laprovinciakr.it, 14 gennaio 2025
Federico Ferraro ha presentato il report sul mondo carcerario durante una conferenza stampa tenuta nella sala giunta del Comune. Sono stati anni intensi, dal 2018 ad oggi, quelli vissuti dal Garante comunale dei diritti dei detenuti, Federico Ferraro, che questa mattina nella Sala giunta ha presentato a conclusione del suo incarico, nel corso di una conferenza stampa, il report finale delle attività svolte. Alla conferenza hanno partecipato il sindaco Vincenzo Voce, l’assessore all’Ambiente Angela Maria De Renzo, l’assessore alla Cultura Nicola Corigliano e la presidente della III Commissione consiliare Antonella Passalacqua. Il sindaco ha ringraziato l’avvocato Ferraro per il lavoro svolto: “Il suo operato si è distinto per elevata professionalità e competenza sul campo non disgiunto da profonda sensibilità umana. Ha mostrato attenzione su numerosi temi con particolare riguardo alle libertà fondamentali e ai diritti umani”.
chietitoday.it, 14 gennaio 2025
Firmata oggi, 13 gennaio 2025, in municipio la convenzione tra Comune di Lanciano, che confinanzia il progetto, e la direzione del carcere. I detenuti coinvolti apprenderanno come gestire una biblioteca e catalogare libri. Creare un ponte tra dentro e fuori il carcere attraverso la cultura. È questo lo scopo della convenzione stipulata tra il Comune di Lanciano e la direzione della casa circondariale di Villa Stanazzo. La firma c’è stata questa mattina, 13 gennaio, nella sala giunta del municipio, tra il sindaco Filippo Paolini e il direttore del carcere, Mario Silla. Il progetto, già avviato in passato (2016-2020), fu interrotto a causa del Covid. In questi anni è rimasto chiuso nel cassetto e adesso, per iniziativa del vicesindaco e assessore alla cultura Danilo Ranieri e della dirigente Giovanna Sabbarese, può ripartire all’interno del supercarcere di Villa Stanazzo.
agensir.it, 14 gennaio 2025
Ogni anno a Cremona, in occasione dell’anniversario della nascita di don Primo Mazzolari (13 gennaio 1890), viene offerta un’occasione di riflessione culturale su una delle tematiche che hanno caratterizzato la vita e il messaggio del parroco di Bozzolo, di cui è in corso la causa di beatificazione. Quest’anno - informa la Fondazione Mazzolari - l’appuntamento sarà sabato 18 gennaio e incentrato sul tema del carcere e della giustizia. Verrà presentato il libro “Oltre le sbarre, il fratello”, curato da don Bruno Bignami e don Umberto Zanaboni, rispettivamente postulatore e vicepostulatore della causa di beatificazione e pubblicato grazie al contributo della cooperativa “A Passo d’uomo” e della Fondazione Cariplo.
di Giampiero Marras
L’Unione Sarda, 14 gennaio 2025
Al Dipartimento di Giurisprudenza di Sassari una lezione aperta a tutti. “Questa canzone è del 1961. È la prima che ho scritto (da solo) e mi ha salvato la pelle; se non l’avessi scritta, probabilmente, invece di diventare un discreto cantautore, sarei diventato un pessimo penalista”. Lo ha ricordato Fabrizio De Andrè citando “La ballata del Miché”. Sarà uno dei brani del Faber sul quale si discuterà venerdì 24 gennaio alle 15 nell’Aula Mossa del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Sassari. La lezione è aperta a tutti, non solo agli studenti, e conclude il corso di Diritto Penale 2024-25.
ansa.it, 14 gennaio 2025
Concorso di scrittura riservato agli istituti penitenziari. Ruggiero, ospite nella Casa circondariale di Palmi (Reggio Calabria), si è aggiudicato l’ottava edizione del concorso nazionale di scrittura ‘Scrittidicuore’ che ha coinvolto gli istituti carcerari di tutt’Italia. L’iniziativa è ideata e promossa dal Comune di Campobasso e dall’Unione lettori italiani (Uli) nell’ambito di “Ti racconto un libro”, laboratorio permanente sulla lettura e sulla narrazione. Un testo in cui l’autore si rivolge a se stesso cercando di ricucire legami tra il passato e il presente, tra il dentro e il fuori, in un contesto in cui la percezione dei sentimenti si trasforma radicalmente.
di Luca Mazza
Avvenire, 14 gennaio 2025
Già l’incipit dice molto. Perché l’ha chiesto “per favore”. E non l’ha chiesto per sé o per la sua famiglia in lutto, ma in nome del figlio Ramy, morto all’alba del 24 novembre a Milano, dopo un lungo inseguimento con i Carabinieri e in circostanze ancora da accertare dalla magistratura. Con un appello articolato e rivolto a tutti quei manifestanti scesi in piazza negli ultimi giorni, Yehia Elgaml, 61 anni, cittadino egiziano che vive in Italia da quasi vent’anni, ha lanciato una serie di messaggi impeccabili. In primis, con la voce rotta dal dolore più crudele che possa capitare a un genitore, quest’uomo ha invitato tutti coloro che scelgono di onorare la memoria di suo figlio a farlo in modo pacifico e costruttivo.
di Emanuela Del Frate
Il Domani, 14 gennaio 2025
La morte del ragazzo dopo un inseguimento con i carabinieri ha scatenato violenze. Ai cortei non solo facinorosi, ma anche universitari e giovani di terza generazione. Sono delle piazze frastagliate e multiformi quelle in cui si è accesa la protesta nella serata di sabato 11 gennaio. A un mese e mezzo dalla morte del 19enne milanese Ramy Elgaml arrivata dopo un inseguimento dei carabinieri allo scooter in cui si trovava insieme a Fares Bouzidi. Proteste che sono sfociate in momenti di tensione, con cariche della polizia, a Roma e in ore di guerriglia tra le strade di Bologna.
di Angela Napoletano
Avvenire, 14 gennaio 2025
La tedesca iraniana Taghavi, 71 anni, è stata rilasciata dopo 1.500 giorni nel carcere di Teheran. Con il ritorno di Cecilia Sala sale la pressione di Germania e Francia per liberare i connazionali. “Le forze ci stanno venendo meno, fate presto”. È l’appello (disperato) di Olivier Grondeau, 34 anni, uno dei tre francesi detenuti nel carcere iraniano di Evin. Lo ha rilanciato, oggi, il canale France Inter condividendo con il pubblico il passaggio di una telefonata alla famiglia risalente al 19 dicembre, lo stesso giorno in cui fu arrestata Cecilia Sala. Perché farlo uscire adesso? L’idea che circola Oltralpe è che le trattative tra Parigi e Teheran possano calcare la via verso la libertà aperta dalla giornalista italiana. A lubrificare con l’ottimismo la macchina della diplomazia c’è anche il ritorno a casa, a Berlino, della tedesca iraniana Nahid Taghavi, rilasciata dal regime iraniano, domenica, dopo 1500 giorni di detenzione.
agenzianova.com, 14 gennaio 2025
Nuove immagini scioccanti, pubblicate sui social media della Libia, documentano brutali episodi di tortura nel carcere di Garnada, situato a circa 200 chilometri a nord-est di Bengasi. Questo carcere di massima sicurezza, gestito dal 2015 dalle forze speciali del generale Khalifa Haftar, è tristemente noto per gli abusi sistematici inflitti ai detenuti, inclusi pestaggi e trattamenti inumani che spesso sfociano nella morte. I video trapelati mostrano detenuti picchiati violentemente con bastoni, fruste e a mani nude da uomini in uniforme militare. In uno di questi filmati, un uomo vestito solo con indumenti intimi viene frustato in un corridoio, mentre un sessantenne viene colpito ripetutamente con un bastone fino a cadere a terra. Un altro video, che “Agenzia Nova” ha scelto di pubblicare oscurando i volti dei detenuti e apportando alcuni tagli per tutelarne la dignità, mostra un gruppo di prigionieri ammassati all’interno delle celle del carcere, con le mani intrecciate sopra la testa. Due aguzzini li minacciano apertamente di ulteriori torture. Tra i detenuti spicca una persona che implora pietà, con una mano visibilmente fasciata e presumibilmente fratturata, evidenza concreta delle brutali pratiche di tortura sistematica.
di Giuseppe Gagliano
notiziegeopolitiche.net, 14 gennaio 2025
Quando si parla di diritti umani, spesso l’indignazione globale si accende solo a tragedia avvenuta. Ma ciò che sta accadendo nelle celle di Bangkok dovrebbe scuotere le coscienze ben prima che sia troppo tardi. Una lettera disperata, ottenuta dall’Associated Press, svela il dramma di 43 uomini uiguri, una minoranza etnica di origine turco-musulmana perseguitata in Cina, che temono un’imminente deportazione verso un destino di torture, prigionia e forse di morte. “Potremmo essere imprigionati e potremmo anche perdere la vita. Facciamo appello urgente a tutte le organizzazioni internazionali e ai paesi che si occupano dei diritti umani affinché intervengano immediatamente per salvarci da questo tragico destino prima che sia troppo tardi”.
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