di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 11 gennaio 2025
Chi si è stupito o ha considerato un gesto “eccezionale” quello con cui Papa Francesco ha aperto la seconda Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia - dopo quella della Basilica di San Pietro - probabilmente segue superficialmente il suo pontificato. Era il 28 marzo 2013, giovedì della Settimana Santa, quando Bergoglio, 15 giorni dopo la sua elezione, decise che avrebbe lavato i piedi ai giovani detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo. Era la sua prima uscita dal Vaticano. Di lì in poi non c’è stato viaggio apostolico in cui Francesco non abbia programmato una tappa in un carcere o un incontro con i reclusi. Anche a Torino, durante la sua visita il 21 giugno 2015, chiese a mons. Cesare Nosiglia di mangiare in Arcivescovado con un gruppo di ragazzi ristretti al “Ferrante Aporti”.
di Alessandro Giovannelli
L’Unità, 11 gennaio 2025
Chi voglia parlare oggi di MAP, l’acronimo col quale si indica la messa alla prova, ovvero quell’istituto di giustizia di comunità introdotto da ormai 10 anni, che prevede la sospensione del processo e lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, deve necessariamente assolvere ad una precisa responsabilità. Innanzitutto, deve informare. E qui sta il primo discrimine: in certi campi, informare non può essere un atto “neutro”. Mai. Al contrario, informare è un atto politico e sottende una presa di posizione. Vedremo più avanti quale.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 11 gennaio 2025
Dal 1948, con la Dichiarazione universale dei diritti umani da parte della Assemblea generale delle Nazioni Unite, che il riconoscimento e la rivendicazione dei diritti umani hanno cambiato natura. I diritti umani sono infatti entrati nell’area del diritto internazionale, da cui erano stati a lungo esclusi perché ritenuti far parte del dominio riservato degli Stati. Il Bill of Rights inglese (1689), quello americano (1791) e la francese Dichiarazione dei diritti dell’uomo del cittadino (1789) ne hanno fornito il primo, essenziale elenco. Ma si è sempre trattato di testi di portata costituzionale interna: esplicitata dall’uso inglese di indicarli come “i diritti degli inglesi”.
di Innocenzo Cipolletta
Il Domani, 11 gennaio 2025
La via diplomatica può avere molte possibilità di successo se veramente c’è la volontà politica di porre fine alla guerra e di avviare un’era di disarmo multilaterale, per riprendere la strada della salvaguardia del pianeta e dell’umanità. Una strada che richiede effettivamente molte risorse, ma che porta alla salvezza dell’umanità e non alla sua distruzione. “La crescita della spesa in armamenti, innescata nel mondo dall’aggressione della Russia all’Ucraina - che costringe anche noi a provvedere alla nostra difesa - ha toccato quest’anno la cifra record di 2.443 miliardi di dollari. Otto volte di più di quanto stanziato alla recente Cop29, a Baku, per contrastare il cambiamento climatico, esigenza, questa, vitale per l’umanità. Una sconfortante sproporzione”.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 11 gennaio 2025
Dopo l’arresto di Cecilia Sala in Iran emergono i numeri dei cronisti detenuti in tutto il mondo: 553 nel 2024, 86 le donne, con la Cina in testa ai Paesi che più reprimono l’informazione. Nel 2024 sono risultati 553 giornalisti imprigionati, secondo i dati forniti da Reporter Senza Frontiere, mentre dalla Coalition for women in journalism sappiamo che le donne detenute, al 10 gennaio, sono 83. I dati sono riemersi dopo la carcerazione in Iran e la liberazione della giornalista italiana Cecilia Sala. Inoltre, sempre secondo le notizie fornite dalla Coalition, negli ultimi 5 anni il totale dei reporter finiti in stato di detenzione ammonta a 692.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 11 gennaio 2025
Ancora una volta la buona novella giunge dalla terra dove l’antica vicenda di Caino e Abele ha conosciuto nei tempi più recenti momenti di terribilità sia nei delitti sia nelle pene. E giunge alla fine dell’anno, nel giorno di San Silvestro, il papa che secondo un’antica leggenda salvò Roma da un terribile drago che sul Palatino mangiava i cristiani. Silvestro gli serrò la gola con un filo di lana e il mostro smise di mordere. La bella notizia è che il Presidente dello Zimbabwe Emmerson Mnangagwa ha firmato la legge che elimina per sempre la pena di morte e salva i 63 prigionieri in attesa di finire nelle fauci del drago assassino. Un atto salvifico che segna anche simbolicamente la parabola felice di una vita.
di Stefano Anastasia
L’Unità, 10 gennaio 2025
La prima risposta da dare alla strage di vite e diritti nelle carceri è la riconduzione immediata della popolazione carceraria alla capacità degli istituti. L’hanno riconosciuto il presidente del Senato, il vicepresidente del Csm. Se il 2024 è stato l’annus horribilis delle morti e dei suicidi in carcere, questo è iniziato peggio. Il ragazzo che si è suicidato mercoledì sera a Regina Coeli è già il quarto in Italia, in meno di dieci giorni, senza contare un suicidio in Rems, un’altra morte in carcere per causa da accertare e l’operatore penitenziario che si è tolto la vita nel carcere di Paola.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2025
La premier Giorgia Meloni afferma in conferenza stampa, rispondendo a una sollecitazione della giornalista di Radio Popolare Anna Bredice, che per risolvere i problemi delle carceri non vanno utilizzati amnistia o indulto bensì bisogna ampliare il numero dei posti detentivi. Non bisogna, sostiene, migliorare le condizioni di vita interne “adeguando il numero dei detenuti o i reati alla capienza delle carceri”, ma piuttosto adeguando “la capienza delle carceri alle necessità”. È per questo motivo, aggiunge, che “abbiamo nominato un commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria che ha l’obiettivo di realizzare 7.000 nuovi posti in tre anni a partire dal 2025”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 10 gennaio 2025
In cella sei suicidi da inizio anno. La premier Giorgia Meloni in conferenza stampa conferma la scelta del populismo penale. Il ricorso all’amnistia o all’indulto per alleviare il sovraffollamento carcerario e l’intasamento delle aule di giustizia in attesa di auspicate riforme strutturali non sono “un modo serio di risolvere il problema”. Rispondendo alla domanda di una giornalista di Radio Popolare durante la conferenza stampa di inizio anno, la presidente Meloni mette il sigillo supremo sulla presa di posizione più volte esplicitata dal ministro di Giustizia. E lo fa mentre già nelle carceri italiane si contano dall’inizio dell’anno 5 detenuti e un operatore suicida. L’ultimo dramma si è registrato a Regina Coeli, a Roma, dove un ragazzo rumeno di 23 anni si è impiccato mercoledì notte, appena pochi giorni dopo l’arresto per rapina e altri reati contro il patrimonio. In questi primi giorni dell’anno, un sesto recluso si è tolto la vita in una Rems (le residenze per i rei affetti da disturbi mentali), e altri due sono morti per altre cause.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 10 gennaio 2025
Per Santi Consolo la liberazione anticipata allargata, proposta da Giachetti, avrebbe già contribuito a ridurre il sovraffollamento: “Dopo la sentenza Torreggiani della Cedu del 2013 quella misura fu importante”. Il quinto detenuto si è tolto la vita a Regina Coeli questa mattina, il giorno prima un altro recluso e un operatore si sono suicidati nel carcere di Paola. In conferenza stampa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito il no del suo governo ad amnistia, indulto. La ricetta del governo contro il sovraffollamento è la costruzione in tre anni di 7.000 nuovi posti detentivi, i tossicodipendenti in comunità e accordi con gli Stati per far scontare la pena agli stranieri nel proprio paese d’origine. Intanto i suicidi continuano a ritmo di quasi uno al giorno. Sull’argomento l’ex capo del Dap e attuale Garante regionale siciliano dei detenuti, Santi Consolo, ha idee chiare: “In una situazione eccezionale d’emergenza come questa bisogna assumere provvedimenti che diano qualche risultato nell’immediato. Le promesse e i programmi per i prossimi mesi o anni servono a poco”.
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