di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 9 gennaio 2025
La separazione delle carriere mina il cuore del sistema unico italiano, riducendo l’influenza di una corporazione che da decenni esercita un potere parallelo. Ma perché il corpaccione delle toghe mostra tanta paura per una riforma della giustizia? Potere e contropotere paiono incrociare le lame nella stessa giornata in cui l’Italia intera sta festeggiando la liberazione e il ritorno della giornalista Cecilia Sala. Alla Camera va avanti lesto il cronoprogramma voluto dal ministro Carlo Nordio sulla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. E intanto al Csm i membri magistrati, con la consueta ruota di scorta dei laici di sinistra, prendono a picconate la proposta di riforma, insultandola come svolta “autoritaria” e “illiberale”. Si sa che il parere con cui la stessa norma istitutiva ha investito l’organo sulle riforme non è vincolante e soprattutto rappresenta una delle tante anomalie nel sistema che regola la divisione dei poteri in Italia.
di Elisa Campisi
Avvenire, 9 gennaio 2025
Pioggia di sospensioni, da parte di tribunali e procure, del programma che avrebbe dovuto snellire le procedure. L’Associazione magistrati: inascoltato il nostro allarme. Ma il ministro minimizza. L’app che dal primo gennaio avrebbe dovuto garantire processi rapidi e telematici fa flop. Tribunali e procure di tutta Italia corrono ai ripari sospendendola. “Il bilancio del primo giorno dell’app per il processo penale telematico è disastroso. Avevamo lanciato un allarme pochi giorni fa e ora purtroppo vediamo i risultati in praticamente tutti i tribunali italiani: disagi e rinvii che pesano sempre sui cittadini”, sintetizza la vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati, Alessandra Maddalena, facendo un bilancio delle criticità riscontrate. I penalisti parlano di inefficienze di un sistema che “lungi dal semplificare il processo, lo complica allungando i tempi delle procedure”.
di Marina Corradi
Avvenire, 9 gennaio 2025
A 20 anni si possono fare errori e sciocchezze che non meritano, però, per punizione la morte. Quando un normale inseguimento diventa una caccia all’uomo. Una moto che non si ferma all’alt in zona di movida, dietro a corso Como, la notte del 24 novembre. Sembra una faccenda banale, che si risolve dopo due isolati - guida senza patente, una catenina d’oro e, quei due ventenni, un po’ troppi soldi in tasca. Invece, poco prima delle quattro del mattino, in una Milano che nelle dashcam delle gazzelle dei Carabinieri è tanto deserta quanto livida, si scatena una caccia all’uomo forsennata: otto chilometri, venti minuti, le sirene che urlano nella città che dorme. È normale inseguire chi non si ferma a un alt, ma fino a che punto lo è incalzarlo in una corsa folle, cercando di fare perdere l’equilibrio a una moto? Nelle registrazioni agli atti della Procura l’intento di chi guida è chiaro: un incrocio in via Moscova, “Vaff…non è caduto”, esclama un carabiniere su Volpe 40. Poi: “Stringi, che lo prendiamo...” e infine, 4.03 minuti, periferia sud, via Ripamonti angolo via Quaranta: “È caduto”. E un collega, via radio, in risposta: “Bene”.
di Pierpaolo Lio
Corriere della Sera, 9 gennaio 2025
Yehia Elgaml ha guardato il video dell’inseguimento: “Sono stati gli ultimi trenta secondi quelli che mi hanno fatto male. Ho sentito quelle parole dei carabinieri, quelle brutte parole”. Yehia Elgaml ha la voce sicura, mentre parla nella sua casa al Corvetto, quartiere alla periferia di Milano. E gli occhi gli si inumidiscono solo quando ricorda la prima volta in cui ha visto, nello studio del legale della famiglia del giovane Ramy, il 19enne morto all’alba del 24 novembre al termine di un inseguimento con i carabinieri lungo otto chilometri, quel video sugli ultimi minuti di vita di suo figlio (qui il comandante provinciale dei carabinieri: “Forniti anche i video realizzati con una dashcam privata, piena fiducia nella magistratura”).
di Egle Priolo
Il Messaggero, 9 gennaio 2025
Le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza come una “mancanza urgente da colmare in Umbria”. Ma anche i problemi di sovraffollamento, con i quattro carceri umbri che ospitano una “quantità di detenuti doppia rispetto alla media nazionale” e l’idea di un fondo nazionale per la sanità carceraria, considerando che in regione un detenuto su 2 è tossicodipendente o soffre di disagi mentali per cui va curato. Questi i temi affrontati nell’incontro tra la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il Garante regionale dei detenuti Giuseppe Caforio e il direttore regionale Salute e Welfare Massimo D’Angelo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 gennaio 2025
Sono già cinque le persone che si sono tolte la vita nella prima settimana del 2025, dopo il drammatico record del 2024 con 89 detenuti e 7 agenti che si sono tolti la vita. L’anno nuovo è iniziato esattamente come si era chiuso il precedente, con le carceri italiane al centro di una crisi sempre più drammatica. Dopo un 2024 che ha registrato un numero record di suicidi - 89 detenuti e 7 agenti di polizia penitenziaria - il 2025 si è aperto con cinque tragici episodi in pochi giorni: quattro detenuti e un operatore. Gli ultimi due nel carcere calabrese di Paola, dove ieri sera un detenuto di circa 40 anni, e questa mattina un impiegato delle funzioni centrali di 48 anni si sono tolti la vita impiccandosi, il primo nella sua cella, il secondo nella palestra della struttura penitenziaria.
Il Domani, 9 gennaio 2025
Sono 1.060 i detenuti dentro Regina Coeli a fronte di 566 posti disponibili, vigilati da solo 340 agenti penitenziari quando ne servirebbero almeno 709. “La situazione è da tempo ingovernabile e meriterebbe interventi celeri e concreti da parte dell’esecutivo”, ha detto De Fazio, segretario generale della Uil-Pa polizia penitenziaria. Un’altra morte in carcere. Questa volta è un detenuto 23enne di origine romene che si trovava nell’istituto penitenziario romano di Regina Coeli a togliersi la vita. Lo hanno ritrovato impiccato nella serata dell’8 gennaio nel bagno della sua cella. Si tratta del quinto detenuto morto suicida nei soli primi nove giorni dall’inizio dell’anno, a cui si somma anche quello di un operatore. “La carneficina a cui, nostro malgrado, abbiamo assistito nel 2024, anno in cui è stata raggiunta la cifra record di 89 reclusi e 7 agenti suicidatisi, continua irrefrenabile, vista anche la sostanziale inerzia del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e del governo Meloni”, dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria che pone l’attenzione sul sovraffollamento del carcere romano. Sono infatti 1.060 i detenuti dentro Regina Coeli a fronte di 566 posti disponibili, vigilati da solo 340 agenti penitenziari quando ne servirebbero almeno 709 senza tener conto del sovraffollamento.
di Cristina Degli Esposti
Il Resto del Carlino, 9 gennaio 2025
Il Garante dei detenuti: “Monitoraggi più complessi con il doppio delle presenze”. Nel mirino i trasferimenti di reclusi da fuori regione: scelta dettata dai servizi offerti. Tre suicidi nel giro di venti giorni nel carcere di Modena. L’ultimo martedì: Andrea Paltrinieri, 49enne uxoricida reo confesso, era in attesa di giudizio (le indagini non sono ancora chiuse) quando si è tolto la vita con il fornelletto a gas acquistabile dai detenuti nel circuito interno del penitenziario, lasciando orfani i due figli minori. A dicembre sono stati cinque i detenuti morti nelle carceri dell’Emilia-Romagna e, proprio nelle scorse ore, la giunta de Pascale ha stanziato oltre 18 milioni di euro per il potenziamento dell’assistenza sanitaria e psichiatrica dei detenuti.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 9 gennaio 2025
La Garante Laura De Fazio: “Le bombolette a gas? Il problema c’è, ma i fornelli elettrici costano di più. Sovraffollamento, è necessario rendere più umano l’ambiente carcerario”. Segnali pare non ne avesse ‘lanciati’. Eppure, forse schiacciato dal peso del terribile gesto commesso, si è tolto la vita inalando il gas del fornellino. Non vi sono dubbi sulla volontà suicidaria di Andrea Paltrinieri, ingegnere modenese 50enne finito in carcere un anno fa per brutalmente ucciso, soffocandola, la moglie Anna Sviridenko, mamma 40enne originaria della Bielorussia, specializzanda modello di radiologia al Policlinico e medico nucleare all’ospedale di Innsbruck. In meno di un mese e con le stesse modalità nel penitenziario modenese si sono tolti la vita tre detenuti. Sul tema interviene la dottoressa Laura De Fazio la garante cittadina di Modena per i detenuti.
napolitan.it, 9 gennaio 2025
È morto in ospedale, dopo aver combattuto per giorni con la febbre alta, mentre era recluso nel carcere di Secondigliano, Luca La Penna, 42 anni. La notizia del decesso si è rapidamente diffusa nel quartiere e amici e parenti stanno dedicando al 42enne moltissimi post sui social network. Una morte sta facendo discutere e che rilancia l’emergenza che si registra nelle carceri italiane. La Penna, l’ultima volta che era riuscito a comunicare con i parenti, si era lamentato delle scarse cure mediche ricevute, malgrado la febbre alta da svariati giorni. Poi il ricovero in ospedale, ma di lì a poco è sopraggiunto il decesso.
- Frosinone. Erano accusati della morte di un detenuto, assolti sette agenti di Polizia penitenziaria
- Ancona. Allarme a Montacuto: “Qui mancano 70 poliziotti. I detenuti sono cambiati”
- Udine. Scuola Spes, doppio incontro sulla “rinascita”. Si parte dall’esperienza del carcere
- Monza. Il teatro apre le porte del carcere. I detenuti e gli errori allo scoperto
- I reietti della “Gattabuia”: le voci, i rumori e le storie di chi vive nelle carceri










