di Maurizio Gazzoni
dolcevitaonline.it, 1 dicembre 2024
Poco prima che venissi rilasciato dalla Casa Circondariale di Bergamo era entrato in funzione, all’interno della medesima un forno per il pane la cui produzione era gestita dai reclusi, previo un corso di formazione organizzato ad hoc. Uno o due giorni la settimana veniva distribuito a tutti i detenuti, in quantità ridotta, il pane prodotto dal forno in questione; ed a volte persino qualche pizzetta “sperimentale”. Recentemente ho saputo di analoghe iniziative rivolte alla produzione di ortaggi con il sistema della coltivazione biologica all’interno di Istituti ove spazi disponibili sono stati attrezzati allo scopo. Non voglio ripetermi soffermandomi sulla bassa qualità del vitto che viene somministrato all’interno delle Carceri, e nemmeno sulle responsabilità rispetto a tali pessime condizioni, che credo andrebbero ricercate più che altro a monte del carrello che ogni sera passa in sezione per distribuire “la sbobba”.
leccotoday.it, 1 dicembre 2024
La Casa circondariale di Pescarenico e la Nippon food academy hanno promosso un’attività inclusiva rivolta ai detenuti: “Opportunità di formazione e riabilitazione”. Lezioni di sushi in carcere. La casa circondariale di Lecco ha inaugurato un innovativo progetto formativo dedicato alla cucina giapponese, un’iniziativa di solidarietà che coniuga apprendimento culinario, integrazione e opportunità di crescita personale per i detenuti. Il corso “Tecniche di cucina giapponese” si è tenuto il 28 e il 29 novembre ed è stato condotto dai docenti Paolo Tucci e Takashi Kido, rispettivamente gastronomo e chef della Nippon Food Academy, nonché Jun Jie Sun, che ha sponsorizzato l’iniziativa.
Il Resto del Carlino, 1 dicembre 2024
Un progetto di solidarietà a Fermo: la cittadinanza invitata a donare addobbi natalizi per rendere più accogliente la casa di reclusione durante le festività. Iniziativa per favorire il reinserimento sociale dei detenuti. Un addobbo di Natale è un momento di vicinanza, è un attimo di festa e di condivisione anche dove c’è solitudine e attesa. Per questo la casa di reclusione di Fermo, in collaborazione con il comune, ha pensato ad un progetto che possa portare un po’ di calore alle persone recluse, nel tempo più difficile, quello del Natale. “Come è noto, spiega il direttore della casa di reclusione Serena Stoico, il periodo delle festività natalizie è particolarmente difficile per quanti si trovano in stato di privazione della libertà personale, lontani dai propri affetti e dalle proprie famiglie.
di Mauro Serra
L’Unione Sarda, 1 dicembre 2024
Chitarre, tastiere, violini, trombe, sax, flauti, e anche amplificatori e cavi per l’utilizzo degli strumenti. Nell’ambito del progetto “Tutto il mondo è musica”, il Rotary Club di Sanluri Medio Campidano, le Cooperative Alfa beta e Virginia hanno donato alla colonia penale Is Arenas, nel comune di Arbus, 33 strumenti, tra cui chitarre, tastiere, violini, trombe, sax, flauti, e anche amplificatori, cavi e per l’utilizzo degli strumenti. La donazione è stata fatta dopo aver svolto e sentito le esigenze delle persone all’interno della struttura penitenziaria.
di Emilio Carelli
L’Espresso, 1 dicembre 2024
Dalla famiglia alla scuola siamo incapaci di comprendere dov’è il virus che distrugge ogni valore. “Adolescenti a mano armata” è il titolo di copertina che vi proponiamo questa settimana con l’intento di analizzare e comprendere il fenomeno sempre più diffuso della violenza fra i giovani minori, che in questi mesi ha provocato tante vittime innocenti, ragazzi uccisi il più delle volte per futili motivi, un insulto, un’occhiata di troppo, una scarpa pestata. Una escalation che riguarda non solo le periferie degradate delle grandi città, ma tutto il Paese. Un crescendo di episodi, confermato dai numeri, che non si manifesta soltanto là dove l’aumento della povertà, le difficoltà economiche e la crescita delle disuguaglianze sociali hanno alimentato un clima di rivolta, anche violenta, nei confronti delle istituzioni e della società. Sono molti, infatti, gli episodi di violenza i cui protagonisti sono cresciuti in famiglie senza particolari problemi economici, bravi ragazzi, anche studiosi, che in diversi casi non hanno mai mostrato segnali di disagio.
di Floriana Bulfon
L’Espresso, 1 dicembre 2024
Girano con il coltello in tasca, o anche con la pistola. Per sentirsi grandi o esorcizzare i propri demoni. Viaggio in un malessere che dilaga. Contro il quale l’unica risposta è la repressione. Fallimentare. Parole come coltelli. Bastano un battibecco social o una lite ai tavoli di un pub per tirare fuori le lame. Si muore o si viene feriti per quelli che il Codice penale definisce “futili motivi” ma che esprimono un male profondo perché i protagonisti sono giovanissimi, parecchi sotto i diciott’anni e già a mano armata. Tantissimi quelli che vanno in giro con un coltello in tasca, di ogni ceto sociale e in qualsiasi città, dal Nord del benessere alle periferie estreme del Sud. Alcuni passano alla pistola prima di compiere la maggiore età e non la usano per rapinare ma tirano il grilletto per punire un’occhiata di troppo o una pedata sulle scarpe griffate. Dicono tutti di essere assassini inconsapevoli, perché non si sono resi conto di uccidere: una generazione incosciente dove lame e persino revolver stanno diventando la normalità.
di Francesca Del Vecchio
La Stampa, 1 dicembre 2024
È una marcia silenziosa quella che sfila in via Mompiani a Milano, quartiere Corvetto. Si ferma sotto al civico 6, dove vive la famiglia di Rami Elgaml, il 19 enne morto in scooter durante un inseguimento con i carabinieri nella notte tra sabato e domenica scorsi. I genitori del ragazzo hanno scelto di non partecipare alla fiaccolata organizzata dagli amici e condivisa anche dai collettivi di alcuni centri sociali e dai Giovani Palestinesi di Milano. Nonostante la freddissima serata milanese, le persone presenti erano circa 600. Tra loro anche la fidanzata di Ramy che si è inginocchiata, piangendo, davanti al luogo dove il 19enne domenica scorsa ha perso la vita. E dove i partecipanti al corteo hanno intonato in coro: “Giustizia, giustizia!”.
di Silvia Truzzi
Il Fatto Quotidiano, 1 dicembre 2024
L’effetto banlieue di Fontana (non Lucio), le infiltrazioni degli “specialisti della rivolta” di area anarchica, le “seconde generazioni emergenza nazionale” (e chi se non il ministro dei Trasporti che si occupa di tutto tranne che di trasporti?). Ramy aveva 19 anni, è morto domenica al Policlinico di Milano dopo un incidente avvenuto durante un inseguimento notturno: era sul sedile posteriore di uno scooter, ha perso il casco, la moto è scivolata e lui ha urtato violentemente la testa contro il marciapiede. I suoi amici non credono alla ricostruzione degli inquirenti: Ramy non è morto per la caduta dallo scooter, ma perché investito dalla pattuglia dei carabinieri che per otto chilometri lo ha inseguito. I ragazzi sono arrabbiati e il giorno dopo mettono a ferro e fuoco il quartiere: un autobus vandalizzato, cassonetti rovesciati, dieci roghi appiccati per le strade di Corvetto, “il più grande progetto di edilizia popolare costruito negli anni Venti del Novecento quando dare una casa a tutti era un imperativo morale”, come ha ricordato Gianni Biondillo, scrittore e architetto, su Repubblica. Per i ragazzi incazzati che Salvini definisce “emergenza nazionale”, la guerriglia urbana è un’espressione di cordoglio, dicono “sono le nostre condoglianze”. Tra l’altro mica tutti sono seconde generazioni; come ha spiegato Yehia Elgaml - il papà di Ramy, che ieri si è dissociato dalle violenze esprimendo la massima fiducia nella magistratura - Ramy si sentiva più italiano che egiziano.
di Daniele Erler
Il Domani, 1 dicembre 2024
A pochi giorni dall’apertura dei mercatini, sono stati distrutti alcuni degli accampamenti dove si rifugiavano senzatetto e migranti. Intanto però le temperature scendono sotto allo zero e non ci sono abbastanza posti per accogliere tutti quelli che avrebbero bisogno di un letto. Nel giro di pochi giorni ci sono state quattro retate della polizia per sgomberare le tende che erano accampate a Bolzano, in varie zone della città: è successo a pochi giorni da una trasmissione di Rete4 che descriveva il degrado. In realtà, come ha specificato anche il sindaco Renzo Caramaschi - esponente del centrosinistra - le retate erano già state previste da almeno una settimana prima della curiosità mediatica nazionale.
di Marina Piccone
L’Osservatore Romano, 1 dicembre 2024
I risultati delle ispezioni della Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili. “Vi diamo il benvenuto!”; “Siamo lieti di potervi assistere e sostenere durante il vostro soggiorno presso i nostri Centri”; “Infopoint h24”; “Programmazione di attività per il tempo libero e di laboratori occupazionali”: sono i cartelli che accolgono gli “ospiti” in quello che sembra essere un villaggio vacanze. E, invece, ci troviamo all’ingresso del Centro Permanenza Rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria, a Roma, dove la scritta “Vi auguriamo un piacevole soggiorno” suona come la beffa finale. Perché di piacevole, nel Cpr, non c’è proprio niente.
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