazione dei poteri e - più in particolare - del judicial lawmaking: cioè dei limiti al potere dei giudici di creare diritto andando oltre, o addirittura contro, la legge. Siamo, inutile nasconderlo, su di un piano inclinato. In crisi è l’idea stessa di Costituzione e di legalità, entrambe stravolte da un uso ipocrita e strumentale: ridotte al ruolo di santini, di immaginette sacre brandite per coprire disinvolture interpretative a fini politici e di potere, nobili o meno che siano.
- La separazione delle carriere da sola non basta
- Ipocrisia dell’atto dovuto e del caso complesso. La questione Almasri
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