di Ilaria Beretta
Avvenire, 21 dicembre 2024
Giovanna Canzi per 4 anni ha insegnato nella casa circondariale di Monza. Ora la sua esperienza è diventata un libro. Il segretario scolastico chiama la docente designata per la supplenza di italiano nell’istituto del carcere di Monza con la voce imbarazzata di chi prova quasi a scusarsi di un’assegnazione così complessa. Invece, dall’altra parte del telefono, Giovanni Canzi risponde sì senza fare una piega. E anzi - anche se il segretario non lo sa - la sua interlocutrice sta facendo i salti di gioia.
di Sabino Cassese
Corriere della Sera, 21 dicembre 2024
Più il litigio prende il posto del conflitto, più si bisticcia per attirare l’attenzione (i titoli preferiti da alcuni media evocano la bufera, lo scontro e il duello), più si può fare a meno di proposte politiche e di programmi. Tra gli stranieri che conoscono l’Italia è diffusa l’idea che gli abitanti della penisola abbiano un’immagine distorta del loro Paese e che, quindi, la politica italiana sia una politica dell’irrealtà. Questo difetto ottico si declina in due modi: il primo riguarda la percezione collettiva della situazione italiana, il secondo attiene al modo sbagliato in cui opposizione e maggioranza interagiscono.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 21 dicembre 2024
Il processo che conta, sul trucismo, è quello politico. La sentenza del tribunale di Palermo è una concessione alla Realpolitik e può creare un precedente pericoloso. Il processo che conta è politico. Così Meloni ha condannato il salvinismo all’irrilevanza sull’immigrazione. Salvini assolto, il salvinismo no. La sentenza di un tribunale conta, naturalmente, e Salvini ha ottime ragioni per esultare per le quattro parole consegnate ieri dal Tribunale di Palermo sul caso Open Arms: il fatto non sussiste. Si potrebbe dire che quella del Tribunale di Palermo sia stata una sentenza dal sapore politico, per così dire, perché ad aver confessato di aver violato il diritto del mare, cinque anni fa, sul caso Open Arms, fu lo stesso ex ministro dell’Interno e la sentenza del tribunale, da questo punto di vista, è una concessione alla Realpolitik e può creare un precedente pericoloso: se un ministro decide di mettere la propaganda politica su un piedistallo più alto del rispetto del diritto internazionale quel ministro è legittimato a farlo. La sentenza del tribunale di Palermo è importante e va rispettata, come si dice in questi casi, anche se con qualche dubbio, e se a Salvini fosse stata data una piccola pena pari a mille ore da dedicare allo studio dei trattati internazionali e altre mille ore da dedicare a girare per il Mediterraneo con una ong non sarebbe stato uno scandalo.
di Danilo Paolini
Avvenire, 21 dicembre 2024
Il verdetto nel processo Open Arms stabilisce che il ministro non ha commesso sequestro di persona: il fatto non sussiste. Tuttavia i fatti esistono e raccontano che ci fu affronto all’umanità. Chi non ha mai sentito l’espressione “sembra un porto di mare”, per indicare un luogo dove c’è un continuo viavai? Si dice così proprio perché il porto è un luogo aperto per definizione, crocevia di storie e di culture diverse, mescolanza di varia umanità. I porti non si possono chiudere, come cercò di fare Matteo Salvini, perché la garanzia di un approdo sulla terra ferma è qualcosa che ha che fare con il diritto umanitario universalmente riconosciuto, con l’incolumità e la sicurezza di vite. È una norma che non c’è neanche bisogno di scrivere, perché è incisa da sempre nelle coscienze di chi va per mare. Ed è auspicabile che lo sia in tutte le coscienze. Lo abbiamo scritto così tante volte che ai nostri lettori più affezionati sarà venuto a noia, ma non bisogna mai stancarsi di contrastare una narrazione tossica dei fatti.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 21 dicembre 2024
La Cassazione ha smentito quanti, nel governo, ripetono da settimane che i giudici non possono sindacare la definizione dell’elenco dei paesi sicuri operata dall’esecutivo. La Suprema corte ha stabilito che il controllo giurisdizionale può riguardare la legittimità delle valutazioni operate al riguardo nella sede governativa. La pronuncia della corte di Cassazione che ha deciso sulla questione pregiudiziale in tema di paesi sicuri, sollevata dal tribunale di Roma, segna un primo punto a favore dei giudici, smentendo chi nel governo va ripetendo da settimane che il potere giudiziario non può sindacare le scelte del potere esecutivo. La sentenza si riferisce all’elenco di tali paesi contenuto nel decreto interministeriale del 7 maggio, sostituito da un decreto legge di ottobre, con cui il governo ha voluto trasfondere la lista dei paesi sicuri in una norma primaria. Ma il principio affermato dai giudici non cambia.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 21 dicembre 2024
Sono oltre 270mila gli stranieri mandati via nel 2024: è il record del decennio Neanche le “deportazioni” del primo Trump avevano raggiunto questi numeri. Il presidente eletto Donald Trump, che si insedia alla Casa Bianca ufficialmente nel prossimo gennaio, ha promesso durante la campagna elettorale di procedere con delle espulsioni di massa di immigrati. Una vera e propria deportazione che costituirebbe una pietra miliare della sua amministrazione entrante. Trump ha attaccato violentemente Biden sul tema facendo finta di non conoscere i dati dell’Immigration and Customs Enforcement.
di Marco Perduca
L’Unità, 21 dicembre 2024
Negli ultimi anni una delle maggiori fonti di finanziamento del regime siriano è stata la produzione ed esportazione del captagon, una droga sintetica ampiamente utilizzata anche da parte dei jihadisti, che ha arricchito le casse di Assad grazie alle esportazioni verso sud. Captagon è il marchio registrato d’un medicinale psicoattivo prodotto negli anni 60 dalla tedesca Degussa Pharma Gruppe che veniva prescritto per il disturbo da deficit di attenzione, la narcolessia e come stimolante del sistema nervoso centrale. Le compresse contengono fenetillina, una sintesi della fenetilamine a cui appartiene anche l’amfetamina.
di Beatrice Guarrera
L’Osservatore Romano, 21 dicembre 2024
Dal giorno della caduta del governo di Bashar al-Assad non è rimasto più nessuno chiuso tra i suoi potenti cancelli, eppure il suo nome continua a far paura nei racconti dei sopravvissuti: il carcere di Sednaya, a 27 chilometri a nord di Damasco, è stato un simbolo di repressione degli oppositori politici di Assad. Le testimonianze delle violazioni dei diritti umani che lì sono state compiute si rincorrono una dopo l’altra, su ogni mezzo di comunicazione, da quando i miliziani delle forze di opposizione sono entrati nella prigione e decretato il liberi-tutti. È tempo di parlare, di denunciare, per molti prigionieri.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 dicembre 2024
Con l’ennesimo suicidio in carcere avvenuto tre giorni fa a Viterbo, il tema delle discrepanze nei dati relativi ai detenuti che si sono tolti la vita torna prepotentemente al centro del dibattito tra gli addetti ai lavori. Il garante della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, ha fatto il punto sulla tragica situazione, evidenziando le significative differenze tra le cifre raccolte dall’osservatorio “Morire di Carcere” curato da Ristretti Orizzonti, quelle fornite dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e i dati pubblicati periodicamente, a partire da giugno di quest’anno, dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. A tutto ciò si aggiunge anche un’importante analisi e riflessione che solleva interrogativi sulla gestione e comunicazione dei dati presentati al Consiglio d’Europa.
di Angela Stella
L’Unità, 20 dicembre 2024
“Come si può garantire la salubrità degli ambienti con un sovraffollamento medio nazionale del 134% con punte che vanno oltre il 200%?”, sulla sanità penitenziaria Rita Bernardini ha ingaggiato una vera e propria battaglia. Nessuno tocchi Caino, di cui è presidente, ha avviato insieme all’Unione camere penali un massiccio accesso alle relazioni che le Asl sono tenute a fare due volte l’anno a seguito di visite ispettive nelle carceri. Ma in alcuni istituti, denuncia, “si è persa memoria dell’ultima visita”. E sul sovraffollamento accusa il governo: “è tornato a regnare il negazionismo”. Numero spaventoso di suicidi in carcere, negazionismo del Governo sul sovraffollamento, inadempienze delle Asl, cimici nei letti dei detenuti e ambienti ammuffiti: questi i nostri istituti di pena. Ne parliamo con Rita Bernardini, Presidente di Nessuno Tocchi Caino.
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