di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 4 gennaio 2025
Il presidente ha proposto una versione del cosiddetto patriottismo costituzionale, che s’incarna nei cittadini che svolgono con dignità e onore funzioni civiche. Nell’impegno di ciascuno di noi. E ha colto l’unico senso plausibile dell’identità nazionale: un progetto politico comune, fondato su valori di libertà ed eguaglianza scritti nella Costituzione. Dovremmo tenerci stretta la sapienza politica del presidente Mattarella. Sapienza nel senso più alto del termine: capacità di guardare lontano, seguendo la logica e il senso profondo dei concetti politici. Il discorso di fine 2024 non è stato soltanto una contro-narrazione contrapposta con placida fermezza al discorso della destra. È stata una lezione illuminante sul senso di nozioni che la destra al governo brandisce senza capirle.
di Vincenzo Imperitura
Il Dubbio, 4 gennaio 2025
Secondo i dati Onu, in sei anni più di 1.500 minori hanno trovato la morte in mare cercando di raggiungere le coste europee. Per l’Unicef la situazione è in peggioramento. Maylan aveva sedici anni il giorno che si è imbarcata su un piccolo veliero monoalbero partito dalla Turchia verso le coste dell’Italia. Scappava dal Kurdistan iracheno, e su quel barchino carico all’inverosimile ci era salita assieme a sua madre e al fratellino. Maylan non è mai arrivata in Italia, vittima dell’ennesimo viaggio della speranza naufragato, nel giugno scorso, a un centinaio di miglia dalle coste calabresi. Solo 11 persone, delle oltre sessanta che si erano imbarcate su quel barchino maledetto dalla spiaggia di Bodrum, sono riuscite a raggiungere la costa, salvate da un diportista francese dopo giorni passati aggrappate alla barca semi affondata e in balia del mare.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 4 gennaio 2025
Ci sono 81mila detenuti costretti a vivere in strutture progettate per ospitarne 62mila Parigi è terzultima nell’Ue dopo Cipro e Romania. E il governo ammette la débâcle. Il sovraffollamento delle carceri francesi sta raggiungendo livelli drammatici abbattendo ogni record. Un male endemico che negli ultimi anni aveva fatto registrare qualche timida battuta di arresto ma che ora ha ricominciato a mostrarsi in tutta la sua tragicità. I dati, in questo senso, parlano chiaro. La densità carceraria (con una media del 129,5%) ha toccato il 156,8% nei centri di custodia cautelare, dove in maggior misura vengono rinchiusi i detenuti in attesa di giudizio, che si presume dunque siano innocenti fino a sentenza definitiva, insieme ai condannati a pene più brevi.
di Mariano Giustino
Il Riformista, 4 gennaio 2025
A 16 giorni dall’arresto di Cecilia Sala, si alzano le voci dei dissidenti iraniani. Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace, riferendosi all’arresto di Sala, ha definito la presa in ostaggi di cittadini stranieri come una forma di ricatto di antica tradizione della Repubblica islamica. La dissidente Nasrin Sotoudeh chiede di non far cadere il silenzio sulla orribile politica repressiva e sulla condizione degli oppositori detenuti. Sotoudeh ha detto che nella prigione di Evin il tempo “non passa mai” perché una ingiustizia di tale gravità può distruggere il controllo della persona detenuta: “Le mie compagne di reclusione e io eravamo solite sfidare le regole della prigione resistendo anche nella violazione delle regole dell’hijab. Vorrei che sapesse quanto l’ammiro - ha detto Sotoudeh, riferendosi a Cecilia Sala - perché ha avuto il coraggio di venire qui e raccontare il mondo terribile in cui sono costretti a vivere gli uomini e le donne iraniane”. Anche Masih Alinejad, giornalista e attivista per i diritti umani che guida la rivoluzione “Donna, Vita, Libertà” per la cacciata della Repubblica islamica dall’esilio forzato negli Stati Uniti, perseguitata dagli ayatollah che hanno tentato più volte di ammazzarla, è intervenuta sul caso Sala: “Il giornalismo non è un crimine, eppure la Repubblica islamica prende di mira giornalisti, attivisti e visitatori, trasformandoli in pedine nel suo sinistro gioco della diplomazia degli ostaggi. Ogni visitatore innocente trattenuto diventa una merce di scambio, aiutando il regime a proiettare un falso senso di normalità al mondo. Non bisogna rimanere in silenzio: la Repubblica islamica prospera mettendo a tacere il dissenso e trasformando le vite in armi. Per sostenere veramente il popolo iraniano, è necessario amplificate le loro voci da lontano. Occorre stare al fianco di coloro che lottano per la libertà e la giustizia e non legittimare inavvertitamente un regime che commercia nella paura e nell’oppressione. L’Iran è una trappola per gli innocenti malcapitati”.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 4 gennaio 2025
Se la liberazione di Sala è indissolubilmente legata a quella di Abedeni, la via maestra per ottenerla è una decisione tempestiva del ministro della giustizia e della premier. La revoca delle misure cautelari per chi è sottoposto a una richiesta di estradizione “è sempre disposta se il ministro della Giustizia ne fa richiesta”. In ogni caso, la decisione finale sull’estradizione spetta solo al guardasigilli. Non è un’informazione segreta e sensibile, di quelle che a pubblicarle sui giornali si rischia di rovinare manovre diplomatiche e mettere a rischio la sorte di qualcuno. È il Codice di procedura penale: materiale pubblico, facilmente reperibile.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 gennaio 2025
A Teheran le carceri sono luoghi senza regole e anche i ragazzini possono essere condannati a morte, in spregio a qualsiasi principio di diritto. “Le carceri in Iran sono luoghi senza regole e anche gli adolescenti possono essere condannati a morte, in spregio a qualsiasi convenzione internazionale. E nessun giornale può raccontare quello che accade: l’unica tv è quella di Stato, che spesso manda in onda, prima dei processi, le false confessioni estorte ai prigionieri con la tortura”. A raccontarlo al Dubbio, cinque anni fa, era Reza Khandan, attivista e marito di Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana per i diritti umani. Due nomi che in Iran significano lotta e che dal carcere di Evin, quel buco nero senza regole né diritti dove ora si trova sequestrata Cecilia Sala, ci sono passati diverse volte. Khandan, oggi, si trova di nuovo lì dentro, “colpevole”, per l’Iran, di aver fatto propaganda contro il velo. Con alcune spillette che gli sono costate una condanna a sei anni contraria ad ogni logica e ad ogni diritto. Ma è così che funziona l’Iran, dove le detenzioni arbitrarie, le torture e gli abusi sono parte integrante della storia. E di un luogo, Evin, che rappresenta il peggio del peggio. La struttura si estende su 43 ettari ai piedi delle montagne a nord di Teheran.
ansa.it, 4 gennaio 2025
La giunta golpista che nel 2021 rovesciò il governo civile affronta la ribellione armata di gruppi etnici e politici. Nelle sue carceri anche la premio Nobel Aung San Suu Kyi. Il governo militare del Myanmar - l’ex Birmania - ha annunciato il rilascio di 5.864 prigionieri, tra i quali 180 stranieri. Si tratta di una amnistia decisa in occasione del giorno dell’Indipendenza: ma anche del tentativo di alleviare le pressioni interne e internazionali contro il governo golpista, che da tempo tenta a fatica di contenere la ribellione anche armata di numerose minoranze etniche e politiche.
di Glauco Giostra
Avvenire, 3 gennaio 2025
Viene da chiedersi cosa altro debba succedere perché questo Paese e chi lo guida prendano atto che lo stato delle nostre carceri costituisce una colpa politica non meno grave di molte delle colpe individuali che vi si espiano. Dopo che, negli ultimi dieci anni, la Corte europea dei diritti dell’uomo, la Corte costituzionale, il Presidente Napolitano e l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso di insediamento e nuovamente nel recente messaggio di fine anno, hanno giudicato la nostra situazione carceraria, soprattutto a causa del sovraffollamento, giuridicamente e umanamente indegna di un Paese civile, per la prima volta nella storia il Papa ha voluto aprire una porta del Giubileo nella “basilica” penitenziaria per cercare di restituire a chi vi è ristretto “la parola che il dito di Dio scrisse sulla fronte di ogni uomo: speranza!” (Victor Hugo).
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 3 gennaio 2025
Sergio Mattarella non si è tirato indietro nel messaggio di Capodanno, neppure sul carcere. Dopo la parola forte, “indulto”, di Papa Francesco che ha aperto la Porta Santa a Rebibbia e dopo che il ministro Carlo Nordio ha lanciato il suo programma di umanizzazione della pena, è toccato al presidente della Repubblica prendere la parola. Tre voci autorevoli, fondamentali. La situazione è dunque eccellente e ricca di speranze per il prossimo futuro? Eh no, perché il 2024 si è chiuso con numeri cupi e tragici. Non solo perché 89 sono stati i suicidi tra i detenuti e 6 tra gli agenti di polizia penitenziaria, ma anche perché 243 persone in Italia sono morte da prigioniere. Morte naturale, si dice, ammesso che ci sia qualcosa di naturale nel lasciare la vita in una cella, chiusi tra mura invalicabili. Persone che tra quelle mura scontavano la pena.
di Alessandro Barbano
Il Dubbio, 3 gennaio 2025
Che cos’è, in concreto, che scatena il nostro sdegno e la nostra angoscia rispetto alla detenzione di Cecilia Sala? Di primo acchito direi l’arbitrarietà unita all’indecenza. Se trepidiamo immedesimandoci nel destino di questa nostra brava collega, è perché non concepiamo una privazione della libertà che non sia connessa a una responsabilità penale accertata da una condanna, e che comporti un trattamento inumano, cioè lesivo di quel rispetto della dignità altrui che va riconosciuto a qualunque persona, a prescindere dalla sua colpa.
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