di Giancarlo Visitilli
Corriere del Mezzogiorno, 31 gennaio 2025
Che fatica essere educatori credibili, insegnare, nonostante tutto, a credere nella giustizia, essere onesti e impegnarsi per diventare cittadini migliori. Ma c’è il rischio di essere in-credibili: se i ragazzi e le ragazze non credono più che la politica sia una cosa bella e sana, se “non ci credo nella giustizia italiana” o “io so che non sarà la scuola ad aiutarmi a realizzarmi”, questo è causa del discredito quotidiano da parte di chi la scuola, la giustizia, la politica, la Costituzione dovrebbe difenderle. Dovremmo smettere di leggere il quotidiano con gli studenti, di occuparci di ciò che accade e piuttosto fare la scuola come piace a molti: lezioni frontali che non parlano alle nostre vite? Si può insegnare Diritto, Educazione civica, Storia, senza fare riferimento allo scempio di questi giorni nel nostro paese fra Stato e magistratura? Si può fare letteratura, scienza, matematica e non mostrare i duecentomila esseri umani che, tornando a casa, dopo un’inutile strage, non trovano le loro case e parenti? C’entra questo con l’antifascismo e con la Carta dei Diritti universali dell’Uomo? Se la scuola evita, i futuri italiani continueranno a evitare di votare, di agire con giustizia ma soprattutto eviteranno l’indignazione per la mancanza di diritti. A scuola si dovrebbe recuperare il credibile, in un mondo e in un quotidiano che non lo sono più.
di Lorenzo d’Avack
Il Dubbio, 31 gennaio 2025
Ci sono malati che le considerano contrarie alla propria dignità e preferiscono intraprendere un percorso di fine vita, ma la scelta non può mai essere obbligata da uno stato di sofferenza. La Corte costituzionale con sentenza n. 242/2019, aiuto al suicidio medicalizzato, ricorda che fra le possibilità previste nei trattamenti sanitari a favore di un paziente vi debbano essere le cure palliative e fra queste la possibilità della sedazione profonda. Cure palliative finalizzate a migliorare la qualità della vita sia del paziente che della sua famiglia, considerati come unica entità di cura. Scrive la Corte che è necessario offrire sempre alla persona concrete possibilità di accedere a cure palliative, anche diverse dalla sedazione, di modo che siano “un prerequisito della scelta, in seguito, di qualsiasi percorso alternativo da parte del paziente”. Sebbene le cure palliative siano oggi previste nelle strutture sanitarie, può essere opportuno ricordare che già in passato si ricorreva a questi trattamenti sanitari soprattutto per consentire al paziente di non dover affrontare dolori insopportabili.
di Francesco Strazzari
Il Manifesto, 31 gennaio 2025
Difficile trovare un Paese in cui a sparare sull’immigrazione non si guadagnino voti. La nostra “premier forte” lo è con i disperati, non con trafficanti e torturatori. “Io non sono ricattabile”, concluse la “premier forte”, mentre i corifei del governo, disseminati nei talk show, invocavano la ragion di stato a giustificare la scarcerazione e il comodo volo per Tripoli di chi a Tripoli ha conquistato la fama di torturatore-in-capo. La grande realpolitik degradata ad impunità per i seviziatori. A nessuno sfugge quanto gravi siano le accuse e le testimonianze, né l’ampiezza degli affari del capomilizia in questione. Evocato il sacrificio delle procedure sull’altare della sicurezza nazionale, ecco gli stessi commentatori invocare garantismo e presunzione di innocenza. La macchina della tortura in Libia continua macinare corpi, mentre Meloni che doveva dar la caccia ai trafficanti per tutto l’orbe terracqueo denuncia i giudici internazionali e quelli domestici. Rinchiudiamo i disperati incappati nelle reti e caliamo silenzi sui pesci grossi capitati a tiro.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 31 gennaio 2025
Sono state tutte respinte, come nei round precedenti, le richieste d’asilo dei 43 migranti rinchiusi a Gjader. Unica eccezione quella di un uomo ritenuto vulnerabile mercoledì e trasferito in Italia. La Commissione territoriale per l’asilo, in modalità express, ha dichiarato le domande di protezione “manifestamente infondate”. “La Commissione opera chiaramente in continuità con la manifesta volontà dell’esecutivo di respingere i richiedenti asilo, in spregio al diritto internazionale, europeo e costituzionale”, attacca il Tavolo immigrazione e asilo (Tai), che monitora i centri d’oltre Adriatico. “Le persone non hanno potuto farsi assistere da un legale né sono state messe in grado di prepararsi per le audizioni con adeguata informazione legale”, afferma il Tai. In ogni caso si dovranno attendere le decisioni sui trattenimenti che prenderà oggi la Corte d’appello di Roma: se negative i richiedenti saranno liberati, in caso contrario il governo dovrà spiegare come intende procedere, ricorsi permettendo, ai rimpatri dall’Albania entro quattro settimane.
di Domenico A. De Rossi
Il Riformista, 31 gennaio 2025
Il caso dell’espulsione del generale Almasri dall’Italia offre l’occasione per riflettere in parte anche sulla crisi libica, determinata dall’aggressione bellica e dalla questione migratoria. La mia esperienza come architetto, richiesto nei primi anni Duemila dal Governo di Tripoli in un progetto ONU per la realizzazione di nuove carceri, mi ha permesso di approfondire le dinamiche del Paese. Nel 2003 dopo la riconversione politica di Gheddafi, le Nazioni Unite affidarono alla Libia la presidenza della Commissione per i Diritti Umani. Tra i primi atti del governo ci fu quello di creare un piano organico per le carceri a norma dei Diritti umani. La Libia ha caratteristiche territoriali particolari da rammentare: a nord ha una lunga costa che si affaccia sul Mediterraneo, mentre i suoi confini terrestri ad ovest, sud ed est sommano in totale oltre 3800 km, la distanza lineare tra Londra e Mosca. Un territorio difficile da controllare lungo tutte le frontiere che lo dividono dagli altri stati. Di fatto è un crocevia di migrazioni.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 30 gennaio 2025
Rinvio di almeno due settimane. Il ministro Ciriani: non c’è il clima bipartisan. Lo stallo sul nome di FI. Slitta ancora, “almeno di due settimane”, l’elezione dei quattro giudici mancanti alla Corte Costituzionale. Un effetto collaterale del caso Almasri che infiamma i rapporti tra maggioranza e opposizione. Ma non solo. “Il clima non mi pare che sia di quelli che consentono un voto bipartisan”, ha dichiarato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che ne detiene il termometro, fornendo la motivazione ufficiale di un ennesimo rinvio certamente non auspicato dal Quirinale. Ma molti, a microfoni spenti, ieri dicevano che il motivo del rinvio è che non ci sono ancora i nomi sul tavolo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 gennaio 2025
Partito ieri mattina in commissione Affari costituzionali del Senato l’esame della riforma per la separazione delle carriere approvata dalla Camera nella prima delle quattro letture richieste. Il relatore, il presidente meloniano della stessa commissione, Alberto Balboni, ha fatto la relazione illustrativa sul ddl costituzionale. Si è deciso anche che entro mercoledì 5 febbraio alle 12 potranno essere presentate le richieste di audizioni: 25 da parte delle opposizioni e altrettante della maggioranza. Poi si deciderà il termine per la presentazione degli emendamenti.
di Simona Musco
Il Dubbio, 30 gennaio 2025
Il procuratore di Roma era obbligato a inviare al Tribunale dei Ministri l’esposto contro Meloni e i suoi ministri, o aveva la libertà di “cestinarlo”? Azzariti: “Lo Voi ha rispettato la legge”. L’Ucpi: “Nessun automatismo”. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi era obbligato a inviare al Tribunale dei Ministri l’esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i suoi ministri? O aveva libertà d’azione e, dunque, anche quella di cestinare l’esposto, se ritenuto infondato, lasciando la questione al solo piano politico? “Il procuratore non poteva fare nulla se non quello che ha fatto, in conformità all’articolo 6 della Legge Costituzionale del 16/1/1989”, spiega al Dubbio Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza de “La Sapienza”.
di Angela Stella
L’Unità, 30 gennaio 2025
Il Procuratore di Roma era obbligato ad aprire l’indagine? Avrebbe potuto farlo anche senza la denuncia di Li Gotti? C’è stato peculato e favoreggiamento? C’è stata la violazione degli accordi con l’Aja? L’indagine che coinvolge la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Sottosegretario Alfredo Mantovano, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio e il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per favoreggiamento e peculato in relazione al rimpatrio del comandante libico Osama Najim (Almasri) rappresenta un problema politico e giuridico, sul piano nazionale ed internazionale. Tra le diverse questioni che si stanno affrontando ce ne sono due che cerchiamo qui di affrontare: si poteva procedere contro i quattro, a prescindere dall’esposto dell’avvocato Li Gotti? E l’iscrizione nel registro degli indagati da parte di Voi è un atto dovuto?
di Gian Domenico Caiazza*
Il Foglio, 30 gennaio 2025
Voglio essere molto chiaro: reputo la scelta politica del ministro Nordio e del governo Meloni di non dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di una persona accusata di crimini contro l’umanità e di nefandezze di ogni genere e specie, gravissima nel merito, e addirittura penosa nelle modalità della sua adozione. Lontana anni luce, per capirci, dalla drammatica e superba rivendicazione di sovranità politica di un Bettino Craxi a Sigonella. Qui siamo al “non lo so, non c’ero, e se c’ero dormivo”. Addirittura, la Presidente Meloni nel suo messaggio video lamenta che la Cpi non avrebbe avvertito il ministro Nordio, alludendo forse - provo a immaginare - al mancato invio di una letterina su carta intestata, o forse a una pec, chissà. Il quale Nordio, invece, è stato formalmente informato subito dalla Digos il 19 gennaio, e dalla Procura generale di Roma nuovamente il 20. Ma lui a quanto ci viene detto studiava le carte, mentre Piantedosi approntava l’aereo di Stato per mettere al sicuro il nostro Paese (!) dal pericoloso criminale, riportandolo bel bello a casetta sua. Saremmo alle comiche, se la vicenda non fosse tragica. Questo arresto ci sarebbe costato troppo politicamente, visti gli accordi con la Libia in tema di immigrazione? Beh, si abbia il coraggio e la dignità di dirlo e di rivendicarlo, allora.
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