di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 gennaio 2025
La condizione lavorativa del personale penitenziario, dagli agenti di polizia penitenziaria ai funzionari giuridico- pedagogici, è caratterizzata da un profondo squilibrio. Secondo un’accurata analisi di Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino, la carenza di personale e, soprattutto, la marcata disomogeneità tra le diverse carceri costituiscono un problema strutturale che incide negativamente sia sulle condizioni lavorative degli operatori sia sui percorsi di reinserimento sociale dei detenuti. Nel suo documento analitico, Nessuno Tocchi Caino evidenzia la particolare complessità del lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria, sottolineando come questi operatori siano sottoposti a condizioni lavorative caratterizzate da elevati livelli di stress e frequenti situazioni di pericolo.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 17 gennaio 2025
Se Giorgia Meloni togliesse il veto (staccandosi da Salvini) farebbe un passo notevolissimo (molto più importante dell’eventuale rimozione della fiamma dal simbolo del suo partito…). Dal giorno nel quale il governo Meloni si è insediato sono stati pubblicati (se non ho sbagliato i calcoli) circa 700 numeri dell’Unità. Credo che in ciascuno di questi numeri ci siano state delle critiche (meritatissime) al governo Meloni. E mi pare che in nessuno di questi numeri siano stati pubblicati complimenti. Oggi andiamo controcorrente. L’arrivo del voto a favore della separazione delle carriere merita un applauso. La Camera ha approvato la legge di riforma costituzionale che stabilisce che Pm e giudici non saranno più colleghi. Questo vuol dire che il rappresentante dell’accusa non sarà più inquadrato nella stessa casella, e nello stesso ufficio, dove sta il giudice che dovrà poi decidere se dare ragione all’accusa o alla difesa.
di Daniel Lumera
Corriere della Sera, 17 gennaio 2025
Nel nostro Paese ci sono all’incirca 62.000 detenuti per 48.000 posti realmente disponibili. Un sovraffollamento che ci pone ai vertici delle statistiche europee e che crea situazioni incompatibili con la dignità umana. È più folle l’idea di abolire le carceri, così come sono, o quella di continuare a fare quanto stiamo facendo? “Facciamoli marcire lì dentro. Si meritano questo e anche peggio. Gettiamo via le chiavi”. Uno dei modi di pensare più inconsapevole e controproducente che conosca. Ma vi assicuro che la mia non è una posizione ideologica. E vi spiego perché. Partiamo da due dati oggettivi: il costo del sistema carcerario e la sua (mancata) efficacia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 gennaio 2025
L’ufficio tecnico del ministero di Giustizia lavora alacremente in queste ore all’emendamento correttivo del Ddl Sicurezza - almeno sui punti indicati dal Quirinale come irricevibili - che dovrebbe essere varato la prossima settimana dal Consiglio dei ministri. In quell’occasione sul tavolo del governo dovrebbe arrivare anche la bozza del provvedimento a tutela delle forze dell’ordine, indagate durante l’esercizio delle proprie funzioni, che i giuristi di Via Arenula stanno preparando con grande sforzo di fantasia. Vietato chiamarlo “scudo penale”, però, perché sia il ministro della Giustizia Carlo Nordio, da parte del governo, sia Fratelli d’Italia che si è accreditato come partito promotore dell’iniziativa (parola del capogruppo dei deputati Galeazzo Bignami), malgrado non si sappia ancora quale forma prenderà il provvedimento (ddl parlamentare, ddl governativo o decreto legge?) negano di aver mai pensato a una sorta di impunità per polizia e carabinieri.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2025
Nordio: “Giornata storica ma percorso ancora complesso con un esito finale che secondo me spetterà al popolo con il referendum”. La Camera ha approvato, in prima deliberazione, con 174 voti a favore, 92 voti contrari e 5 astenuti la cd. “separazione delle carriere”, il disegno di legge costituzionale: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” (C. 1917). Il provvedimento passa ora al Senato. È il primo dei passaggi parlamentari necessari per l’ok al disegno di legge costituzionale. Si modifica, infatti, il titolo IV della Costituzione con l’obiettivo di separare le carriere dei magistrati requirenti e giudicanti. A tal fine, vengono previsti due Csm: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente. Ulteriori novità sono i componenti dei Csm estratti a sorte e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. In Aula durante il voto il ministro Carlo Nordio.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 17 gennaio 2025
Via libera della Camera alla riforma costituzionale della magistratura. La maggioranza (incluso il ministro) festeggia. L’Associazione nazionale magistrati annuncia battaglia. Incassato il primo, storico, via libera della Camera alla riforma costituzionale della magistratura, che include la separazione delle carriere tra pm e giudici, interpellato dal Foglio il Guardasigilli Carlo Nordio non nasconde la sua soddisfazione: “Tutto ciò che è contenuto nella riforma è stato da me scritto per la prima volta in un libro nel 1997. Aggiungo un aneddoto. All’epoca il libro venne presentato in un incontro con un autorevole magistrato, Piero Vigna, e uno storico esponente del Partito comunista, Emanuele Macaluso, entrambi in gran parte d’accordo con le mie proposte”. “Parliamo di Macaluso eh…”, ripete il ministro, come a evidenziare il paradosso del “no” del centrosinistra alla riforma. Il testo di riforma costituzionale ha ottenuto oggi alla Camera 174 voti a favore, 92 voti contrari e 5 astenuti. Compatta la maggioranza. Hanno votato a favore anche Azione e Più Europa. Contrari Pd, M5s e Avs, mentre Italia viva si è astenuta. Vista l’importanza dell’evento, il ministro Nordio ha voluto essere presente alla Camera, intervenendo anche durante la discussione per smentire gli ennesimi allarmi sull’indipendenza dei pubblici ministeri.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 17 gennaio 2025
Nuovo Csm e carriere separate. La riforma Nordio rafforza la terzietà della magistratura e non indebolisce la democrazia. Lo dice la logica e pure alcuni campioni della sinistra. Per chiunque abbia a cuore la necessità montesquieuiana di riequilibrare lo squilibrio che esiste in Italia tra potere giudiziario e potere legislativo e per chiunque abbia a cuore la necessità di combattere la deriva di un paese che negli anni ha scelto in modo pericoloso di lasciare spazio a una democrazia fondata sempre meno sul lavoro e sempre più sullo strapotere della repubblica delle procure, la notizia arrivata ieri è semplicemente entusiasmante: in Parlamento, come sapete, i deputati della maggioranza, e qualcuno dell’opposizione, hanno finalmente approvato in prima lettura la riforma della giustizia, con annessa separazione delle carriere, sorteggio del Csm, istituzione dell’alta Corte disciplinare.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 17 gennaio 2025
Il ministro della Giustizia: “I magistrati finora erano indipendenti dalla politica, ma non da se stessi e dalle correnti. Ho voluto recidere questo vincolo”. Il primo sì alla separazione delle carriere lo ha portato a casa. La maggioranza festeggia, l’Anm protesta.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 17 gennaio 2025
Giuseppe Santalucia, presidente dell’Anm, la riforma della giustizia avanza con una certa velocità. La Camera ha detto molto velocemente il suo primo sì e la strada sembra ormai spianata. “È una cosa che mi colpisce molto. C’è stata una blindatura del testo che definirei anomala e, di fatto, non è stata consentita alcuna discussione. Spero che in futuro ci sia tempo per farla, soprattutto quando si entrerà nella fase referendaria: lì non ci tireremo indietro e saremo protagonisti della discussione”.
di Giulia Merlo
Il Manifesto, 17 gennaio 2025
Il leader delle toghe conservatrici: “La riforma della giustizia è ipocrita e punitiva”. Il ddl Sicurezza introduce nuovi reati, ma “non è un metodo per risolvere i problemi”. “Fortemente discutibili dal punto di vista tecnico” è la valutazione di Claudio Galoppi, segretario nazionale del gruppo conservatore di Magistratura indipendente e giudice della corte d’appello di Milano. I toni sono pacati, ma la posizione è netta su tutte le riforme in discussione in questo momento, dall’ipotesi di scudo penale fino alla separazione delle carriere, che giovedì 16 gennaio è stata approvata dalla Camera in prima lettura e che il governo punta ad approvare entro il 2026.
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